Le bollette del gas per gli utenti vulnerabili salgono del 9,1% a ottobre rispetto a settembre. È l’effetto dell’aggiornamento tariffario disposto da Arera, secondo i calcoli del Codacons. Per una famiglia significa 163 euro in più su base annua. Il confronto con un anno fa è più pesante: rispetto a ottobre 2025 la tariffa è più alta del 68%.

Quanto costa il gas per una famiglia vulnerabile

Il Codacons stima una spesa media di 1.945 euro l’anno per il gas, con un consumo di 1.100 metri cubi annui. Il calcolo parte dall’ipotesi di prezzi costanti: la tariffa di ottobre viene proiettata sull’intero anno per misurarne l’effetto sul bilancio familiare.

Dividendo la spesa annua per i consumi, il costo medio è di circa 1,77 euro per metro cubo. Rispetto alle tariffe di settembre, i 163 euro di aumento corrispondono a circa 13,6 euro al mese.

Luce e gas insieme: 2.813 euro l’anno

Alla spesa per il gas si aggiungono gli 868,6 euro della bolletta elettrica. Il totale per un utente vulnerabile arriva così a 2.813,6 euro l’anno.

I numeri principali dell’elaborazione:

  • aumento del gas a ottobre: 9,1% rispetto a settembre;
  • maggiore spesa annua per il gas: 163 euro per nucleo familiare;
  • bolletta annua del gas: 1.945 euro, per 1.100 metri cubi;
  • bolletta annua della luce: 868,6 euro;
  • spesa energetica complessiva: 2.813,6 euro l’anno;
  • aumento rispetto a ottobre 2025: 68%, pari a 787 euro in più per utenza.

Il rincaro con l’avvio del riscaldamento

Gli aumenti arrivano in coincidenza con l’accensione degli impianti di riscaldamento nelle case. Per il Codacons i dati confermano la stangata energetica che l’associazione aveva già denunciato.

Le richieste del Codacons al Governo

L’associazione chiede interventi strutturali e tutele più forti per i consumatori. Il segretario nazionale Francesco Tanasi lega i rincari alla perdita di potere d’acquisto delle famiglie e al rischio di un calo dei consumi.

«Il rincaro delle bollette del gas non può essere considerato una semplice oscillazione tariffaria, perché incide direttamente sul reddito disponibile delle famiglie e sulla loro capacità di sostenere le spese essenziali», dichiara Tanasi, «L’aspetto più preoccupante è che l’aumento dei costi energetici colpisce in misura particolarmente gravosa i nuclei economicamente più fragili, per i quali le spese incomprimibili rappresentano una quota maggiore del bilancio familiare. Si tratta di un fenomeno che rischia di accentuare le disuguaglianze e di comprimere ulteriormente i consumi, con ripercussioni che vanno oltre le singole utenze e interessano l’intero sistema economico. Non possiamo ignorare, inoltre, che questi rincari intervengono proprio all’inizio della stagione fredda, quando il riscaldamento costituisce una necessità primaria. Sul piano economico», prosegue, «occorre affrontare il problema con interventi strutturali e non soltanto con misure emergenziali, valutando una revisione mirata della fiscalità energetica e un rafforzamento degli strumenti di sostegno alle famiglie maggiormente esposte. Sul piano giuridico, è altrettanto importante distinguere la legittimità dei meccanismi di aggiornamento tariffario dal dovere di garantire una tutela effettiva dei consumatori. La conformità delle tariffe alle regole vigenti non esaurisce, infatti, la responsabilità delle istituzioni di assicurare trasparenza, correttezza contrattuale e adeguati strumenti di protezione per gli utenti vulnerabili. Chiediamo pertanto al Governo di valutare misure capaci di attenuare l’impatto dei rincari senza compromettere l’equilibrio del sistema energetico e alle autorità competenti di rafforzare la vigilanza sulla corretta applicazione delle condizioni economiche e sulla fatturazione. La vera questione non è soltanto quanto costa l’energia, ma quale peso il suo costo assume rispetto alla capacità economica delle famiglie. Un Paese che vuole tutelare la propria coesione sociale non può consentire che il soddisfacimento di bisogni essenziali diventi un fattore di crescente vulnerabilità economica».