Nel 2025 il tasso di occupazione dei neolaureati è salito al 78,7% (+1,4 punti sul 2024) e quello dei neodiplomati al 62,9% (+2,3 punti). I NEET, i giovani tra 15 e 29 anni che non lavorano e non studiano, scendono al 13,3% (-1,9 punti). Sono i dati del report Istat «Livelli di istruzione e ritorni occupazionali», pubblicato il 3 novembre 2026 sulla base della rilevazione sulle forze di lavoro del 2025. Per le imprese il nodo resta l’offerta di laureati: la quota tra i 25-64enni è ferma al 22,3%, contro il 36,9% della media Ue27.
Neolaureati e neodiplomati: l’occupazione sale ma il divario con l’Ue resta
Il dato riguarda i 20-34enni non più in formazione che hanno conseguito il titolo da almeno un anno e da non più di tre. Secondo l’istituto il divario con l’Ue27 continua a ridursi, ma i valori medi europei restano «marcatamente più elevati»: 77,2% per i neodiplomati e 87,0% per i neolaureati. Per i NEET la distanza dall’Europa scende a 2,3 punti, dai 4,1 del 2024.
Laureati, Italia penultima in Europa
Tra il 2024 e il 2025 la quota di chi ha un titolo terziario resta invariata al 22,3%, mentre nella media Ue27 cresce: il divario quindi aumenta. L’Italia è al penultimo posto tra i Paesi Ue, dopo la Romania, con una quota pari a circa la metà di quella di Francia (44,9%) e Spagna (42,4%).
Il quadro territoriale pesa: nel Mezzogiorno i laureati tra i 25 e i 64 anni sono il 18,7%, contro il 23,1% del Nord e il 26,4% del Centro. Sul diploma invece l’Italia è in linea con l’Europa: il 44,7% dei 25-64enni ha un titolo secondario superiore, contro il 44,3% Ue27.
Il premio della laurea sul mercato del lavoro
Nel 2025 il tasso di occupazione dei 25-64enni laureati raggiunge l’85,3%, 10,7 punti sopra i diplomati (74,6%) e 29,2 punti sopra chi ha al massimo la licenza media (56,1%). Il tasso di disoccupazione dei laureati è al 3,0%, contro il 5,0% dei diplomati e l’8,7% di chi ha un titolo basso. L’Istat parla di «premio» occupazionale al crescere del grado di istruzione.
- divario con la media Ue27 per i laureati: 2,8 punti (3,1 nel 2024);
- laureati stranieri: tasso di occupazione in calo al 68,4% (-0,6 punti), contro l’86,3% degli italiani;
- donne laureate: +0,8 punti di occupazione contro +0,1 degli uomini, con un divario di genere di 6,5 punti tra chi ha un titolo alto.
Meno contratti a termine, ma tra i giovani sono ancora uno su cinque
Nel 2025 l’11,7% dei dipendenti tra 25 e 64 anni ha un contratto a termine, in calo dal 12,6% del 2024. Tra i 25-34enni l’incidenza arriva al 21,8%, nonostante un calo di 2,1 punti nell’ultimo anno. Nel Mezzogiorno la quota di dipendenti a termine è doppia rispetto al Nord: 17,8% contro 8,5%.
Cosa significa per le imprese
I numeri Istat mostrano due tendenze che corrono in parallelo: più giovani con un titolo recente trovano lavoro e calano i contratti a termine, ma lo stock di laureati nella popolazione adulta non cresce e il distacco dall’Europa si allarga.






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