Le Borse europee hanno aperto in forte calo dopo il crollo di ieri a Wall Street. A scatenare le vendite è stata la vittoria dei democratici alle elezioni di midterm negli Stati Uniti, che ha provocato una fuga dai titoli legati all'intelligenza artificiale. Il valore andato in fumo varia a seconda delle stime: per la CNN la capitalizzazione persa è di circa 2.500 miliardi di dollari, mentre Reuters calcola quasi 3.000 miliardi per le sole società dello S&P 500. Alcune stime arrivano a 3.200 miliardi.

A Piazza Affari il Ftse Mib ha aperto in ribasso dell'1,68%. Tutti i mercati del Vecchio continente sono partiti male: Francoforte ha subito ceduto l'1,7%, Londra l'1,5%, Parigi l'1,4%, Amsterdam l'1,3% e Madrid un punto percentuale.

Milano limita i danni, rimbalzano i titoli dei chip

Con il passare delle ore il quadro è migliorato. Verso le 11 il Ftse Mib si stava riprendendo e aveva ridotto le perdite allo 0,47%. A sostenere il listino sono stati proprio i titoli più colpiti ieri, aiutati dal rialzo dei future americani sul Nasdaq: tra i migliori di Milano spiccavano STMicroelectronics (+2,02%), Technoprobe (+1,46%), Amplifon (+1,28%) e Prysmian (+1,10%), mentre Leonardo perdeva il 2,67%.

Nella seduta di ieri Stm e Technoprobe avevano chiuso entrambe a -9,3%, penalizzate dal tonfo del Nasdaq. Stamattina sono state invece le banche a pesare, con Banco BPM e Nexi in forte calo. Sul fronte dei titoli di Stato la situazione è tranquilla: lo spread Btp-Bund è stabile a 108 punti base, con l'euro in lieve calo a 1,118 dollari.

Cosa è successo a Wall Street

Giovedì il crollo è stato violento. Il Nasdaq ha perso 1.422 punti (-5,5%) chiudendo a 24.315 ed è entrato in «correzione», cioè oltre il 10% sotto il massimo storico di ottobre. Lo S&P 500 ha ceduto il 4,4% a 7.354 punti e il Dow Jones 1.833 punti (-3,4%). Per il Nasdaq è stata la peggiore seduta dall'aprile 2025, quando Donald Trump annunciò i dazi globali, e lo stesso vale per S&P 500 e Dow Jones. L'inversione di rotta è stata netta. Mercoledì, nel rally storico seguito al voto, il Dow era salito di 1.569 punti e il Nasdaq dell'1,44%. In ventiquattro ore quei guadagni sono stati cancellati.

I titoli più colpiti: chip e data center

Le vendite si sono concentrate sui semiconduttori. Nvidia ha perso circa il 9,26% e l'indice dei semiconduttori di Filadelfia è sceso di oltre il 12%. Per i titoli dei chip è stata la peggiore giornata dal marzo 2020. Ancora più pesante il calo di Advanced Micro Devices (-17,3%), mentre CoreWeave, che noleggia potenza di calcolo per l'intelligenza artificiale, ha ceduto il 9,8%. In difficoltà anche le aziende che forniscono energia ai data center, come GE Vernova.

Il crollo di Nvidia ha un peso particolare. Il titolo ha registrato il calo giornaliero più forte dal gennaio 2025, quando l'arrivo del modello cinese a basso costo DeepSeek aveva scosso Wall Street. Inoltre i titoli dei chip sono tra i più grandi del listino: una variazione dell'1% di Nvidia pesa sullo S&P 500 più di quella di quasi qualsiasi altro titolo americano.

Anche la paura è esplosa. Il VIX, l'indice che misura la volatilità attesa, è salito di circa il 70%, il balzo giornaliero più forte in quasi due anni, toccando il livello più alto da sette mesi.

Perché il voto americano ha spaventato i mercati

Alle elezioni di metà mandato i democratici hanno riconquistato Camera e Senato. Il problema, per gli investitori, è l'atteggiamento del partito verso i data center. I mercati stanno valutando le conseguenze delle vittorie democratiche in Stati come il Texas, dove sono previsti molti nuovi data center. Il timore è di una stretta normativa sull'intelligenza artificiale e di un rallentamento della costruzione delle infrastrutture. La partita è anche locale: gli elettori hanno sostenuto candidati democratici che hanno promesso di frenare la proliferazione di questi progetti, molto contestati da una parte dell'opinione pubblica.

