Bollette, carburanti, cibo: i rincari toccano ormai ogni voce della vita quotidiana, e gli italiani rispondono tagliando le spese. Secondo una nuova indagine di Confesercenti realizzata con Ipsos, «oltre nove persone su dieci hanno ridotto i consumi o adottato strategie di risparmio per fronteggiare i rincari». I dati Istat sulle vendite al dettaglio di settembre confermano il quadro: davanti a prezzi più alti, molte famiglie hanno scelto di comprare meno, anche al supermercato.

Il contesto spiega il fenomeno. Secondo la stima preliminare Istat, a ottobre l'inflazione è salita al 5,4% su base annua dal 4,2% di settembre, tornando ai livelli di agosto 2023. A spingerla sono soprattutto i beni energetici, cresciuti del 31,4% in un anno per effetto della situazione geopolitica internazionale. Nello stesso periodo l'economia si è fermata: nel terzo trimestre il Pil è rimasto invariato rispetto ai tre mesi precedenti, con una crescita dello 0,8% su base annua.

Il sondaggio Confesercenti-Ipsos

L'indagine è stata condotta su un campione di 800 persone tra i 18 e i 65 anni. Secondo Confesercenti, i risultati «confermano e purtroppo rafforzano i segnali di difficoltà emersi dai dati su inflazione e Pil pubblicati dall'Istat». Sempre più italiani cambiano abitudini, tra «economie quotidiane e acquisti rinviati».

C'è anche una stima economica. Gli italiani, rileva l'associazione, hanno ridotto i consumi per fronteggiare i rincari «di alimentari, energia e carburanti, e intendono continuare a farlo». Il rischio è che questa tendenza si traduca in 1,4 miliardi di euro di consumi in meno nel trimestre in corso.

Spendere di più per comprare meno: i dati Istat

Le statistiche ufficiali raccontano la stessa storia. Rispetto a settembre 2025 le vendite al dettaglio sono cresciute dell'1,6% in valore ma calate dello 0,1% in volume. L'andamento riguarda sia gli alimentari (+1,7% in valore, -0,1% in volume) sia i non alimentari (+1,5% e -0,2%). La differenza tra i due dati è il punto chiave: il valore misura quanto si spende, il volume quanto si compra al netto dei prezzi.

Il confronto con agosto è ancora più eloquente per il cibo: le vendite alimentari restano ferme in valore e scendono dello 0,3% in volume, mentre quelle non alimentari crescono sia in valore sia in volume (+0,3% e +0,1%). Il bilancio del trimestre è più debole: tra luglio e settembre le vendite al dettaglio sono calate dello 0,3% in valore e dello 0,5% in volume rispetto ai tre mesi precedenti.

A soffrire di più sono i piccoli negozi: a settembre le imprese su piccole superfici segnano +0,7% in valore e -1,2% in volume, mentre la grande distribuzione cresce dell'1,5% in valore ma resta ferma in volume. Cresce invece il commercio online, con vendite in aumento dell'8,5% in valore e del 7,1% in volume.

Le spese più a rischio: ristorazione, bar e vacanze

Oltre agli alimentari, il sondaggio mostra dove gli italiani pensano di tagliare nei prossimi mesi. «A finire più frequentemente sotto la forbice sono ristorazione, bar e vacanze»:

  • il 53% prevede di risparmiare su pranzi e cene fuori casa, ristorazione e consegne a domicilio;
  • il 44% pensa di ridurre colazioni, caffè, aperitivi e altre consumazioni al bar;
  • il 41% valuta di tagliare vacanze e soggiorni;
  • il 34% punta a ridurre le spese per abbigliamento e calzature.

Rispetto al trimestre precedente, spiega Confesercenti, «le intenzioni di risparmio risultano più diffuse soprattutto per bar e vacanze, mentre restano sostanzialmente stabili per ristorazione e abbigliamento». Solo il 4% non prevede riduzioni delle spese, mentre il 5% non sa ancora.

I tagli già in atto

Non si tratta solo di intenzioni. «Il 93% degli intervistati ha cercato di contenere una o più voci del bilancio familiare negli ultimi tre mesi». Il 52% è intervenuto su ristorazione e delivery, il 39% sulle consumazioni al bar, il 34% su vacanze e soggiorni e il 33% su abbigliamento e calzature.

