Secondo le Prospettive economiche intermedie dell’OCSE di settembre 2025 la situazione economica in Italia è caratterizzata da una crescita globale rallentata a causa dei dazi introdotti dagli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald Trump. 

Cosa sta accadendo nel nostro Paese

Dopo un +3,3% nel 2024, la crescita globale scenderà al +3,2% nel 2025 e al +2,9% nel 2026. 

In Italia, infatti, i dazi imposti dagli Usa, stanno contribuendo a un aumento dei prezzi, in particolare del costo del cibo, mentre i salari reali mostrano una debolezza. Parallelamente, il tasso di disoccupazione nel nostro Paese è diminuito, raggiungendo un minimo storico nell’area euro, ma la crescita dei salari reali è rallentata a causa dell’inflazione elevata e della crescita debole dei salari nominali.

Cos’è il salario reale

Il salario reale è la quantità di beni e servizi che un lavoratore può acquistare con il salario nominale che riceve. In altre parole, tiene conto del potere d’acquisto della somma percepita, considerando il livello generale dei prezzi sul mercato. 

Se i prezzi aumentano ma il salario nominale rimane invariato, il salario reale diminuisce perché con la stessa somma di denaro si possono comprare meno beni e servizi. Il salario reale è quindi un indicatore molto più significativo per capire il vero potere d’acquisto e il tenore di vita del lavoratore rispetto al salario nominale, che è semplicemente la somma di denaro ricevuta.

Cosa possono fare la politica e l’economia 

Le contromisure per affrontare queste difficoltà sono principalmente di natura politica ed economica. Dal governo italiano arriva una difesa dell’accordo raggiunto a livello europeo che prevede una tariffa unica del 15% sui dazi USA, con una sospensione delle contromisure europee più dure, ma con la possibilità di misure di compensazione sia a livello europeo che nazionale per i settori più colpiti. Il governo sottolinea l’importanza di continuare con le riforme, il risanamento e la riduzione del debito, oltre a investire in competenze e preservare l’indipendenza delle banche centrali per mantenere stabilità monetaria e credibilità della politica monetaria.

In campo commerciale, l’Europa ha predisposto pacchetti di contro-dazi che prevedono tariffe più alte su prodotti simbolo degli Stati Uniti (come Harley-Davidson, jeans Levi’s, prodotti alimentari e manufatti), ma questi sono stati sospesi per favorire la diplomazia e negoziati con gli USA. 

Se le trattative fallissero, le misure potrebbero entrare in vigore, colpendo circa 21 miliardi di euro di prodotti americani. Si prevede anche un possibile uso di sanzioni e limiti agli investimenti americani in Europa.

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Cosa aspettarsi e contromisure pratiche

In Italia, ci si deve attendere un aumento dei prezzi, in particolare alimentari, con un impatto negativo sul potere d’acquisto dato il rallentamento della crescita dei salari reali.

L’azione raccomandata dall’OCSE è di proseguire con la disciplina fiscale, riforme strutturali e investimenti in formazione per migliorare la produttività e la competitività.

A livello europeo e nazionale, è prevista la possibilità di misure compensative nei settori più esposti ai dazi.

Il governo e le istituzioni europee stanno lavorando per negoziare e contenere l’impatto con accordi sui dazi che evitino escalation commerciali dannose, privilegiando un equilibrio tra competitività e protezione dei settori industriali strategici.

Pertanto, l’Italia deve affrontare un contesto economico con prezzi in aumento e salari reali stagnanti, mentre le contromisure saranno un mix di negoziazioni diplomatiche, politiche fiscali prudenti e interventi di sostegno settoriale.

I settori dell’economia italiana più colpiti

I settori dell’economia italiana che stanno risentendo maggiormente, in modo negativo, dei dazi introdotti dagli Stati Uniti sono:

– Meccanica e macchinari industriali, con un export italiano verso gli USA di circa 13 miliardi di euro.

– Farmaceutico.

– Moda e beni di lusso, che includono anche occhialeria, un comparto molto importante per il Made in Italy.

– Agroalimentare, con danni potenziali anche per il vino stimati in oltre 300 milioni di euro nell’anno in corso.

– Trasporti e autoveicoli, altro settore rilevante per l’export verso gli Stati Uniti.

Inoltre, alcune regioni italiane come Lombardia, Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna sono particolarmente esposte nei settori manifatturieri, tra cui gioielleria, prodotti in metallo, mobili e elettronica.

L’insieme di quanto detto potrebbe tradursi in circa 8-10 miliardi di euro di danni per l’export italiano e una perdita di quasi 180mila posti di lavoro, secondo stime di Confcommercio e Unimpresa. Inoltre, la svalutazione del dollaro riduce ulteriormente la competitività del Made in Italy sul mercato statunitense.