Per decenni, comprare un videogioco è stato relativamente semplice: si guardava il bollino colorato sulla copertina, si leggeva se c’era violenza, linguaggio esplicito o contenuti sessuali, e si decideva.
Il sistema PEGI — Pan European Game Information, in vigore in 38 paesi europei — ha funzionato così fin dalla sua introduzione nel 2003. Ma il mondo dei videogiochi è cambiato radicalmente, e le regole si sono rivelate inadeguate a descrivere ciò che i giochi moderni effettivamente fanno agli utenti, non solo ciò che mostrano loro.
A partire da giugno 2026, i nuovi videogiochi presentati per la classificazione saranno valutati secondo un insieme più ampio di criteri che terrà conto sia dei contenuti sia delle funzionalità, come gli acquisti di contenuti in-game, gli oggetti casuali a pagamento, le funzioni di comunicazione e le meccaniche che incentivano i giocatori a continuare a giocare. In pratica, il sistema smette di chiedersi solo “cosa mostra questo gioco?” e comincia a chiedersi “cosa fa questo gioco all’utente?”.
Undici nuovi parametri, quattro aree di rischio
Il PEGI aggiornerà i propri criteri introducendo undici nuovi parametri distribuiti in quattro aree: acquisti in-game, oggetti casuali a pagamento, funzioni di comunicazione online e meccaniche progettate per incentivare sessioni frequenti e prolungate.
La logica è semplice ma dirompente. Un gioco può essere innocente nei contenuti visivi — niente sangue, nessuna scena esplicita — e allo stesso tempo costruire dinamiche psicologiche molto aggressive, capaci di spingere il giocatore a spendere denaro reale o a non riuscire a smettere di giocare. Fino a oggi, tutto ciò non lasciava traccia sul bollino. Da giugno, lo farà.
Loot box: addio all’era senza etichetta
Il cambiamento più immediato e visibile riguarda le cosiddette loot box, quei pacchetti virtuali acquistabili in cui il giocatore paga senza sapere cosa riceverà, esattamente come in una slot machine. Un impatto significativo riguarderà le ricompense casuali a pagamento come le loot box: in questi casi la valutazione standard sarà PEGI 16, con la possibilità di salire a PEGI 18 nelle situazioni considerate più problematiche.
I titoli che invece simulano dinamiche da casinò nei cosiddetti social casino game potranno arrivare addirittura a PEGI 18.
L’esempio più clamoroso riguarda la serie calcistica di EA Sports. I pacchetti di figurine presenti nella modalità Ultimate Team potrebbero portare FC 27 a essere classificato PEGI 16, rispetto all’attuale FC 26, che è PEGI 3. Un salto di tredici anni di fascia d’età, tutto dovuto a una meccanica di monetizzazione che non è cambiata nel gioco, ma che ora viene finalmente riconosciuta e segnalata.
Missioni giornaliere, NFT e chat non moderata: i nuovi indicatori di rischio
Le novità non si fermano alle loot box. I giochi con offerte limitate nel tempo o nella quantità saranno classificati PEGI 12, mentre i giochi con NFT o meccanismi legati alla blockchain saranno classificati PEGI 18.
Entrano in scena anche le cosiddette meccaniche “play-by-appointment”, cioè quei sistemi che premiano — o puniscono — la frequenza con cui si ritorna a giocare. I meccanismi che premiano il ritorno al gioco, ad esempio tramite missioni giornaliere, riceveranno un PEGI 7; se invece prevedono penalità per chi non torna a giocare, come la perdita di progressi o contenuti, la classificazione salirà a PEGI 12.
Sul fronte della sicurezza nelle interazioni online, le regole sono ancora più nette: i titoli che includono sistemi di chat completamente non moderati e privi di strumenti di blocco o segnalazione verranno classificati PEGI 18. Un criterio che tocca direttamente molti dei titoli multiplayer più diffusi tra i giovani, dove la chat vocale o testuale è libera e spesso incontrollata.
Il precedente tedesco: già un gioco su dieci aveva la fascia sbagliata
Questi cambiamenti non arrivano dal nulla. Le modifiche sono state calibrate dal comitato di PEGI in collaborazione con esperti di terze parti e con l’autorità tedesca USK, che ha già implementato modifiche simili nel 2023 per conformarsi a una legge nazionale sulla tutela dei minori.
I risultati tedeschi sono illuminanti. Dirk Bosmans, direttore del PEGI, ha sottolineato come l’esperienza dei colleghi tedeschi sia stata “estremamente utile”, mentre Elisabeth Secker, direttrice generale di USK, ha precisato che almeno uno dei nuovi criteri è stato applicato a circa il 30% di tutti i giochi presentati da quando il sistema è stato aggiornato. In altre parole, quasi un terzo dei titoli valutati in Germania avrebbe ricevuto una classificazione diversa — più alta — rispetto a quella ottenuta con le vecchie regole. Un dato che lascia intuire l’entità del cambiamento in arrivo a livello europeo.
Cosa cambia per genitori, ragazzi e adulti
Le nuove regole si applicheranno ai giochi presentati per la classificazione a partire da giugno, quindi non cambieranno retroattivamente il rating dei titoli già pubblicati. Chi ha già in casa un gioco con certe meccaniche non vedrà cambiare il bollino. Ma per tutti i titoli in uscita, lo scenario sarà molto diverso.
Per i genitori, si tratta di uno strumento di orientamento finalmente più realistico. Con l’aggiornamento dei criteri di classificazione, PEGI vuole rendere i genitori consapevoli del fatto che alcune funzionalità all’interno dei videogiochi devono essere valutate con attenzione e che gli strumenti di controllo parentale possono essere un supporto molto utile.
Per i giocatori adulti, le ripercussioni sono più sottili ma non meno significative: molti titoli che si comprano o scaricano senza pensarci due volte potrebbero mostrare fasce d’età più alte del previsto, un segnale che invita a riflettere sulle dinamiche a cui ci si sta esponendo, indipendentemente dall’età.
Per l’industria, infine, si apre una stagione di adattamento obbligato. Con le nuove regole PEGI, l’Europa punta a un approccio più sistematico: non vietare automaticamente queste meccaniche, ma segnalarle in modo più evidente nelle classificazioni d’età, lasciando a genitori e consumatori uno strumento in più per orientarsi nel mercato dei videogiochi.
Una riforma attesa da anni
Il mercato dei videogiochi è cambiato enormemente nell’ultimo decennio. I giochi free-to-play con acquisti interni, i titoli live service costruiti per fidelizzare gli utenti giorno dopo giorno, i mondi virtuali con economie proprie basate su asset digitali: nessuno di questi elementi esisteva — o era così pervasivo — quando le regole attuali furono scritte. La riforma del PEGI non è una censura né un divieto: è semplicemente il riconoscimento che un’etichetta sulla violenza grafica non basta più a raccontare cosa si nasconde davvero dietro un videogioco.






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