In meno di una settimana il Paraguay è passato da modello di stabilità per gli investitori a una crisi che ha portato il presidente sotto impeachment. Il crollo di Ueno Bank, la banca digitale che dichiarava circa 3 milioni di clienti su 6,5 milioni di abitanti, ha bloccato i conti di una parte enorme del Paese e ha travolto il presidente Santiago Peña. Oggi, venerdì 6 novembre, Peña è convocato davanti al Senato per difendersi nel giudizio politico (l’impeachment paraguaiano). L’esito resta aperto: per destituirlo servono 30 voti su 45.

Cos’è Ueno Bank e perché è crollata

Ueno è la versione rinnovata di una vecchia finanziaria. Ha ottenuto la licenza bancaria nel 2023 e in pochi anni è diventata un marchio che conoscevano tutti: cashback sulla spesa, più di 70 sedi, la sponsorizzazione della nazionale di calcio e il nome sullo stadio principale del Paese. Secondo l’agenzia AP, la banca dichiarava come clienti più del 60% degli adulti paraguaiani.

I segnali d’allarme c’erano. A giugno gli ispettori della Banca centrale del Paraguay (BCP) avevano trovato un sistema di prestiti rischiosi a società legate ai proprietari, oltre i limiti di legge e senza garanzie sufficienti. In un solo giorno di settembre 2025 erano finiti quasi 39 milioni di dollari a tre di queste aziende. Peña aveva liquidato le preoccupazioni come una campagna diffamatoria.

La crisi è esplosa il 29 ottobre. Ueno ha comunicato alla Banca centrale di non poter ricostituire circa 70 milioni di dollari prelevati dalla riserva obbligatoria, ricostruisce Infobae. Una volta corretti i bilanci, il capitale della banca è sceso sotto la metà del minimo legale. Martedì la Banca centrale l’ha sottoposta a risoluzione: i conti dei clienti e gli attivi che hanno ancora valore passeranno ad altri istituti, il resto verrà liquidato.

Peña, le dimissioni respinte e l’impeachment

Il presidente era legato alla banca. Peña, ex economista del Fondo monetario internazionale, aveva una quota della holding del Grupo Vázquez, che controlla Ueno, e sostiene di averla venduta nel 2025. Al vertice della Banca centrale, l’autorità che doveva vigilare su Ueno, aveva nominato Carlos Carvallo, già presidente della finanziaria da cui la banca è nata. Carvallo si è dimesso mercoledì.

Giovedì Peña ha annunciato le dimissioni con un videomessaggio. «Lo faccio pensando alla stabilità del Paese, alla pace sociale e alla necessità di preservare le nostre istituzioni democratiche», ha detto, secondo Al Jazeera, che riprende la Reuters. «Il mio più grande desiderio è che sia garantita la restituzione di quei fondi, che il fondo di garanzia dei depositi svolga la sua funzione e che i fondi pubblici, così come le risorse che appartengono a tutti i paraguaiani, siano protetti». Nello stesso messaggio ha aggiunto: «Non è mai stata mia intenzione tradire la fiducia che avete riposto in me».

Il Congresso però non ha accettato le dimissioni. La Camera dei deputati ha approvato l’impeachment con 78 voti a zero. La seduta congiunta convocata per votare le dimissioni è saltata quando i deputati del Partito Colorado, il partito di Peña, hanno abbandonato l’aula lasciandola senza numero legale. La posta in gioco è personale: in Paraguay gli ex presidenti diventano senatori a vita, con una forma di immunità. Una condanna nel giudizio politico cancellerebbe questo status.

A voltargli le spalle è stato anche il suo mentore, l’ex presidente Horacio Cartes, leader del Partito Colorado. «Non staremo dalla parte del furto di fondi pubblici, privati e previdenziali», ha scritto sui social. «Dobbiamo pensare alla gente e ai valori che difendiamo nel Partito Colorado».

Nella notte il Senato si è costituito in tribunale. Nell’atto d’accusa la deputata di opposizione Rocío Vallejo, una dei fiscali designati, ha parlato di «una giornata sinistra sul piano finanziario, con la caduta di una banca che ha colpito tre milioni di paraguaiani», e ha avvertito che «molte istituzioni pubbliche hanno perso e perderanno i loro risparmi». Peña ha fatto sapere che si presenterà al Senato, scrive Infobae, «ed eserciterò il mio diritto alla difesa. Lo farò con argomenti e prove, nel rispetto della Costituzione e delle istituzioni della Repubblica».

Secondo ABC Color, il presidente è convocato alle 10 di Asunción, le 14 in Italia. Se venisse destituito, al suo posto salirebbe il vicepresidente Pedro Alliana, che la Camera ha già salvato da un’analoga accusa con 48 voti contro 30. Sarebbe il secondo presidente rimosso dal Congresso nella storia recente del Paese, dopo Fernando Lugo nel 2012.

