A fine luglio il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha presentato il programma di noleggio sociale a lungo termine di autoveicoli a basse emissioni, previsto dal Dpcm Automotive e affidato in gestione all’Automobile Club d’Italia.
L’obiettivo è duplice: accelerare il rinnovo del parco circolante nazionale, tra i più vecchi d’Europa, e allo stesso tempo allargare l’accesso alla mobilità privata alle famiglie con redditi più bassi. A oggi, però, la misura resta in una fase di preparazione più lunga del previsto: lo sportello per presentare le domande non è ancora attivo e, stando alle ultime ricostruzioni di stampa, difficilmente lo sarà prima dell’inizio del 2027.
A chi è rivolto e quali requisiti servono
Il programma, attivo fino al 30 giugno 2030, si rivolge alle persone fisiche con un Isee inferiore a 30mila euro. Non basta però il solo requisito economico: per accedere al noleggio sociale è obbligatorio anche rottamare un veicolo omologato fino a Euro 4, posseduto da almeno 12 mesi. L’auto da rottamare può essere intestata direttamente al richiedente oppure a un familiare convivente, mentre restano esclusi motocicli, scooter, furgoni e in generale i veicoli che non appartengono alla categoria M1, quella delle autovetture. Sono questi due requisiti, uniti, a definire realmente la platea dei beneficiari: chi ha un Isee basso ma non possiede un’auto vecchia da rottamare non può accedere alla misura, e viceversa.
Le vetture messe a disposizione dovranno essere nuove, immatricolate in Italia, omologate almeno Euro 6 e con emissioni di CO2 non superiori a 135 grammi per chilometro: una soglia che, a differenza di quanto avviene ad esempio in Francia, non esclude i motori termici e apre quindi il programma anche a modelli a benzina, diesel o ibridi, oltre che alle elettriche.
Il canone da 100 euro: cosa copre e cosa è a carico dell’utente
Il contratto di noleggio dovrà avere una durata minima di 36 mesi, con un canone sociale fissato a 100 euro al mese, Iva inclusa, e un limite di percorrenza di 12mila chilometri annui, per un totale di 36mila chilometri nell’arco del triennio. Facendo i conti, la spesa base per tre anni si aggirerebbe intorno ai 3.600 euro.
Nel canone dovrebbero rientrare i costi fissi della gestione del mezzo, come bollo, assicurazione e manutenzione ordinaria, mentre restano a carico dell’utente il carburante o l’energia per la ricarica, i pedaggi, i parcheggi ed eventuali sanzioni. Alcuni aspetti pratici, come le franchigie assicurative in caso di sinistro o le penali previste per il superamento del chilometraggio concordato, non sono ancora stati resi noti nel dettaglio e dovranno essere chiariti con l’avvio operativo del programma.
Perché lo sportello slitta al 2027
Al momento non è possibile presentare domanda. La piattaforma telematica dedicata è ancora “in via di definizione” e, complici i tempi delle procedure di gara europee necessarie all’acquisto delle vetture da parte di Aci, l’apertura effettiva dello sportello slitterebbe ai primi mesi del 2027, nonostante la misura sia stata varata a giugno 2026. Un indizio in questo senso arriva anche dal piano di erogazione delle risorse destinate ai costi di gestione del programma, che l’Aci riceverà in quattro tranche annuali comprese tra il 2027 e il 2030, segno che l’infrastruttura del programma è pensata per entrare a regime solo dal prossimo anno.
La piattaforma più probabile è quella di Ecobonus, già utilizzata per altri incentivi all’acquisto di veicoli e gestita da Invitalia per conto del ministero, anche se una conferma ufficiale su tempi e modalità di accesso non è ancora arrivata. Nel frattempo, chi fosse interessato può iniziare a mettere in ordine la documentazione che quasi certamente sarà richiesta al momento della domanda: l’attestazione Isee in corso di validità, i dati del veicolo da rottamare, un documento d’identità e le credenziali Spid o Cie per l’accesso al portale.
Come funzionerà la graduatoria
Per l’assegnazione delle vetture non è previsto un bando con punteggi o graduatorie basate sul reddito, ma un meccanismo di tipo cronologico: le domande, una volta verificato il possesso dei requisiti, saranno soddisfatte nell’ordine in cui vengono presentate, fino a esaurimento dei mezzi disponibili. Si tratta, in sostanza, di un meccanismo simile a un “click day”: considerato che le vetture disponibili nella fase sperimentale si contano nell’ordine delle migliaia a fronte di una platea potenziale molto più ampia, diversi osservatori si aspettano che i posti si esauriscano nel giro di poche ore dall’apertura dello sportello, come già accaduto in passato con altri incentivi all’acquisto di veicoli. Una domanda incompleta o priva dei requisiti verrà scartata, lasciando il posto al richiedente successivo in lista.
