Il caro vita torna a mordere i bilanci delle famiglie italiane. Secondo le stime provvisorie dell’Istat, a ottobre 2026 l’inflazione è salita al 5,4% dal 4,2% di settembre, tornando al livello di agosto 2023. Su base mensile i prezzi sono cresciuti dello 0,9%.

È un dato pesante, perché segnala un’accelerazione rapida e non un semplice assestamento. L’inflazione acquisita per il 2026, cioè quella che si registrerebbe se i prezzi restassero fermi fino a dicembre, è già al 3,4%.

L’energia trascina i prezzi

Il motore della fiammata è ancora una volta l’energia. Secondo l’Istat, l’accelerazione dipende soprattutto dai beni energetici, passati da +22,6% a +31,4%, e il quadro geopolitico internazionale continua a pesare. Il riferimento è al conflitto tra Stati Uniti e Iran, che da mesi tiene alte le quotazioni di petrolio e gas.

I numeri alla pompa e in bolletta lo confermano. I prezzi medi nazionali indicano la benzina a 2,015 euro al litro e il diesel a 2,261 euro. Il Prezzo unico nazionale (PUN) dell’elettricità si attesta a 282,30 euro al megawattora. Già a settembre, il gas naturale sul mercato tutelato risultava rincarato del 47,2% su base annua.

Il carrello della spesa accelera

A preoccupare è anche la spesa quotidiana. Il carrello della spesa è passato da +1,5% a +2,5%, mentre l’inflazione di fondo è salita al 2% dall’1,6%. Il dato di fondo, che esclude energia e alimentari freschi, indica che i rincari stanno iniziando a contagiare il resto dei prezzi.

Particolarmente forte la corsa degli alimentari freschi: la componente dei prodotti non lavorati è salita da +5,5% a +7,5%. Il Codacons parla di «una vera e propria stangata invernale» in arrivo per i consumatori.

Chi paga il conto più alto

L’inflazione non colpisce tutti allo stesso modo. Nel terzo trimestre 2026 l’Istat ha rilevato un’inflazione del 4,4% per le famiglie con livelli di spesa più bassi, contro il 2,9% di quelle con spesa più elevata. Energia e cibo pesano di più nei bilanci di chi ha meno, e lo scarto rischia di allargarsi con il dato di ottobre.

Anche i voli diventeranno più costosi

Sul fronte dei viaggi le prospettive non sono migliori. L’amministratore delegato di Ryanair, Michael O’Leary, si attende per il prossimo anno un aumento record delle tariffe aeree fino al 20%, legato alla guerra in Medio Oriente e al petrolio più caro. Il manager ha parlato di «il più grande aumento delle tariffe aeree nella storia d’Europa».

Il nodo è il jet fuel. La parte di carburante non coperta dai contratti di hedging ha raggiunto i 150 dollari al barile. E secondo O’Leary nemmeno i rincari potrebbero bastare a coprire i costi. Alcune compagnie potrebbero fallire o essere assorbite, riducendo i posti disponibili: il manager ha avvertito che alcuni concorrenti potrebbero non superare l’inverno se il carburante resterà caro.

Le contromosse del governo

La partita si gioca anche a Bruxelles. La Manovra 2027 vale 23,5 miliardi ed è legata alla richiesta italiana di attivare la clausola di salvaguardia nazionale: circa 14 miliardi per il 2027, di cui 7 per l’energia e 7 per la difesa. Il passaggio decisivo è all’Eurogruppo del 9 novembre.

Dal disegno di legge è rimasto fuori il decreto bollette, atteso in un prossimo Consiglio dei ministri. Tra le ipotesi ci sono la proroga dei crediti d’imposta per le imprese energivore e dello sconto sulla benzina, una replica del bonus da 150 euro o uno scudo di sei mesi contro la morosità incolpevole.

Lo spiraglio dal petrolio

Un primo segnale di sollievo arriva dai mercati. Oggi il Wti ha perso il 6,7% scendendo a 97,1 dollari al barile, mentre il gas è calato dell’8,5% a 95 euro al megawattora, sulle speranze di una ripresa della diplomazia tra Stati Uniti e Iran. Perché il calo arrivi a bollette e distributori serviranno però settimane: gli analisti non escludono nuove fiammate in caso di escalation.