La lista prosegue: gite e viaggi brevi (32%), servizi alla persona come parrucchiere, barbiere ed estetista (31%), attività culturali e ricreative (29%). Le famiglie risparmiano anche in casa: «Il 29% ha cercato di contenere i consumi di luce, gas e acqua e il 26% la spesa alimentare e le bevande per il consumo domestico».

Le nuove strategie delle famiglie: sconti, meno sprechi e acquisto di usato

Cambiano anche i modi di fare acquisti. Il 66% cerca più spesso offerte, promozioni e sconti, il 56% cerca di ridurre gli sprechi e usare meglio ciò che compra, il 41% sceglie prodotti o servizi meno costosi e un altro 41% ha rimandato acquisti importanti, lavori o altre spese.

C'è poi chi ha fatto rinunce più nette: il 35% ha comprato meno prodotti o usato meno servizi, il 21% ha rinunciato del tutto ad alcuni acquisti. Cresce anche l'economia circolare: il 32% ha riparato o riutilizzato ciò che già possiede, il 27% ha cambiato negozio o fornitore per trovare prezzi migliori e il 19% ha scelto prodotti usati o ricondizionati.

Nord, Centro e Sud: strategie diverse

Il sondaggio rileva che «la revisione delle abitudini di spesa assume forme diverse sul territorio». Nel Nord-Est il risparmio sull'abbigliamento ha coinvolto il 41% degli intervistati, contro il 33% nazionale. Nel Centro è stato più frequente il rinvio di acquisti importanti, lavori e altre spese (47% contro il 41% della media), mentre si è risparmiato meno sulla ristorazione (43% contro 52%). Nel Mezzogiorno ha prevalso la riduzione degli sprechi e un uso più attento di ciò che si acquista, strategia scelta dal 61% contro il 56% nazionale.

I giovani sono i più colpiti

Anche i giovani stanno cambiando abitudini, spesso più degli adulti. Tra i 18-34enni «solo il 3% dichiara di non aver modificato le scelte di spesa negli ultimi tre mesi». Il 37% ha comprato meno prodotti o usato meno servizi, contro il 33% dei 35-65enni, e il 23% ha preferito prodotti usati o ricondizionati, contro il 17% degli adulti. Le intenzioni future confermano la tendenza: il 34% dei giovani prevede di risparmiare sull'abbigliamento, contro il 27% che lo ha fatto nei tre mesi precedenti.

Codacons e Federdistribuzione: "Il quadro può peggiorare"

Anche altre associazioni lanciano l'allarme. Per il Codacons la guerra in Iran continua a pesare sui prezzi al dettaglio e sulla spesa delle famiglie, e gli italiani spendono di più per acquistare meno. L'associazione prevede un peggioramento negli ultimi mesi dell'anno, tra inflazione in aumento e rincari su energia, trasporti e alimentari.

Sulla stessa linea Federdistribuzione, che parla di un andamento ancora debole dei consumi, frenati soprattutto dai rincari energetici legati alle tensioni internazionali. A questo si aggiunge il calo della fiducia dei consumatori rilevato dall'Istat a ottobre, che secondo la federazione rischia di compromettere la ripresa della domanda interna nei prossimi mesi.

Confesercenti: "Difendere il potere d'acquisto"

Il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, chiede interventi urgenti: «Il cambiamento delle abitudini di spesa delle famiglie conferma quanto sia urgente difendere il potere d'acquisto e sostenere i consumi. I rincari degli energetici e le tensioni sugli alimentari assorbono sempre più spazio nei bilanci familiari: ogni euro in più destinato alle bollette e alle spese fisse è un euro in meno disponibile per gli altri acquisti».

Gronchi sottolinea anche le conseguenze per le imprese. Rinunce e rinvii, spiega, «si traducono in minori opportunità di lavoro anche per le imprese del commercio, della ristorazione e del turismo di prossimità, che allo stesso tempo si trovano a fronteggiare crescenti costi a causa del caro-energia». E conclude: «Restituire capacità di spesa alle famiglie è essenziale per far ripartire la domanda interna e dare prospettive di crescita alle nostre attività».

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Le prossime settimane diranno se la tendenza si aggrava. Il 17 novembre l'Istat pubblicherà i dati definitivi sull'inflazione di ottobre, e dopo la metà del mese arriveranno quelli sulle vendite al dettaglio dello stesso mese. Saranno il primo vero test dell'impatto della nuova fiammata dei prezzi sul carrello degli italiani.