A dieci anni dalla scomparsa di Marco Pannella, torna in libreria La lezione di Marco, volume dedicato allo storico leader radicale e rilanciato in una nuova ristampa da Alfonso Pecoraro Scanio.

Il presidente della Fondazione Univerde ricorda il rapporto umano e politico con Pannella, soffermandosi soprattutto sulla battaglia antinucleare che, secondo lui, oggi il leader radicale porterebbe avanti con ancora maggiore convinzione.

Per Pecoraro Scanio, infatti, la posizione di Pannella sul nucleare fu “lucida” fin dall’inizio. “Era contrario già ai tempi della prima raccolta firme per il referendum, ben prima di Chernobyl”, sottolinea. Una scelta che, secondo l’ex ministro dell’Ambiente, nasceva dalla consapevolezza che la fissione nucleare fosse “pericolosa, economicamente non conveniente e intrinsecamente problematica”.

L’ex ministro ricorda come Pannella abbia mantenuto coerente la propria linea fino agli ultimi anni della sua vita. Nel 2016, pochi mesi prima della morte, il leader radicale si espresse infatti a favore del “Sì” al referendum contro le trivellazioni petrolifere in Adriatico promosse dal governo Renzi.

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“Da abruzzese conosceva bene i rischi ambientali legati alle trivellazioni”, osserva Pecoraro Scanio, precisando tuttavia che “il nucleare resta una questione molto più delicata”.

Secondo l’ex presidente dei Verdi, il problema principale continua a essere l’assenza di soluzioni definitive per le scorie nucleari. “L’Italia ha chiuso le sue centrali da decenni e ancora non è riuscita a individuare un deposito nazionale. Pensare di aprire nuove centrali senza aver risolto questo nodo è la dimostrazione di una contraddizione evidente”.

Pecoraro Scanio critica anche quella che definisce “l’ideologizzazione dei filonucleari”, accusati di continuare a sostenere una tecnologia che, a suo giudizio, non avrebbe superato i limiti economici e strutturali emersi negli ultimi decenni.

Da qui la convinzione che, se fosse ancora vivo, Pannella sarebbe oggi “un fortissimo e credibile testimonial” di una nuova mobilitazione referendaria contro il ritorno al nucleare previsto dal governo.

Anche se, conclude provocatoriamente Pecoraro Scanio, “forse non servirebbe nemmeno un referendum, perché non sono comunque in grado di costruire le centrali”.