Si chiude dopo nemmeno sedici mesi l'esperienza di Pierpaolo Piccioli alla direzione creativa di Balenciaga. L'annuncio è arrivato giovedì 5 novembre da Kering, il gruppo francese proprietario della maison. Secondo la nota pubblicata sul sito del gruppo, l'uscita ha effetto immediato. Lo stilista romano non ha diffuso comunicati ufficiali. Ha scelto invece Instagram, dove ha pubblicato una lunga riflessione sulla couture chiusa da una frase di Pier Paolo Pasolini.

Era un esito atteso. Di una possibile separazione si parlava dalla fine di settembre: già allora diverse fonti del settore davano per probabile l'uscita del designer dopo la sfilata primavera/estate 2027, in calendario a Parigi il 1° ottobre. Come sempre in questi casi, dalle prime voci all'ufficialità sono passate alcune settimane.

Le parole di Kering e Balenciaga

I vertici hanno scelto toni rispettosi. «Pierpaolo è uno stilista eccezionale e un talento creativo per il quale nutriamo il massimo rispetto», ha dichiarato Luca de Meo, amministratore delegato di Kering. «La nostra ambizione è quella di far tesoro dello spirito d'avanguardia di Balenciaga, onorarne lo straordinario patrimonio e continuare a spingere i confini della creatività, consolidando ulteriormente la maison come una voce potente e rilevante».

Anche il presidente e amministratore delegato di Balenciaga, Gianfranco Gianangeli, ha ringraziato lo stilista: «Grazie alla sua visione, ha riaffermato le origini couture della maison, apportando il suo approccio ponderato all'artigianato, alla costruzione e alla creatività». Una motivazione ufficiale, però, non c'è. Né la maison né il gruppo hanno spiegato le ragioni del cambio.

Il messaggio di Piccioli e la citazione di Pasolini

Il congedo dello stilista è più eloquente dei comunicati ufficiali. Nel suo post su Instagram Piccioli descrive la couture come «un territorio inesplorato, un ecosistema delicato in cui la cura e il legame umano sono tutto». Poi aggiunge una frase che molti hanno letto come una presa di posizione: «Abbiamo creduto in un sogno. Era un sogno bellissimo, da condividere e in cui credere». Insiste sull'identità: «La nostra identità e i nostri valori sono le uniche cose che possediamo realmente. Restare fedeli a quell'identità e a quei valori è l'unico modo per affrontare ciò che ci attende con grazia».

Infine Pasolini: «C'è una frase di Pasolini che porto sempre con me: “Ti insegneranno a non splendere. E tu splendi, invece”». Ringrazia chi ha lavorato con lui «senza mappe e senza compromessi» e firma semplicemente «Pp». Il messaggio non contiene polemiche esplicite, ma la delusione di un couturier messo davanti alle logiche del mercato si legge chiaramente.

I motivi dell'addio: vendite, menswear e Gen Z

Le ragioni vere dell'uscita di Piccioli da Balenciaga, secondo le indiscrezioni, sono soprattutto commerciali. Fonti del settore riferiscono che la linea couture di Piccioli non avrebbe prodotto le vendite attese da de Meo e che durante il suo mandato i ricavi del menswear di Balenciaga sarebbero calati in modo netto. Kering non ha confermato queste ricostruzioni.

Il nodo centrale è la moda uomo. Nell'era Demna il menswear era una delle principali fonti di ricavo della maison, e non è il terreno naturale di Piccioli. Secondo la stampa italiana, de Meo si sarebbe lamentato in una call con gli azionisti dei risultati deludenti della linea maschile, che con lo streetwear di Demna andava molto meglio.

C'è poi una questione strategica. Il sito statunitense Puck, che per primo ha dato la notizia, sostiene che il mandato di de Meo sia trasformare Balenciaga nella porta d'ingresso della Gen Z nell'universo Kering. Lo stesso sito riferisce che alcuni dirigenti del gruppo temevano questo esito sin dalla nomina e avevano persino valutato di dividere la direzione creativa. Non è mancato neppure il prodotto di successo: lo studio degli archivi, con la rilettura di capisaldi come il celebre Sack Dress, non aveva ancora generato un must have di forte impatto commerciale.

Sedici mesi e quattro collezioni

Piccioli era arrivato a Parigi con un compito ambizioso. Aveva assunto la direzione creativa il 10 luglio 2025, dopo 25 anni trascorsi da Valentino, al posto di Demna, passato a Gucci. In questo periodo ha presentato tre collezioni prêt-à-porter e una prima collezione haute couture.

