Chi pensava di approfittare del Black Friday o dei regali di Natale per cambiare smartphone o computer rischia una brutta sorpresa. I prezzi delle memorie Dram, componenti essenziali di ogni dispositivo elettronico, sono circa raddoppiati rispetto alla fine dello scorso anno, secondo il quotidiano economico giapponese Nikkei. Il motivo è che i produttori danno priorità ai chip per l’intelligenza artificiale nei data center rispetto ai prodotti di largo consumo come i pc.

Gli effetti si vedono già. In Giappone, da aprile a settembre, le consegne di personal computer sono crollate del 30% rispetto all’anno precedente, proprio per la scarsità di memorie.

Perché l’intelligenza artificiale si mangia i chip

All’origine della crisi c’è la corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale. Micron, Samsung e SK Hynix stanno riservando la produzione ai data center, a scapito dei produttori di elettrodomestici e personal computer. I big della memoria firmano contratti di fornitura a cinque anni con decine di clienti: Samsung punta a destinare fino al 70% della capacità produttiva a questi accordi. La banca olandese ABN Amro ha descritto la situazione così: la sovraccapacità «si sta sciogliendo come neve al sole».

Per i produttori di chip è un periodo d’oro. Secondo Nikkei, l’utile trimestrale di SK Hynix è cresciuto di sette volte, arrivando a 63 miliardi di dollari. Già lo scorso anno la società sudcoreana aveva fatto sapere che la sua capacità produttiva per il 2026 era sostanzialmente esaurita, mentre Micron è uscita del tutto dal mercato delle memorie consumer per concentrarsi su enterprise e intelligenza artificiale.

Apple lancia l’allarme

Il segnale più forte arriva da Apple. Nella prima trimestrale presentata da John Ternus come amministratore delegato, il gruppo di Cupertino ha annunciato che si aspetta costi della memoria ancora più alti nel primo trimestre e in ulteriore crescita dopo. Nello stesso periodo le scorte di magazzino sono salite del 154% in un anno, fino a 14,54 miliardi di dollari, a indicare la corsa all'accaparramento di scorte preventive.

I conti di Apple restano solidi, con ricavi in crescita del 12% a 114,48 miliardi di dollari, sopra le stime degli analisti. Il mercato però ha guardato soprattutto alle previsioni sui margini, giudicate deboli, e il titolo è sceso.

Di quanto aumenteranno i prezzi

Le stime degli analisti indicano rincari a doppia cifra. Secondo la società di ricerca Gartner, entro la fine del 2026 i prezzi combinati di memorie Dram e unità Ssd saliranno del 130%. Questo farà aumentare i prezzi dei pc del 17% e quelli degli smartphone del 13% rispetto al 2025. La memoria arriverà a pesare per il 23% del costo complessivo di un pc, contro il 16% del 2025.

Anche le vendite ne risentiranno. Gartner prevede un calo delle consegne mondiali del 10,4% per i pc e dell’8,4% per gli smartphone rispetto al 2025.

Chi pagherà di più

Il rovescio della medaglia riguarda soprattutto chi spende meno. I rincari colpiranno in modo sproporzionato gli smartphone economici, spingendo molti acquirenti verso modelli ricondizionati o usati, oppure a prolungare il ciclo di vita del vecchio dispositivo. I modelli di fascia alta saranno meno penalizzati grazie a margini unitari più ampi.

Lo stesso accade nel segmento computer. Gartner stima che entro la fine del 2026 la vita media di un pc si allungherà del 15% per le aziende e del 20% per i consumatori, rimandando il rinnovo delle macchine. I grandi marchi restano comunque avvantaggiati: Apple, grazie alle proprie economie di scala, alla forza contrattuale sui prezzi e alla rete di fornitori, può assorbire l'impatto meglio della concorrenza.

Comprare ora o aspettare un calo dei prezzi?

Per chi deve acquistare un dispositivo, le analisi consigliano di non rimandare. Le tensioni sulla catena di fornitura non si risolveranno nel breve termine: la nuova linea annunciata da Samsung a Pyeongtaek non entrerà nella produzione di massa prima del 2028.

In vista di Black Friday e Natale, gli sconti potrebbero essere sensibilmente inferiori al passato su pc e smartphone. Con budget limitati, le alternative più razionali restano i ricondizionati certificati o i modelli della generazione precedente, assemblati prima dell'impennata dei costi dei componenti.