La scelta dell’auto: decide Aci, non l’utente
Una delle caratteristiche più discusse della misura riguarda la scelta del veicolo: come ha chiarito l’Aci nelle sue Faq, chi aderirà al noleggio sociale non potrà scegliere marca e modello dell’automobile, almeno nella prima fase sperimentale del programma. Sarà l’Aci ad acquistare le vetture tramite una gara pubblica europea, ancora da concludere, e nella fase iniziale è previsto che venga messo a disposizione un solo modello per tutti i beneficiari. Per l’acquisto di ciascun veicolo è fissato un tetto di spesa di 14.800 euro più Iva, un vincolo che restringe di fatto la scelta ai modelli più economici del segmento utilitarie compatibili con i requisiti di emissioni richiesti. Solo l’esito della gara chiarirà quale vettura sarà effettivamente assegnata ai beneficiari.
Le risorse stanziate: 50 milioni ma non tutti per gli utenti
La dotazione di partenza della misura è di 50 milioni di euro, per una stima di circa 3.000-4.000 automobili nella fase sperimentale, anche se alcune stime giornalistiche, come quella del Sole 24 Ore, avevano indicato un range più ampio, fino a 200-300 milioni di euro, con una dotazione complessiva potenzialmente in grado di arrivare a 1,5 miliardi nel tempo.
Dai dettagli emersi più di recente sulla ripartizione del fondo iniziale risulta che non tutte le risorse arriveranno agli utenti: circa 3,66 milioni di euro, pari al 7,3% del totale, sono destinati a coprire i costi operativi e di gestione del programma da parte di Aci — piattaforma di prenotazione, verifica dei requisiti, gestione di sinistri e sanzioni — mentre i restanti 46,34 milioni saranno effettivamente impiegati per finanziare il noleggio delle vetture. Il meccanismo, va detto, non si esaurisce con il primo stanziamento: il canone di 100 euro mensili si regge in parte anche sulla rivendita delle auto al termine dei 36 mesi di noleggio, il cui ricavato dovrebbe finanziare nuovi acquisti e permettere al programma di autoalimentarsi nel tempo. Il ministro Urso ha comunque ribadito che, in caso di successo della misura, il governo è pronto a incrementare ulteriormente le risorse anche con la prossima legge di Bilancio.
Il riscatto dell’auto dopo tre anni
Al termine dei 36 mesi minimi di contratto, il beneficiario potrà scegliere se restituire il veicolo oppure manifestare l’interesse ad acquistarlo, presentando la richiesta entro 90 giorni dalla conclusione del contratto. Il valore di riscatto sarà calcolato sulle quotazioni medie di mercato del veicolo al momento della vendita, con uno sconto non inferiore al 10%.
Cosa ha detto il ministro Urso e il nodo delle regole europee
Presentando la misura, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha rivendicato la scelta di destinare per la prima volta il 70% delle risorse del Dpcm Automotive al rafforzamento della filiera produttiva, affiancandola a “misure mirate e socialmente sostenibili” come il noleggio sociale, definito “una misura sperimentale” che potrà essere rifinanziata “ove avesse successo”.
Urso ha anche difeso la scelta di abbandonare gli incentivi generalizzati all’acquisto di auto nuove, sostenendo che in passato abbiano finito per favorire soprattutto i costruttori esteri, in particolare cinesi: “Non spreco risorse pubbliche per aiutare i miei concorrenti, è un controsenso”, ha detto, aggiungendo che un ritorno a incentivi più ampi sarà possibile solo quando entrerà in vigore il nuovo regolamento europeo che introduce il principio del “Made in Europe”, riservando i fondi pubblici alle auto con una componentistica europea di almeno il 70%.
Il ministro è tornato più volte anche sul tema delle regole comunitarie, indicate come il vero nodo del settore automobilistico italiano ed europeo: “Il problema dell’auto non è sulle risorse messe in campo dalle singole nazioni ma sulle regole europee: puoi mettere tutte le risorse che vuoi ma se non cambiano le regole è come buttarle in un pozzo di San Patrizio o svuotare il mare con un secchiello”, ha detto Urso, sottolineando che “l’epicentro del terremoto sta a Bruxelles” e che senza un cambiamento delle regole comunitarie gli sforzi nazionali rischiano di restare inefficaci.
Immagine generata con l’AI.


