Sono partiti il 19 ottobre da Cinisi (Palermo) e, una pedalata dopo l'altra, stanno attraversando Italia, Francia e Spagna per raggiungere Santiago de Compostela. In tutto sono oltre 3.900 chilometri in bicicletta, per un traguardo che non è sportivo. Il viaggio di Gioacchino Migliore e Gabriele Pizzo sostiene SUP4ALL, la raccolta fondi lanciata su GoFundMe per aprire la prima scuola di Stand Up Paddle inclusiva in Sicilia: un luogo dove bambini, ragazzi e adulti con disabilità possano vivere il mare senza barriere. "Il mare è di tutti. Aiutateci a dimostrarlo", scrivono i due nella pagina della campagna.

Due amici che condividono molto, persino il compleanno

Il loro legame comincia letteralmente dalla culla. Migliore e Pizzo sono nati il 27 aprile 1985 nella stessa clinica. Amici da sempre, condividono la passione per il mare, lo sport e i viaggi. Pizzo è appassionato di fotografia. Migliore - che Capitalist ha raggiunto al telefono - è videomaker e a Cinisi è anche assessore al Turismo e allo Sport. Insieme hanno fondato l'associazione sportiva dilettantistica SUP Around Sicily e si sono avvicinati alla tavola quando nel Palermitano in pochi sapevano cosa fosse.

A cosa serviranno i fondi raccolti

L'obiettivo della campagna è di 40mila euro. Ogni euro donato sarà destinato alla scuola: servirà a comprare tavole adattate, ausili e dispositivi di sicurezza, a formare gli istruttori e a organizzare corsi ed eventi gratuiti. Si può contribuire con una donazione, ma anche condividendo la campagna o coinvolgendo aziende, associazioni e scuole. Chi vuole sostenere i due amici può seguire il viaggio sui social, dove raccontano ogni tappa con foto, video e dirette. Ecco cosa ci ha raccontato Gioacchino Migliore.

Il mare ancor prima della bicicletta

Siete istruttori di SUP, eppure questa volta avete scelto le due ruote. Partiamo dall'acqua: com'è nato SUP Around Sicily?

Noi siamo istruttori di Stand Up Paddle. Con l'associazione abbiamo girato la Sicilia e le isole di Favignana, Pantelleria e Lampedusa, raccontando dal mare i luoghi che visitavamo, le tradizioni locali, gli usi delle comunità. Un giorno, proprio a Favignana, abbiamo incontrato una ragazza con disabilità. Ci ha chiesto se esistesse un SUP adatto anche a lei. Non lo sapevamo. Tornati a casa ci siamo informati e abbiamo scoperto che oltreoceano, in California, esperienze simili esistevano già. Ci siamo messi subito al lavoro.

La prima tavola adattata

Come avete costruito la vostra tavola?

Ci siamo fatti aiutare da un amico shaper, Sergio Buccheri, e abbiamo realizzato la prima tavola da SUP adatta alle disabilità. All'inizio era un "accrocco", una struttura pensata apposta per essere fissata alla tavola. Con quella abbiamo portato avanti progetti con ragazzi con disabilità di vario tipo, sia fisica sia mentale. Subito dopo ci siamo messi in testa di andare oltre e di creare una realtà stabile, accessibile a tutti, quindi anche alle persone con disabilità.

Concretamente, come funziona la tavola? Quali disabilità può accogliere?

Può accoglierle tutte, perché alla tavola è fissata una sedia. Ci si siede e, se si possono usare le braccia, si pagaia in autonomia. Altrimenti si viene accompagnati da uno di noi, che pagaia al posto tuo ma ti fa comunque vivere l'esperienza di stare su una tavola in mezzo al mare. In barca si può andare, certo, ma la tavola è un'esperienza molto più immersiva, anzi, totalmente immersiva. Il mare è un posto dove tutto si allinea, dove la positività di una persona con difficoltà esce fuori al cento per cento. Ricordo Francesco, un ragazzo con una disabilità molto grave. Sua madre teneva tantissimo a fargli provare la tavola, perché lui è molto legato al mare. Francesco non parla, ma in acqua con noi sorrideva, cosa che a casa fa raramente. Percepiva di essere in mezzo al mare e ci trasmetteva la sua gioia. È stata un'esperienza indimenticabile.


Lo stop e la ripartenza

Poi però il progetto si è fermato.

L'incontro a Favignana e la costruzione della tavola risalgono a circa quattro anni fa, quando c'erano ancora le limitazioni legate alla pandemia. Ognuno è tornato alla propria vita e abbiamo accantonato tutto. La scorsa estate abbiamo deciso di riprendere in mano il progetto e di ripartire proprio dalla disabilità. All'inizio avevamo pensato a un viaggio a piedi, ma ci sarebbero voluti almeno quattro mesi e nessuno dei due ha tutto quel tempo. Così abbiamo scelto la bicicletta.

Santiago, "la madre di tutti i cammini"

Perché proprio Santiago de Compostela, una meta associata a un percorso interiore?

È il cammino che io ho fatto a piedi qualche anno fa, è la madre di tutti i cammini. L'abbiamo scelta per il suo valore simbolico. In più, durante il percorso possiamo sensibilizzare chi incontriamo sul progetto e sulla disabilità in generale. La scuola avrà una sede vera e propria a Cinisi: per ora raccogliamo i fondi, poi ci muoveremo per avere uno spazio sulla spiaggia di Magaggiari.

Il sostegno di Magic Engineering

Chi vi aiuta a sostenere le spese della spedizione?

