Il costo della vita ha presentato il conto a Donald Trump. Nelle elezioni di midterm di martedì i repubblicani hanno subito una serie di pesanti sconfitte nelle corse per la Camera, per il Senato e per i governatori. Secondo l’AP Voter Poll, il sondaggio dell’agenzia AP su oltre 100mila elettori, la maggioranza degli americani attribuisce alle politiche del presidente il rallentamento della crescita e l’aumento dei prezzi.

Trump ha provato a scaricare la colpa sul predecessore democratico Joe Biden. Il messaggio, scrive Josh Boak per l’AP, non ha fatto presa. Circa due elettori su tre hanno detto che l’inflazione dipende soprattutto dalle scelte di Trump. Nelle elezioni di metà mandato del 2022, secondo AP VoteCast, a puntare il dito contro le politiche di Biden era stata solo una metà circa dei votanti.

Midterm 2026, il peso dei dazi e della guerra con l’Iran

I prezzi hanno cominciato a salire l’anno scorso, con la raffica di dazi voluta da Trump. A febbraio, dopo l’avvio della guerra con l’Iran, è toccato all’energia. Dalla California al Mississippi gli elettori si sono trovati in larga parte d’accordo su un punto: le tasse sulle importazioni hanno fatto più danni che benefici.

Negli ultimi dodici mesi i prezzi al consumo sono cresciuti del 3,7%. Quando è iniziato il secondo mandato di Trump, l’inflazione era al 3%.

Il voto, osserva l’AP, ha confermato quello che gli elettori ripetevano da mesi nei sondaggi. Trump, secondo l’agenzia, in campagna elettorale non li ha ascoltati. «Ho fatto un ottimo lavoro», aveva detto in uno degli ultimi comizi, in Iowa. «I prezzi stanno scendendo moltissimo».

Mercoledì, parlando con i giornalisti, il presidente ha ammesso che la guerra con l’Iran «ha fatto salire un po’ la benzina, nel breve periodo». A suo giudizio però ne è valsa la pena, per fermare la corsa di Teheran verso l’arma nucleare. «Se dovessi rifarlo, dovrei rifarlo», ha aggiunto.

Cosa hanno votato gli americani: carovita e Congresso

Per circa nove elettori su dieci il costo della vita è stato un fattore «decisivo» o «importante» nella scelta per il Congresso. Tra loro, circa sei su dieci hanno sostenuto i candidati democratici nella corsa per la Camera del proprio distretto.

Secondo l’AP, la vittoria democratica indica che la maggior parte degli elettori non crede che l’economia, o Trump, lavorino per loro. Gli americani hanno preferito i democratici a uno scenario in cui il presidente avrebbe continuato a governare quasi senza contrappesi da parte di un Congresso repubblicano.

Un Parlamento a maggioranza democratica non garantisce però di sistemare un’economia frenata da un’inflazione ancora alta. Trump e il Congresso, secondo l’agenzia, dovrebbero probabilmente collaborare in modo bipartisan. In alternativa dovrebbero almeno mantenere l’economia abbastanza stabile da permettere alla Federal Reserve di abbassare l’inflazione con i tassi d’interesse.

Borsa, lavoro e intelligenza artificiale

L’economia reale, sostiene l’AP, è più solida di quanto pensino molti americani. Da inizio anno l’indice S&P 500 ha guadagnato oltre il 10% e la disoccupazione è al 4,2%. Mercoledì gli investitori hanno accolto bene la vittoria democratica. Le Borse erano in rialzo.

Il motore della crescita resta la corsa all’intelligenza artificiale. Trump l’ha alimentata rifiutando di mettere per legge una vigilanza federale più severa. Nei documenti ufficiali l’ha perfino ribattezzata «super intelligenza». Gli elettori però non condividono il suo ottimismo. Circa sei su dieci pensano che l’intelligenza artificiale farà più male che bene alla società. I timori, spiega l’agenzia, sono due. La tecnologia potrebbe sostituire i lavoratori con l’automazione. Oppure potrebbe rivelarsi una bolla finanziaria che, scoppiando, travolgerebbe i risparmi per la pensione. Solo un elettore su quattro, comunque, l’ha considerata un fattore «decisivo» del voto.