Paraguay, cosa dicono i mercati

Il Paraguay era diventato un caso di scuola per gli investitori. Moody’s gli ha dato il grado d’investimento a luglio 2024, S&P lo ha promosso a BBB- nel dicembre 2025, come ricorda Asunción Times. In una settimana i numeri sono cambiati così, secondo i dati riportati da Infobae:

IndicatoreDatoVariazione
Rischio Paese (indice JP Morgan)da 119 a 144 punti base in sei sedute, picco di 157 giovedì+21%
Cambio dollaro/guaranída 5.661 (28 ottobre) a 6.358 una settimana dopo+12,3%
Rendimento del bond decennale (scadenza 2036)6,04%massimo da giugno 2025

Nota editoriale: i valori non dicono ancora che il rating sovrano sia a rischio, nessuna agenzia ha annunciato revisioni. Dicono però che i mercati hanno iniziato a prezzare un rischio istituzionale, oltre a quello bancario. Il 5,4% perso dal guaraní nella sola giornata di giovedì coincide con l’annuncio delle dimissioni.

Il nodo per i conti pubblici sono i soldi dello Stato rimasti dentro la banca, tra 800 e 850 milioni di dollari secondo le diverse fonti. La quota più pesante è dell’Istituto di previdenza sociale (Ips), il fondo pubblico per pensioni e sanità: tra 355 e 380 milioni di dollari. Ci sono anche fondi degli operatori delle grandi dighe idroelettriche. Il Congresso ha approvato in urgenza norme per accelerare il ricorso al fondo di garanzia dei depositi, che rimborsa fino a 75 salari minimi per correntista.

L’analista Rhys Hicks di GlobalData legge il caso come un problema di governance, non di tecnologia. «Il crollo improvviso di Ueno Bank, la più grande banca digitale del Paraguay, ha sollevato interrogativi sulla governance delle banche digitali in rapida crescita nei mercati emergenti. Quasi tre milioni di clienti si sono ritrovati senza accesso ai propri conti. La portata di questa interruzione dimostra che le banche digitali stanno acquisendo un’importanza sistemica molto prima che venga introdotta una governance adeguata».

«Il fallimento è particolarmente significativo perché le cause apparenti sembrano avere ben poco a che fare con la tecnologia. Gli investigatori stanno esaminando prestiti per 146 milioni di dollari legati al gruppo che controlla la banca. Sembra un fallimento di governance nato da una piattaforma digitale più recente. La banca digitale riduce drasticamente i costi per acquisire nuovi clienti e accorcia i tempi di registrazione, e così gli istituti accumulano depositi molto più in fretta di quanto possano maturare i loro controlli sul rischio e la loro base di capitale».

«Quando si stima che il 60% degli adulti di un Paese dipenda da un solo istituto per pagamenti e risparmi, il suo fallimento diventa un enorme evento di fiducia pubblica, indipendentemente dalla dimensione degli attivi. L’esposizione delle pensioni statali del Paraguay, con circa 355 milioni di dollari investiti nella banca, aggrava il problema perché lega le finanze pubbliche alla governance privata».

Risparmiatori, lavoratori e imprese: chi paga il crac

Con app, carte e bonifici fermi e le filiali chiuse, la corsa ad aprire conti altrove ha mandato in tilt le app di altre banche. Le autorità dicono di aver avviato i rimborsi e di aver aperto nuovi conti per circa 280 mila persone che avevano soltanto Ueno. L’Associazione delle banche del Paraguay difende la solidità del sistema e parla di un caso isolato. I bond di Ueno sono in default e la Borsa di Asunción ne ha sospeso le contrattazioni.

Il conto colpisce anche il lavoro: il ministero del Lavoro stima circa 7.000 posti coinvolti, diretti e indiretti, tra la banca e le società collegate. Gli industriali dell’Unione industriale paraguaiana segnalano catene di pagamento semiparalizzate. Otto dirigenti della banca sono stati arrestati, tra cui il presidente Juan Manuel Gustale, e la procura ha incriminato 27 persone tra funzionari e soci in affari. Il procuratore generale ha aperto tre indagini penali, una delle quali riguarda anche Peña. In piazza, ad Asunción, la rabbia è esplicita: «Santiago Peña e il Partito Colorado ci hanno rubato tutti i risparmi. Siamo stufi di 70 anni di saccheggio», ha detto all’AP il manifestante Luis Pineda.

Cosa verificare nelle prossime ore

Tre elementi diranno quanto è grave la crisi: il voto del Senato su Peña e l’eventuale giuramento di Alliana; i tempi effettivi dei rimborsi del fondo di garanzia e la sorte dei fondi dell’Ips; le prime reazioni delle agenzie di rating, che finora non hanno annunciato revisioni del giudizio sul Paese.