La sua cifra era riconoscibile. Rispetto all'estetica cupa, ironica e quasi post-punk di Demna, ha riportato la maison verso l'eleganza e la femminilità di Cristóbal Balenciaga, sostituendo gran parte del nero oversize con colori accesi, ruches, seta e taffetà. Il debutto couture di luglio rileggeva riferimenti d'archivio come il sack dress e il chou wrap attraverso il suo uso del colore. Ha seguito anche progetti molto discussi, come la campagna «A New York Minute» diretta da Celine Song con Sarah Pidgeon e le collaborazioni con Sam Levinson e Manolo Blahnik.

L'ultima sfilata, a inizio ottobre, è stata letta come un congedo. La collezione univa tecniche d'alta moda e capi quotidiani, come il denim modellato a clessidra e i bomber in taffetà. Secondo i bene informati, dopo lo show lo stilista non sarebbe più tornato negli uffici parigini della maison.

Kering e la stagione dei tagli

L'uscita di Piccioli fa parte di un riassetto più ampio. Arriva poche settimane dopo quelle di Anthony Vaccarello da Saint Laurent, il secondo marchio del gruppo, e di Seán McGirr da Alexander McQueen. Sono tre direttori creativi usciti in meno di un mese.

Il contesto economico pesa. De Meo ha avviato misure di contenimento dei costi a inizio anno, ma le conseguenze economiche della guerra in Iran e il rallentamento dei consumi in Cina hanno finora oscurato ogni segnale di ripresa. Nel terzo trimestre, con i dati diffusi a fine ottobre, i ricavi di Kering sono scesi dell'1% a parità di perimetro, con Gucci ancora in difficoltà.

Gli ultimi anni di Balenciaga: dal boom di Demna alla crisi

Per capire l'urgenza di Kering bisogna guardare indietro. Sotto Demna, Balenciaga è diventata un fenomeno culturale amato dalle Kardashian e dalle celebrità più attente alla moda. Ma ci sono stati anche scivoloni: tra la fine del 2022 e buona parte del 2023 la maison è finita al centro di una crisi per alcune immagini pubblicitarie accusate di tollerare lo sfruttamento dei minori.

I numeri degli ultimi anni raccontano una frenata. Kering non pubblica i dati del singolo marchio, che rientra nel segmento «altre maison». Nel 2025 questo segmento ha fatturato 2,9 miliardi di euro, in calo del 10%, con una perdita operativa ricorrente di 112 milioni contro i 9 milioni del 2024. Il gruppo ha attribuito il calo in parte proprio a Balenciaga e McQueen. Stime di stampa non confermate da Kering vanno oltre: secondo la testata Glitz, nel 2025 Balenciaga avrebbe perso 164 milioni di euro e il fatturato sarebbe sceso da 1,6 miliardi a 850 milioni. Il 2026 ha mostrato qualche segnale positivo: nel primo trimestre Kering ha indicato un graduale miglioramento di Balenciaga, trainato dalla domanda di borse come City e Rodeo.

Martine Rose prima donna alla guida della maison

Il nome che circolava da settimane è ora ufficiale. Questa mattina Kering ha annunciato che Martine Rose sarà la nuova direttrice creativa di Balenciaga. È la prima donna a guidarne la direzione creativa in quasi 110 anni di storia. La designer vive a Parigi e prenderà servizio il 16 novembre 2026.

Rose conosce bene la maison. Dal 2015 al 2018 è stata consulente per la moda uomo sotto la direzione di Demna, poi è tornata a dedicarsi a tempo pieno al marchio che porta il suo nome, fondato nel 2007. Il suo linguaggio si basa su sottoculture, musica e codici sartoriali, ed è legato alla scena creativa londinese e alle sue origini britannico-giamaicane.

«È un vero privilegio essere nominata direttrice creativa di Balenciaga», ha dichiarato la stilista. De Meo ha parlato di una visione fresca, audace e profondamente contemporanea. La scelta conferma la direzione presa dal gruppo: un ritorno alla street culture al posto della couture tanto cara a Piccioli.

Dove andrà Piccioli?

Per ora non si sa. Il futuro del designer resta un punto interrogativo. Nel suo messaggio lo stilista si limita a dire che «ogni capitolo esiste per lasciare il posto a quello successivo». Qualche osservatore internazionale nota che al momento Saint Laurent, McQueen e Calvin Klein, oltre a Balenciaga, sono senza direttore creativo. Per la successione da Saint Laurent, tra l'altro, la stampa indica altri nomi.

Una cosa è chiara: a 59 anni, con un premio come designer dell'anno ai Fashion Awards e venticinque anni da Valentino alle spalle, Piccioli resta uno dei couturier più stimati in circolazione. La domanda è se il sistema moda di oggi, che chiede risultati in pochi mesi, abbia ancora spazio per il «sogno» di cui parla. O se, come suggerisce Pasolini, Piccioli dovrà splendere altrove.