Miliardari e disuguaglianze, cosa pensano gli elettori

Mark Zuckerberg (Meta), Jensen Huang (Nvidia) ed Elon Musk sono ospiti frequenti di Trump, tra cene di Stato e viaggi all’estero con il presidente. La concentrazione della ricchezza preoccupa gli elettori. A livello nazionale circa sette su dieci pensano che l’economia favorisca i ricchi, e solo tre su dieci la ritengono equa verso gli americani comuni. In California, Stato trainato dalla tecnologia, la pensa così perfino la maggioranza degli elettori con un reddito familiare 2025 di almeno 300mila dollari.

Nel Paese una maggioranza risicata ha un’opinione «abbastanza» o «molto» favorevole del capitalismo. Circa un terzo, invece, guarda con favore al socialismo, «molto» o «abbastanza».

Sulla sanità gli elettori chiedono più Stato. Circa sei su dieci vogliono che il governo abbia «un ruolo più ampio» contro le spese mediche, e la maggioranza ritiene che le politiche di Trump abbiano fatto salire i costi delle cure.

Redditi bassi e redditi alti: due voti diversi

Il giudizio sull’economia cambia con la busta paga. Trump ha fatto campagna citando dati su una povertà ai minimi storici, ma i lavoratori poveri vedono i propri conti in rovina. Tra chi guadagna meno di 50mila dollari l’anno, circa sei su dieci dicono di stare peggio di due anni fa, prima del ritorno di Trump alla presidenza.

Chi ha redditi più alti si sente meglio. Ma per il presidente questo ha creato un problema diverso. Gli elettori più benestanti sono più preoccupati per lo stato della democrazia americana, e chi ha votato pensando alla democrazia ha scelto in larghissima parte i democratici. Senza passare dal Congresso, Trump ha licenziato migliaia di dipendenti federali e modificato la spesa pubblica. Ha anche imposto centinaia di miliardi di dollari di nuovi dazi, che quest’anno la Corte Suprema ha dichiarato illegali.

Nelle famiglie con un reddito 2025 superiore a 200mila dollari, circa quattro su dieci hanno indicato la democrazia come primo tema, quasi alla pari con l’economia. Nella maggior parte delle fasce di reddito più basse, invece, l’economia è venuta chiaramente prima.

Nel complesso una maggioranza risicata ha considerato la corruzione nel governo un fattore «decisivo» del voto. Circa la metà ha detto lo stesso dei prezzi alti, con una netta differenza tra fasce di reddito: gli elettori più ricchi li hanno indicati molto meno spesso.

Il giudizio sui 22 mesi di Trump

Cosa resta agli elettori dei primi 22 mesi di presidenza? Secondo l’AP, l’immagine di un presidente che ha negoziato accordi e fatto entrare il governo nel capitale di aziende private. Al centro dell’economia ha messo sé stesso, non i lavoratori. Circa sei elettori su dieci pensano che Trump abbia sbagliato le priorità. Alla domanda se si sia battuto per persone come loro, la maggioranza ha risposto di no.

L’AP Voter Poll è stato realizzato da SSRS per Associated Press, ABC News, CBS News, CNN, FOX News Media, NBC News e Versant. Ha coinvolto oltre 100mila elettori registrati in tutti i 50 Stati, con interviste su base probabilistica e non probabilistica. Le interviste si sono svolte dal 19 ottobre al 3 novembre in Alaska e dal 22 ottobre al 3 novembre negli altri Stati. Il margine di errore sul campione completo è di 0,6 punti percentuali, in più o in meno.