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L’Italia accelera sul digitale, ok a 14 data center: le opportunità (e soprattutto) i rischi da non sottovalutare

Boom di investimenti nei data center: 2,5 miliardi per nuove infrastrutture che trasformano il mercato italiano tra cloud, IA e crescita industriale.

Di Redazione22 novembre 2025 · 4 min di lettura

Nei giorni scorsi la Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica che ha dato il via libera a 14 nuovi data center in Italia.

Il progetto complessivo vale circa 2,5 miliardi di euro. Ogni data center sarà da circa 50 megawatt di potenza termica.

Quali aziende sono coinvolte e dove sorgeranno 

I promotori sono grandi nomi nel cloud e nelle infrastrutture digitali: Microsoft, Amazon (AWS), Data4, Equinix, Stack, CyrusOne, Noovle (del gruppo TIM / Poste), e Aruba. 

Tredici dei 14 data center saranno in Lombardia, nelle aree tra Milano, Pavia e Bergamo. 

L’unico data center fuori dalla Lombardia sorgerà nel Lazio, nel Tecnopolo Tiburtino. 

Fare dell’Italia un hub digitale strategico in Europa

Il ministero ha introdotto linee guida più rigorose: prevede che i data center si costruiscano in aree già industriali o “riqualificate” (non su nuovo suolo vergine), che siano alimentati (per quanto possibile) con fonti rinnovabili, che minimizzino l’impatto acustico e ambientale e che usino criteri di sostenibilità nei progetti. 

Parallelamente a queste autorizzazioni, il ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha pubblicato una “Strategia per l’attrazione degli investimenti esteri nei data center”. 

Lo scopo è fare dell’Italia un hub digitale strategico in Europa.

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Cosa sono i data center

I data center (o “centri dati”) sono strutture fisiche (edifici) dove si trovano server, storage, macchine di rete: in pratica l’hardware che gestisce dati e calcolo per Internet, per il cloud, per app, per l’IA.

Sono il “cuore” dell’infrastruttura digitale: qui transitano, si elaborano e si conservano enormi quantità di dati.

Dal punto di vista energetico sono non poco esigenti: consumano molta elettricità, devono essere raffreddati (i server generano calore), richiedono connessioni potenti e stabili alla rete elettrica.

Un mercato in crescita in Italia 

In Italia, il mercato dei data center sta crescendo velocemente: secondo il Politecnico di Milano, nel 2024 la potenza dei data center italiani ha raggiunto 513 MW. 

Questo boom è spinto dall’aumento della domanda di cloud, servizi digitali, intelligenza artificiale, e dalla necessità di sovranità tecnologica (cioè avere data center “in casa”, non solo all’estero).

L’approvazione di 14 nuovi data center in Italia segna una svolta nella strategia digitale nazionale con ricadute enormi sia sul piano economico che energetico. Il fenomeno si inserisce nel contesto di una corsa globale agli investimenti in infrastrutture per l’IA e i servizi digitali che ridisegnano, fisicamente e strategicamente, la geografia produttiva e la bilancia dei poteri, ma comportano anche rischi strutturali e nodi irrisolti di sovranità, sostenibilità e governance.

Le implicazioni economiche

L’Italia si candida a diventare un nodo chiave dell’economia dei dati europea, attrattiva per colossi esteri e capitali globali, grazie a investimenti infrastrutturali senza precedenti (oltre 2,5 miliardi di euro, con almeno altri 10 miliardi in arrivo entro due anni).

Milano, con il 46% della potenza installata a livello nazionale, si impone come polo d’innovazione internazionale nella data economy, potenzialmente capace di generare – secondo alcune proiezioni – oltre 200 miliardi di euro di valore entro il 2030.

Il settore porta occupazione qualificata, riqualificazione di aree industriali dismesse e spinge la filiera della sostenibilità (teleriscaldamento da recupero di calore, gestione dei RAEE, urban regeneration). Tuttavia, la centralizzazione al Nord e la marginalizzazione delle regioni meridionali rischiano di aggravare divari territoriali storici: mancano incentivi o politiche per la distribuzione equa dei benefici.

L’impatto energetico e ambientale

I nuovi data center richiedono potenze superiori ai 50 MW ciascuno, con consumi energetici paragonabili a città di media grandezza. Entro il 2026 la domanda nazionale da data center potrebbe raggiungere i 900 MW (+17% annuo). La concentrazione degli impianti in Lombardia solleva rischi di saturazione della rete elettrica locale e una possibile competizione per l’approvvigionamento energetico, evidenziando carenze infrastrutturali sulle quali è urgente interrogarsi.

L’intenso utilizzo di suolo e acqua (per raffreddamento), oltre alla necessità di generatori a combustibili fossili in assenza di alternative, pone interrogativi sulla compatibilità con gli obiettivi di decarbonizzazione e resilienza.

In assenza di nuove centrali a ciclo combinato e di uno sviluppo massiccio delle rinnovabili (fino al 74% della fornitura secondo le stime ottimistiche), il rischio è di frenare gli sforzi di transizione verde e aggravare l’impatto ambientale locale.

Perché serve cautela

La rapida crescita dei data center offre una grande occasione di rilancio produttivo, occupazionale e tecnologico, ma rischia di sfuggire alle capacità di coordinamento e controllo del Paese.

Serve un forte investimento normativo e strategico da parte dello Stato per definire requisiti di efficienza e sostenibilità ambientale vincolanti; favorire la corretta allocazione territoriale degli impianti, anche al Sud; potenziare la rete elettrica nazionale per prevenire blackout e contrasti con i consumi civili e industriali; incentivare l’adozione di tecnologie di raffreddamento e alimentazione energetica alternative e sostenibili.

Cresce il fabbisogno di professionisti capaci di gestire, interpretare e proteggere grandi volumi di dati. Questo implica investimenti in formazione e cultura tecnologica diffusa.

La sfida chiave sarà costruire modelli di governance pubblica e privata che sappiano valorizzare la crescita economica senza sacrificare innovazione, sostenibilità e autonomia strategica italiana.

La “nuova corsa all’oro” dei data center può guidare la trasformazione digitale dell’Italia, ma impone di ripensare politiche energetiche, industriali e di coesione, evitando che modernità e innovazione si traducano in nuove forme di dipendenza, squilibrio e impatto ambientale difficili da gestire.

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