C'è poi un fattore più profondo. Il calo del Nasdaq arriva dopo un anno già difficile per i titoli tecnologici, con gli investitori che si chiedono se gli enormi investimenti nell'intelligenza artificiale renderanno davvero, e presto. Il voto, insomma, ha fatto da detonatore a dubbi che circolavano da mesi sul rischio di una bolla dell'AI.

Cosa dicono gli analisti

Per molti esperti la lettura è chiara. Joe Maher, economista di Capital Economics, ritiene che il fattore scatenante sia il timore che i democratici, al Congresso e nei singoli Stati, regolamentino il settore e limitino la costruzione di data center. Aggiunge poi un'osservazione più cupa: lo shock delle midterm, secondo lui, «rafforza l'idea che il boom sia agli ultimi inning».

Jakub Rochlitz di eToro parla di un mercato che «sta prezzando i risultati delle midterm». Secondo la sua analisi, gli investitori ora prevedono una costruzione delle infrastrutture AI più lenta e più costosa, e quindi stanno rivedendo le stime di crescita di tutta la filiera. Chris Larkin di E*TRADE da Morgan Stanley sottolinea che già mercoledì, nonostante il rally, si vedevano crepe nell'ecosistema dell'AI, poi allargate dal timore di un Congresso a guida democratica.

Anche i grandi investitori sono stati colpiti. Secondo un report di Goldman Sachs inviato ai clienti il 5 novembre, i grandi hedge fund multi-strategia hanno subito perdite «significative» per l'eccessiva esposizione ai grandi titoli AI. Gli analisti di Macro Research Board sono i più pessimisti e prevedono che la correzione dei titoli legati all'intelligenza artificiale abbia ancora molta strada da fare.

Le voci più ottimiste

Non tutti, però, vedono la fine del ciclo. Jane Gibbons di Jefferies ha definito il crollo di giovedì «una reazione emotiva, non un azzeramento dei fondamentali», causata da un mix di timori su spesa per l'AI, politica e inflazione. Gli analisti di JPMorgan si aspettano che il boom dell'intelligenza artificiale prosegua, anche se più costoso e più lento.

C'è poi chi fa notare che i data center creano posti di lavoro e che difficilmente gli amministratori democratici vorranno vederli trasferiti in altri Stati o all'estero. Secondo alcune analisi pubblicate da CNBC, il voto potrebbe avere anche un effetto selettivo, il cosiddetto «K-shaped AI trade»: regole più rigide favorirebbero i colossi che hanno già capacità installata e penalizzerebbero le società indebitate che cercano di recuperare terreno.

L'onda arriva in Asia: sospese le contrattazioni a Seul

I mercati asiatici hanno subito l'impatto più duro. La Borsa di Tokyo è crollata in apertura e il Nikkei è arrivato a perdere il 5,96%. Ancora peggio Seul: il Kospi (Korea Exchange) è sceso di quasi il 9% in apertura e le contrattazioni sono state sospese per 20 minuti. In calo anche le Borse cinesi, con Shenzhen a -2,2% e Shanghai a -1,1%, oltre a Hong Kong (-1,2%) e Sydney (-0,5%). Le Borse asiatiche sono molto esposte al settore, perché in Corea del Sud e in Giappone sono quotati alcuni dei principali produttori mondiali di chip e componenti per l'AI.

Le prospettive: occhi sui future e sui dati del lavoro

In mattinata i segnali da oltreoceano sono di parziale stabilizzazione. Secondo Bloomberg le vendite si sono attenuate, con chi compra sui ribassi tornato sui titoli dell'intelligenza artificiale: i future sullo S&P 500 salgono dello 0,6% e quelli sul Nasdaq 100 dell'1,8%. Nel pre-mercato Nvidia guadagna il 3,6%, mentre Intel, Broadcom e Micron recuperano tra il 5% e l'8,3%. I future sul Dow Jones restano invece in calo.

L'attenzione si sposta ora sul rapporto sull'occupazione americana di ottobre, atteso nel primo pomeriggio italiano, e sull'indice della fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan. Nel medio periodo il nodo resta politico: bisognerà capire quali misure il nuovo Congresso porterà davvero in aula sull'intelligenza artificiale e sui data center. Fino ad allora, avvertono gli analisti, la volatilità potrebbe restare alta.