Magic Engineering, una grande azienda di Partinico che produce componenti elettronici per auto ed è molto sensibile a progetti come il nostro. Abbiamo presentato l'idea al titolare, che ha accettato di darci una mano con 10mila euro. Con quel capitale abbiamo comprato le biciclette e tutto ciò che serve per affrontare il viaggio.

Gabriele, compagno di pagaia e di pedalata

Cosa significa vivere questa avventura insieme a un amico?

Ci unisce la passione per il mare e per lo sport, e SUP Around Sicily l'abbiamo cominciato insieme. La prima impresa fu la traversata da Cinisi a San Vito Lo Capo, in tre giorni, quando le restrizioni per la pandemia erano ancora molto forti. Fare sport però era consentito, e ce la siamo inventata anche per evadere da quel periodo difficile. Siamo sempre stati sportivi, ma questa disciplina è arrivata dopo. Quel viaggio ebbe una certa risonanza: due che partono da Cinisi su una tavola e arrivano a San Vito non si vedono tutti i giorni. Da lì sono nate le altre spedizioni intorno alla Sicilia e alle sue isole.

Silvio e Vincenzo, i volti del progetto

Gli ambasciatori di SUP4ALL sono Silvio Di Stefano di Carini e Vincenzo Corso di Partinico, entrambi content creator in carrozzina. Che ruolo hanno in questo sogno?

Silvio l'abbiamo conosciuto durante i progetti con i ragazzi con disabilità, ed è stato amore a prima vista. Ha un'energia e una positività invidiabili, nonostante viva una condizione difficile e abbia bisogno dei genitori per ogni cosa. Col tempo siamo diventati amici: ogni tanto passiamo a prenderlo per un aperitivo o una pizza. È il vero 'simbolo' del progetto. Cercavamo poi qualcuno che avesse seguito sul web e parlasse di disabilità come piace a noi, normalizzandola e senza girarci troppo intorno. Perché se c'è una cosa che una persona con disabilità non vuole, è essere considerata fuori dal comune, qualcuno di cui si parla soltanto per la sua condizione. Abbiamo contattato Vincenzo, che ha aderito con entusiasmo. Con lui abbiamo realizzato dei video che online sono andati molto bene.

Magaggiari, un punto di partenza

L'ambizione a lungo termine è trasformare la scuola in un polo nautico sportivo. Cosa significherebbe per voi aprirla a Magaggiari, nel mare in cui siete cresciuti e che frequentate da sempre?

Per noi è un punto di partenza, non di arrivo, perché da Magaggiari potrebbero nascere tanti altri progetti. La scuola sarà uno spazio sano e senza barriere, aperto a tutto il territorio. Chiunque potrà venire e ritrovarsi in quella normalità che la spiaggia dovrebbe garantire, dando l'opportunità di vivere esperienze che altrimenti sarebbero difficili, se non impossibili.

Cinisi non è solo il paese di Peppino Impastato

Cinisi è conosciuta nel mondo, soprattutto in Europa, come il paese di Peppino Impastato e della mafia di Tano Badalamenti. Quale immagine volete trasmettere con questo viaggio?

È proprio così. A ogni sosta la gente si avvicina e, quando diciamo che siamo di Cinisi, tutti rispondono: "Il paese di Peppino Impastato". Ci fa piacere e ci onora, perché Peppino è un simbolo di coraggio e di lotta contro la mafia. Ma Cinisi è anche altro. È un territorio bellissimo, con un mare incredibile e una montagna che lascia senza parole, e ospita un aeroporto internazionale che lo rende facile da raggiungere. Il nostro sogno è che se ne parli come di un posto bello da visitare e, soprattutto, inclusivo.

Cento chilometri al giorno "con la testa"

Quando pensate di arrivare? E qual è la prima cosa che farete?

Una data precisa al momento è impossibile da calcolare, ma contiamo di arrivare verso fine novembre. Mancano ancora tante pedalate. Appena arrivato, credo che piangerò. Io e Gabriele ci siamo resi conto che l'impresa è davvero grande: pedalare circa cento chilometri al giorno non è semplice, e forse era perfino oltre le nostre possibilità fisiche. Ma è un viaggio che si fa soprattutto con la testa. Se riesci a convincerla che le gambe ci sono e devono pedalare, vai avanti.

"Perché non faccio io qualcosa?"

Cosa vi dicono le persone che incontrate lungo il percorso?

Si innamorano tutti del progetto. Ci dicono: "Che bello, bravi, finalmente qualcuno che si muove per l'inclusione". Purtroppo non siamo pronti ad avere luoghi adatti a tutti e senza barriere. In Italia non lo siamo davvero, e in Sicilia siamo ancora più indietro. È strano che debbano essere iniziative private a eliminare queste barriere. Forse dovrebbe partire tutto più dall'alto, dallo Stato, che non pensa a politiche continuative per l'inclusione, e quel poco che viene fatto non basta. Se anni fa qualcuno ci avesse detto che avremmo fatto un viaggio così, non gli avremmo creduto. Poi però incontri le persone con disabilità, le ascolti, capisci di cosa hanno bisogno. A quel punto ti rimbocchi le maniche e ti chiedi: "Perché non faccio io qualcosa? Che motivo ho di non dare una mano, se posso?".

Per contribuire alla raccolta fondi “Sostieni - SUP4ALL: insieme oltre ogni barriera” basta collegarsi alla pagina dedicata su GoFundMe al seguente link:
https://www.gofundme.com/f/sup4all-insieme-oltre-ogni-barriera