Dazi USA-UE 2025: l’Italia sotto pressione, l’Europa prepara la risposta

Dazi USA - UE
I dazi USA al 30% minacciano l’export italiano. L’UE prepara contromisure e valuta lo strumento anti-coercizione.

Il 1° agosto 2025 segna una scadenza che potrebbe ridisegnare le relazioni commerciali transatlantiche. Il segretario al commercio USA, Howard Lutnick, ha confermato che i dazi al 30% sulle importazioni dall’Unione Europea entreranno in vigore se non si troverà un accordo con Bruxelles, secondo quanto riportato da Bloomberg.

La minaccia, annunciata dal presidente Donald Trump in una lettera alla Commissione Europea, ha messo in allarme l’Europa, con l’Italia tra i Paesi più esposti per il suo ruolo di quarta economia esportatrice al mondo. L’UE, pur privilegiando la via del negoziato, sta preparando un piano di contromisure per mitigare l’impatto economico, con un crescente sostegno tra gli Stati membri per l’attivazione dello strumento anti-coercizione.

L’Italia e l’export: un’economia a rischio

Nel 2024, l’export italiano verso gli Stati Uniti ha raggiunto i 64,5 miliardi di euro, rappresentando oltre il 10% delle esportazioni totali del Paese, come evidenziato da Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, in un’intervista al QN. I settori più vulnerabili includono agroalimentare, farmaceutica e meccanica, che potrebbero subire un duro colpo a causa della loro sensibilità alle variazioni di prezzo. “I dazi al 30% rischiano di generare impatti pesantissimi sulle catene di approvvigionamento, danneggiando fortemente imprese, lavoratori e consumatori su entrambe le sponde dell’Atlantico”, ha dichiarato Sangalli. Tuttavia, un’analisi di Banca d’Italia offre una nota di ottimismo: il 43% delle esportazioni italiane verso gli USA è costituito da prodotti di elevata qualità, meno sensibili alle fluttuazioni dei prezzi, il che potrebbe attenuare parte dell’impatto.

Il turismo sotto pressione

Non solo l’export di beni è a rischio. Il settore del turismo, che nel 2023 ha generato 52 miliardi di euro per la componente incoming, potrebbe subire un contraccolpo significativo. Sangalli ha sottolineato come un’eventuale indebolimento del dollaro e un rallentamento della crescita globale, causati dalle barriere commerciali, potrebbero penalizzare i flussi turistici verso l’Italia. Secondo stime di Confesercenti, già a giugno 2025 si è registrata una flessione di 193.000 presenze di turisti americani rispetto all’anno precedente, un segnale preoccupante per un comparto fondamentale della bilancia dei pagamenti italiana.

La risposta dell’Unione Europea: negoziati e contromisure

L’Unione Europea non è rimasta a guardare. Un incontro tra i 27 ambasciatori europei è previsto in settimana per definire un piano di risposta, come riportato da Bloomberg. Bruxelles ha già approvato un primo pacchetto di contromisure da 21 miliardi di euro, sospeso in attesa di negoziati, che colpirebbe prodotti simbolo degli Stati Uniti come Harley-Davidson, Levi’s e burro d’arachidi. Un secondo pacchetto, più ampio, da 72 miliardi di euro, include settori strategici come carni bovine, SUV, componenti aeronautici e microchip. Questi pacchetti, come spiegato da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, sono pronti per essere attivati in caso di fallimento delle trattative. “L’UE ha sempre cercato una soluzione negoziata, ma, se necessario, ha anche gli strumenti per difendere i propri interessi”, ha dichiarato l’Alto rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, in un’intervista a La Tribune Dimanche.

Lo strumento anti-coercizione: il “bazooka” europeo

Un numero crescente di Stati membri, guidati dalla Francia, spinge per l’attivazione dello strumento anti-coercizione (Aci), definito da alcuni come il “bazooka” commerciale europeo. Introdotto nel dicembre 2023, l’Aci consente all’UE di rispondere a pressioni economiche esterne con misure che vanno oltre i semplici dazi, includendo restrizioni agli investimenti, limitazioni agli appalti pubblici e persino la revoca di diritti di proprietà intellettuale. “Non abbiamo tabù”, ha dichiarato il ministro francese per il Commercio Estero, Laurent Saint-Martin, sottolineando la necessità di una risposta decisa. Tuttavia, Paesi come l’Italia e la Germania prediligono un approccio più cauto, temendo un’escalation commerciale. La presidente von der Leyen ha chiarito che l’Aci è un’opzione per “situazioni straordinarie” e che l’UE non è ancora a quel punto, ma la pressione per il suo utilizzo cresce.

Le trattative in corso: una corsa contro il tempo

I negoziati tra UE e USA procedono a ritmo serrato. Il commissario europeo per il commercio, Maroš Šefčovič, è in contatto con il segretario al commercio USA, Howard Lutnick, e il rappresentante per il commercio, Jamieson Greer. Funzionari europei sono volati a Washington per intensificare il dialogo, mentre il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha incontrato il segretario di Stato USA, Marco Rubio, discutendo non solo di dazi, ma anche di questioni geopolitiche come il conflitto in Ucraina. “C’è stata una identità di vedute sulle grandi questioni internazionali,” ha dichiarato Tajani, sottolineando l’importanza di un accordo “win-win”. Trump, tuttavia, ha ribadito la sua posizione intransigente, ricordando che la lettera sui dazi al 30% rimane valida.

Un impatto economico trasversale

Le conseguenze dei dazi non si limitano all’Europa. Negli Stati Uniti, l’imposizione di tariffe potrebbe alimentare l’inflazione e aumentare i costi per i consumatori americani, come evidenziato da Šefčovič: “I dazi sono tasse, dannose per le imprese e peggiori per i consumatori.” Secondo il Kiel Institute, un’eventuale guerra commerciale potrebbe ridurre il PIL statunitense dello 0,17% nel breve periodo, mentre l’Europa subirebbe una contrazione media dello 0,41%, con l’Italia a rischio di un impatto dello 0,4%. La Germania, con un’esposizione del 3,5% del PIL verso gli USA, sarebbe il Paese più colpito, seguita dall’Italia.

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