In Italia una notte in crociera paga meno tasse di una notte in albergo. Secondo Cittadini per l’aria e la rete Facciamo Respirare il Mediterraneo, su un pernottamento da 100 euro il prelievo fiscale è del 15% per chi sceglie la nave e del 25% per chi dorme in hotel. Sulle crociere di lusso si scende addirittura sotto il 3%. Da qui parte la proposta presentata il 4 novembre 2026 a Milano: le associazioni chiedono un’imposta nazionale di almeno 20 euro a passeggero per ogni scalo, destinata a coprire i costi ambientali e sanitari che gravano sulle città portuali.
Le associazioni indicano una forchetta tra 20 e 40 euro. Secondo le loro stime, con un prelievo minimo di 20 euro applicato nel 2025 negli otto principali porti italiani analizzati si sarebbero incassati 141 milioni di euro.
Tassa sulle crociere: da dove nasce il calcolo
La stima incrocia due basi dati: l’analisi Floating hotels redatta da Transport & Environment (T&E) e le registrazioni del sistema AIS (Automatic Identification System) relative al 2025 per otto scali: Civitavecchia, Napoli, Genova, Palermo, Livorno, Trieste, Ancona e Portoferraio. In questi soli porti, le navi da crociera hanno effettuato oltre 2.500 toccate, restando ormeggiate per più di 30.000 ore.
Il punto di partenza sono i costi esterni. Stando a T&E, nel 2025 le emissioni navali hanno generato in Italia impatti per 503 milioni di euro: 389 milioni imputabili ai gas serra e 114 milioni ai principali inquinanti atmosferici (ossidi di azoto e zolfo, particolato), associati a patologie e morti premature. Oneri che non ricadono né sugli armatori né sui passeggeri. Il sistema europeo di scambio di quote di emissione (EU ETS) ne compensa al momento solo circa 106 milioni.
| Voce |
Importo 2025 (Italia) |
| Costi da gas serra |
389 milioni € |
| Costi da inquinanti atmosferici |
114 milioni € |
| Totale costi esterni |
503 milioni € |
| Quota recuperata dall’ETS |
circa 106 milioni € |
| Costi scoperti |
397 milioni € |
Nota editoriale: le cifre sono stime T&E riprese dalle associazioni. La differenza tra costi totali e quota recuperata dall’ETS costituisce la base contabile della proposta.
Rapportando i 397 milioni scoperti al volume di passeggeri attesi nei porti italiani nel 2027, i promotori rilevano che la soglia di 20 euro risulta insufficiente: per pareggiare il danno sanitario e ambientale servirebbero non meno di 25 euro a passeggero per ogni scalo.
Perché le crociere pagano meno tasse degli hotel
Il nodo centrale risiede nell'inquadramento normativo. Le unità da crociera rientrano nella disciplina del trasporto marittimo, beneficiando delle medesime agevolazioni previste per il traffico merci: esenzione IVA sulle tratte internazionali, nessuna accisa sui carburanti e fiscalità d'impresa di favore. Una disparità ingiustificata secondo le sigle ambientaliste, per cui la crociera non rappresenta un mero trasferimento verso una meta, bensì la vacanza stessa, configurandosi come concorrente diretta delle strutture alberghiere a terra.
«Eppure oggi, su un pernottamento da 100 euro, in Italia chi alloggia in hotel paga il 25% in tasse, chi invece sceglie una nave da crociera paga, in aperta violazione al principio chi inquina paga, il 15% che – essendo le tasse su questi hotel galleggianti forfettarie –, diventa meno del 3% su una nave da crociera di lusso», denuncia Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria.
Il comparto opera su volumi rilevanti: l’Italia è il secondo mercato mondiale per transito crocieristico dopo gli Stati Uniti. Secondo le rilevazioni di Risposte Turismo, nel 2025 i porti nazionali hanno gestito circa 15 milioni di passeggeri, con una proiezione a 16 milioni nel 2027. Sul fronte emissivo, i parametri T&E indicano che una singola nave da crociera rilascia in media ogni anno una quantità di gas serra equivalente a quella prodotta da 19.000 autovetture.
