Una mobilitazione senza precedenti minaccia di colpire il cuore tecnologico della Corea del Sud e l’intera filiera mondiale dei semiconduttori. Come riportato da Reuters, circa 48mila dipendenti di Samsung Electronics sono pronti a incrociare le braccia dopo il fallimento delle trattative sui bonus aziendali, aprendo la strada a uno sciopero di 18 giorni che potrebbe avere effetti ben oltre i confini asiatici.
La protesta riguarda il 38% della forza lavoro nazionale del colosso coreano, primo produttore mondiale di chip di memoria e protagonista assoluto della catena globale che alimenta il boom dell’intelligenza artificiale.
Le trattative, interrotte senza un accordo definitivo, sono riprese solo nelle ultime ore grazie alla mediazione del ministro del Lavoro Kim Young-hoon. Il sindacato aveva accettato una proposta finale formulata dalla Commissione nazionale per le relazioni industriali, ma il nodo principale è rimasto irrisolto.
Il sindacato: “Abbiamo fatto tutte le concessioni possibili”
Il leader sindacale Choi Seung-ho ha annunciato che lo sciopero partirà comunque, accusando la dirigenza Samsung di non aver trovato un compromesso sull’ultimo punto rimasto aperto.
“Vorrei scusarmi con l’opinione pubblica per non essere riusciti a produrre un buon risultato nonostante tutte le concessioni possibili”.
Il dirigente sindacale ha pronunciato le parole trattenendo a fatica le lacrime durante un incontro con i giornalisti.
“Non smetteremo di lavorare per raggiungere un accordo nemmeno durante lo sciopero”.
Samsung: “Richieste inaccettabili”
La risposta dell’azienda è arrivata attraverso una nota ufficiale molto dura. Samsung sostiene che il sindacato abbia avanzato pretese incompatibili con la sostenibilità manageriale del gruppo.
“La ragione per cui non è stato possibile raggiungere un accordo è che accettare le richieste eccessive del sindacato comprometterebbe i principi fondamentali della gestione aziendale”.
Secondo quanto emerso, il sindacato chiede:
- l’abolizione del tetto ai bonus fissato al 50% dello stipendio annuo
- la distribuzione ai dipendenti del 15% degli utili operativi annuali
- la formalizzazione pluriennale delle nuove regole sui premi
Lo scontro riguarda soprattutto il modo in cui i bonus vengono ripartiti tra il settore memoria, altamente redditizio, e quello dei chip logici, che continua invece a registrare perdite.
Trump incontra Xi a Pechino, ma lo scontro tra Usa e Cina si gioca su chip e intelligenza artificiale
Perché lo sciopero Samsung preoccupa il mondo
Samsung rappresenta quasi un quarto delle esportazioni della Corea del Sud. Qualsiasi rallentamento produttivo potrebbe avere conseguenze immediate sui mercati internazionali dei semiconduttori, già messi sotto pressione dalla corsa globale all’intelligenza artificiale.
La domanda di chip ad alte prestazioni è esplosa negli ultimi mesi soprattutto per alimentare infrastrutture AI e data center. In questo scenario, eventuali interruzioni nella produzione Samsung rischiano di aggravare ulteriormente le tensioni sui prezzi e sulle forniture.
Secondo un funzionario della banca centrale sudcoreana, nel peggiore degli scenari lo sciopero potrebbe ridurre dello 0,5% la crescita economica prevista per il Paese nel 2026.
Gary Tan, portfolio manager di Allspring Global Investments, ritiene che il danno immediato alle catene di approvvigionamento resterà limitato se la protesta non andrà oltre i 18 giorni previsti.
“L’effetto più importante riguarda il sentiment dei mercati e la struttura dei prezzi nel settore delle memorie nel lungo periodo, rafforzando le pressioni sui costi”.
Il governo valuta l’arbitrato d’emergenza
Ora l’attenzione si concentra sul possibile intervento diretto del governo sudcoreano. Nel fine settimana era emersa l’ipotesi di un arbitrato d’emergenza, misura raramente utilizzata che sospenderebbe lo sciopero per 30 giorni consentendo allo Stato di mediare.
Al momento, però, un funzionario governativo ha definito prematuro parlare di arbitrato, spiegando che esistono ancora margini per una soluzione negoziale.
Anche il presidente sudcoreano Lee Jae Myung, generalmente considerato vicino alle organizzazioni sindacali, ha criticato indirettamente la linea dura del sindacato Samsung.
“Un certo sindacato sta superando il limite quando pretende una quota degli utili operativi aziendali ancora prima del pagamento delle tasse”.
Il confronto con SK Hynix e la fuga dei talenti
Dietro la protesta c’è anche il crescente malcontento dei dipendenti Samsung nei confronti della rivale SK Hynix.
L’azienda concorrente ha conquistato una posizione dominante nella fornitura di memorie HBM per i chip AI destinati a Nvidia, diventando uno dei principali protagonisti del nuovo ciclo tecnologico globale.
Secondo il sindacato Samsung, nel 2025 i lavoratori di SK Hynix hanno ricevuto bonus superiori di oltre tre volte rispetto a quelli dei dipendenti Samsung. Una differenza che avrebbe provocato sia un aumento delle dimissioni sia un’impennata delle iscrizioni sindacali.
Produzione protetta da un’ordinanza del tribunale
Nel frattempo, la magistratura sudcoreana è già intervenuta per limitare i possibili danni industriali. Un tribunale ha accolto parzialmente la richiesta di Samsung imponendo il mantenimento dei livelli minimi di personale in alcuni impianti produttivi strategici.
Secondo l’ordinanza, 7.087 dipendenti dovranno comunque presentarsi al lavoro per evitare danni agli impianti e ai materiali di produzione durante l’azione sindacale.
La scorsa settimana il leader sindacale Choi aveva inoltre accusato Samsung di aver già iniziato a ridurre il numero di wafer carrier utilizzati negli impianti, sistemi automatizzati capaci di movimentare fino a 36mila wafer. L’azienda non ha commentato le stime sulle eventuali perdite produttive.






Commenti