Un attacco aereo israeliano su obiettivi militari e nucleari iraniani ha innescato una risposta immediata da Teheran, con il lancio di centinaia di droni verso Israele. L’escalation del conflitto in Medio Oriente ha alimentato un’ondata di vendite sui mercati azionari, un’impennata dei prezzi del petrolio e dell’oro, e un rafforzamento del dollaro come valuta rifugio. Le piazze finanziarie di tutto il mondo, da Milano a Tokyo, hanno registrato cali significativi, mentre gli investitori si rifugiano in asset considerati più sicuri in un clima di crescente incertezza.
Borse in rosso: l’Europa trema
Le Borse europee hanno aperto la giornata con perdite marcate, riflettendo il nervosismo degli investitori di fronte alle tensioni geopolitiche. A Piazza Affari, l’indice Ftse Mib ha chiuso con un calo dell’1,4%, appesantito da vendite diffuse nei settori del lusso (-2,1%), automotive (-1,8%), bancario (-1,6%) e tecnologico (-1,2%). Tra i titoli più colpiti, Popolare Sondrio ha perso il 3,2% dopo le valutazioni del Cda sull’offerta pubblica di scambio di Bper (-2%), mentre Brunello Cucinelli (-2,6%) e Stellantis (-2,4%) hanno subito forti pressioni. In controtendenza, il settore energetico e della difesa ha mostrato resilienza, con Leonardo (+1,6%), Eni (+1,4%) e Snam (+0,1%) che hanno beneficiato dell’aumento dei prezzi del petrolio e del gas.
Anche le altre piazze europee hanno accusato il colpo: Madrid (-1,5%), Francoforte (-1,2%), Parigi (-1%) e Londra (-0,6%) hanno registrato perdite, con l’indice paneuropeo Stoxx 600 in calo dello 0,9%. In Asia, la situazione non è stata migliore: Tokyo ha ceduto l’1,14%, Shanghai lo 0,77%, Hong Kong lo 0,95% e il Kospi coreano l’1,24%. Per Wall Street, i future sugli indici principali segnalano un’apertura in rosso, con un calo medio dell’1,5%.
Petrolio in rally: timori per le forniture
L’attacco israeliano, che secondo fonti avrebbe colpito siti nucleari e militari iraniani, ha riacceso i timori di un’interruzione delle forniture di petrolio dal Medio Oriente, una regione chiave per la produzione globale di greggio. I prezzi del Brent sono balzati del 7,89% a 74,83 dollari al barile, mentre i future sul WTI hanno guadagnato l’8,23%, raggiungendo i 73,64 dollari al barile. Anche il gas naturale ha registrato un rialzo del 3,6%, attestandosi a 37,47 euro al megawattora.
“L’attacco aereo condotto da Israele su obiettivi militari e nucleari in territorio iraniano ha riacceso il timore di un conflitto su vasta scala in Medio Oriente, con ripercussioni immediate sia sul fronte energetico che su quello geopolitico”, ha commentato Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia. L’Iran, terzo produttore dell’Opec, potrebbe vedere compromessi i suoi flussi di esportazione in caso di ulteriori escalation, alimentando il rischio di uno shock energetico globale.
Oro e dollaro: il rifugio degli investitori
In un contesto di forte avversione al rischio, gli investitori si sono riversati su asset considerati sicuri. L’oro, bene rifugio per eccellenza, ha guadagnato l’1,2%, superando la soglia dei 3.400 dollari l’oncia e attestandosi a 3.421 dollari. Secondo alcune fonti, il metallo prezioso è vicino al suo massimo storico, spinto dalla domanda di protezione contro l’incertezza geopolitica.
Sul fronte valutario, il dollaro si è rafforzato, con il cambio euro/dollaro in calo a 1,1536. Anche la sterlina e il franco svizzero hanno perso terreno rispetto alla valuta americana, rispettivamente a 1,3561 e 1,2315. “Gli investitori si stanno muovendo verso asset considerati più sicuri, come oro, dollaro e titoli di Stato americani”, ha osservato Diodovich.
Titoli di Stato e spread stabili
Nonostante la volatilità sui mercati azionari, i rendimenti dei titoli di Stato sono rimasti relativamente stabili. Lo spread tra Btp e Bund si è attestato a 95 punti base, con il rendimento del Btp decennale italiano stabile al 3,44%. Anche i rendimenti dei Treasury americani a 10 anni hanno registrato un calo, segnale di un massiccio acquisto di titoli di Stato come bene rifugio.
Settore energetico e difesa sotto i riflettori
Il rally dei prezzi del petrolio ha favorito i titoli del settore energetico. A Piazza Affari, Eni, Tenaris e Saipem hanno registrato guadagni, sostenuti dall’aumento delle quotazioni del greggio. Anche il settore della difesa ha mostrato forza, con Leonardo che ha beneficiato delle crescenti tensioni geopolitiche. Al contrario, comparti come il lusso, l’automotive e il bancario hanno subito vendite diffuse, riflettendo il clima di cautela degli investitori.
Prospettive per i mercati: cosa monitorare
Gli analisti concordano sul fatto che le prossime ore saranno decisive per determinare l’evoluzione dei mercati. “Ogni segnale di de-escalation potrebbe calmare gli investitori, ma un ulteriore deterioramento rischia di alimentare uno shock energetico e finanziario globale”, ha avvertito Diodovich. Tra gli asset da monitorare con attenzione ci sono il petrolio, il gas naturale, l’oro, il settore energetico e della difesa, e le valute rifugio come il dollaro, il franco svizzero e lo yen giapponese.
Un’eventuale risposta più aggressiva da parte dell’Iran o un’escalation che coinvolga altri attori regionali potrebbe spingere i prezzi del petrolio oltre i 90 dollari al barile, secondo gli esperti, con conseguenze significative sull’inflazione globale e sulle politiche delle banche centrali. Intanto, l’attenzione rimane alta anche sulle decisioni diplomatiche, con il G7 che invita tutte le parti a evitare azioni che possano intensificare le tensioni.


