Mentre i riflettori dell’Ariston illuminavano la kermesse canora più famosa d’Italia, nel dietro le quinte del Festival si consumava un passaggio normativo destinato a pesare sulle tasche di milioni di utenti digitali.

Proprio nella settimana sanremese, e in occasione degli Stati Generali della Musica, tenutisi nella città dei fiori, è stata definita l’estensione del prelievo per “copia privata” ai servizi di cloud storage.

Una coincidenza temporale simbolica: si celebra l’industria discografica introducendo una tassa che finisce per colpire indiscriminatamente la vita privata digitale dei cittadini.

Il concetto di “equo compenso per copia privata” nasce decenni fa per ristorare gli autori della possibilità che gli utenti masterizzassero CD o cassette. Oggi, questo meccanismo viene esteso a colossi come iCloud, Google Drive, Dropbox e OneDrive. Ma il salto tecnologico nasconde un’insidia profonda: se un tempo si tassava un supporto fisico (il CD vergine) destinato quasi certamente a ospitare musica o film, oggi si tassa uno spazio virtuale dove i contenuti multimediali protetti sono spesso una minoranza infinitesimale dei dati archiviati.

La polemica più accesa riguarda l’arbitrarietà del prelievo. La nuova imposta colpisce lo spazio di archiviazione a prescindere dall’uso effettivo che se ne fa. Si è creato, di fatto, un prelievo forzoso che colpisce indirettamente anche contenuti che nulla hanno a che fare con il diritto d’autore:

  • ⁠I ricordi personali: Le foto delle vacanze, i video dei figli, gli scatti dei momenti più intimi. Tutto ciò che carichiamo sul cloud per sicurezza viene ora “tassato” come se fosse una copia pirata di una canzone.
  • Documenti e file professionali: Scansioni di atti, PDF, cartelle cliniche, backup di dati di lavoro e presentazioni aziendali. Milioni di gigabyte di puro archivio privato vengono gravati da un costo indiretto versato alla SIAE e agli aventi diritto.
  • La memoria dello smartphone: Dato che il cloud è ormai il backup automatico dei nostri telefoni, ogni cittadino si ritrova a pagare un tributo per proteggere i propri dati personali.

Entrando nel dettaglio, la nuova tassa prevede un costo di 0,0034 euro per gigabyte (GB), applicabile per i primi 500 GB di spazio. Questo significa che per mezzo terabyte di spazio cloud si arriverà a un costo massimo di 2,4 euro. Una cifra che, presa singolarmente, può apparire irrisoria.

Tuttavia, è fondamentale considerare l’impatto aggregato: se questa cifra, seppur modesta, viene moltiplicata per i milioni di utenti italiani che ogni giorno si affidano ai servizi di cloud storage, l’importo complessivo raccolto diventa decisamente rilevante, drenando risorse dalle tasche dei cittadini e trasferendole al sistema di compensazione per il diritto d’autore.

L’introduzione di questa misura proprio durante la settimana del Festival e in concomitanza con gli Stati Generali della Musica non è passata inosservata. Se l’intento dichiarato dal comparto è quello di sostenere la filiera creativa in un momento di grande visibilità, la modalità scelta appare anacronistica.

Si è scelto di tutelare la proprietà intellettuale attraverso un balzello su strumenti che sono diventati estensioni della nostra memoria e della nostra privacy. Il risultato è un paradosso logico: per “difendere la musica”, lo Stato autorizza un prelievo sulla foto del matrimonio o sul rogito notarile archiviato digitalmente.

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Resta aperto il tema della giustizia di questo sistema. È corretto che un utente che utilizza il cloud esclusivamente per fini lavorativi o per conservare i propri ricordi debba sovvenzionare l’industria dello spettacolo?

Mentre a Sanremo si cantava la libertà e l’emozione, per i contribuenti italiani si accendeva un nuovo costo fisso, una micro-imposta su ogni gigabyte di memoria. Il cloud, nato per rendere i dati accessibili e sicuri, diventa così un nuovo terreno di caccia fiscale, trasformando lo spazio privato dei cittadini in un bancomat per il diritto d’autore.

hi è Gianluca Timpone

Gianluca Timpone è un dottore commercialista italiano specializzato in diritto tributario e fiscalità internazionale. È un esperto riconosciuto in materia di transfer pricing, pianificazione fiscale internazionale e contenzioso tributario. Ha una lunga esperienza nella consulenza ad aziende multinazionali e individui con patrimoni elevati. Ha rivestito la carica di presidente dell’ordine dei dottori commercialisti della propria circoscrizione di appartenenza. È un relatore frequente in conferenze e seminari di diritto tributario, ospite in svariate trasmissioni televisive nazionali dove analizza ed affronta tematiche di carattere fiscale ed economico. Ha rivestito vari ruoli all’interno di organismi di controllo ministeriali ed istituzionali. E