Scrubber e GNL, gli altri punti contestati
Nel mirino delle associazioni rientrano anche gli sversamenti nei bacini portuali. Durante le soste alla fonda o all'ormeggio, gran parte delle navi aziona gli scrubber a circuito aperto: impianti di depurazione fumi che impiegano acqua marina, riversandola poi in mare carica di idrocarburi e metalli pesanti.
Nessuna apertura neppure verso le alimentazioni alternative. «L’impatto è così rilevante perché circa il 90% della flotta crocieristica mondiale funziona ancora interamente con i combustibili marini convenzionali, i più inquinanti. Né va meglio con le navi a GNL, erroneamente proposto come carburante green, che svela invece la sua natura inquinante sotto le telecamere OGI, Optical Gas Imaging, come mostra il recente filmato fatto a La Spezia ai fumi emessi dalla nave Sun Princess della Carnival», osserva Vittorio Gasparini di Rete Ambiente Altro Turismo della Spezia.
Tetti agli scali e terminal lontani: cosa chiedono oltre alla tassa
Sulla destinazione del gettito, la richiesta è categorica: le risorse devono confluire direttamente agli enti locali coinvolti. «La tassa va decisa a livello nazionale per aiutare le città a compensare l’impatto di questo turismo insostenibile e può servire, ad esempio, ad allontanare gli attracchi dai centri abitati», ribadisce Gerometta.
Dalla Liguria viene sollecitato un contingentamento dei flussi. «Chiediamo anche che si pongano limiti al numero delle navi. Molte città europee lo stanno già facendo: Dubrovnik e la regione delle Alpi Marittime hanno fissato un tetto ai passeggeri; La Rochelle e Barcellona limitano gli scali; Barcellona, Bordeaux, Venezia e Amsterdam tengono le grandi navi lontane dai centri abitati, spostando i terminal. Sono scelte che permettono alle città di vivere il proprio mare, invece di subirlo», ricorda Enzo Tortello del Comitato Tutela Ambientale Genova Centro Ovest.
Da Livorno l'affondo investe la sostenibilità dell'intero comparto. «Le crociere costituiscono un modello di industria turistica di massa difficilmente compatibile col rispetto dell’ambiente, soprattutto nel contesto attuale», evidenzia Luca Ribechini di Livorno Porto Pulito. «Il loro carattere fortemente energivoro si pone in aperta contraddizione rispetto alle politiche di mitigazione del tracollo climatico in atto: non c’è abbastanza energia rinnovabile per alimentare anche questo traffico, sottraendola agli altri settori, economici e civili, nei quali una transizione dal fossile è indispensabile, urgentissima eppure problematica».
Le richieste al governo italiano
- Vincolare il gettito alla salvaguardia e al recupero degli habitat marini e litoranei.
- Contingentare il traffico nelle aree critiche attraverso tetti giornalieri ai passeggeri, limiti agli accosti e divieti d'accesso nei centri storici e nei bacini a tutela biologica.
- Interdire l'uso degli scrubber nelle acque territoriali e nelle Zone di protezione ecologica del Mediterraneo nord-occidentale, del Mar Ligure e del Tirreno.
- Rendere cogente l'allaccio al cold ironing (elettrificazione da banchina) nei porti già infrastrutturati.
Le richieste all’Unione europea
- Uniformare l’aliquota IVA del settore crocieristico a quella applicata ai servizi ricettivi terrestri.
- Revocare l'esenzione totale dalle accise sui combustibili marini nell'ambito della revisione della direttiva comunitaria sulla tassazione energetica.
- Stabilire l'obbligo a livello UE di tributi ambientali minimi a carico degli armatori.
- Inasprire i parametri di transizione ecologica: innalzare i target del regolamento FuelEU Maritime ed estendere le disposizioni AFIR per imporre l'elettrificazione o vettori a zero emissioni durante la sosta.
- Introdurre l'obbligo di riduzione della velocità di navigazione nelle acque comunitarie.
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