Gli albergatori vogliono essere pagati per riscuotere la tassa di soggiorno. Confindustria Alberghi chiede alla prossima legge di bilancio un aggio, cioè un compenso per chi riscuote, e il rimborso delle commissioni sui pagamenti con il Pos. Intanto il gettito cresce. Secondo l’Osservatorio JFC supererà gli 1,3 miliardi di euro nel 2026. Nel 2025 era di 1,15 miliardi.

Per un nostro calcolo sulle cifre dell’Osservatorio, la crescita da un anno all’altro supera il 13%.

Tassa di soggiorno, cosa chiedono gli albergatori

La nota è stata diffusa a Roma il 4 novembre. Per l’associazione il modello attuale è fermo a quindici anni fa. E scarica tutti i costi di gestione sugli hotel, per un tributo che vale ormai più di un miliardo.

«Se il turismo è riconosciuto come asset strategico per l’economia nazionale, occorrono scelte coerenti nella legge di bilancio», sottolinea la presidente di Confindustria Alberghi, Elisabetta Fabri. «Da oltre un decennio, gli albergatori agiscono di fatto come esattori per conto dei Comuni. Sono chiamati a raccogliere, registrare, versare, controllare, rendicontare e conservare una mole crescente di documentazione, assumendosi responsabilità amministrative rilevanti e sostenendo costi operativi sempre maggiori. Per questo chiediamo che la prossima legge di bilancio riconosca finalmente un aggio per l’attività di riscossione svolta dalle strutture ricettive e preveda il rimborso dei costi sostenuti per le commissioni di pagamento che avvengono attraverso i Pos».

Il no all’imposta legata al prezzo della camera

C’è poi il modo di calcolare l’imposta. L’associazione ribadisce il suo no a un’ipotesi: legare la tassa al prezzo effettivo della camera. Secondo Confindustria Alberghi, così si colpirebbero soprattutto gli hotel a quattro e cinque stelle. E cambierebbe la percezione dei prezzi nel suo insieme. Ne risentirebbe, sostiene l’associazione, la competitività dell’Italia rispetto a Francia, Spagna e Grecia.

Dove devono finire gli incassi della tassa di soggiorno

Il terzo punto riguarda l’uso del gettito. L’associazione chiede che gli incassi abbiano una destinazione vincolata. E che ogni Comune renda conto di come li spende.

«I proventi del turismo non possono trasformarsi in una copertura generalizzata per squilibri di bilancio o per capitoli di spesa estranei al settore, quali le politiche abitative, che richiedono canali di finanziamento propri», afferma Fabri. «I proventi devono restare vincolati in modo rigoroso a decoro urbano, sicurezza, infrastrutture e promozione territoriale, accompagnati da un obbligo nazionale di trasparenza e rendicontazione analitica per ogni singolo Comune. È indispensabile un tavolo immediato tra Governo e ANCI per definire un quadro regolatorio certo, moderno ed equilibrato».

Le richieste dell’associazione, in sintesi:

  • aggio per gli albergatori che riscuotono l’imposta per conto dei Comuni;
  • rimborso delle commissioni Pos sui pagamenti della tassa;
  • no all’imposta proporzionale al prezzo della camera;
  • vincolo di destinazione dei proventi a decoro urbano, sicurezza, infrastrutture e promozione territoriale;
  • rendicontazione obbligatoria per ogni Comune;
  • tavolo tra Governo e Anci per una nuova cornice normativa.