Nella battaglia tra i giganti della Silicon Valley, Elon Musk esce sconfitto contro Sam Altman per motivi procedurali. In meno di due ore di deliberazioni, una giuria della California ha respinto all’unanimità le accuse dell’uomo più ricco del mondo nei confronti del suo rivale e di OpenAI.
Il motivo è tanto semplice quanto definitivo: prescrizione. Non perché la giuria abbia stabilito che Musk avesse torto nel merito, ma perché ha agito troppo tardi. Con questo verdetto si chiude — almeno in primo grado — uno degli scontri legali più seguiti nella storia recente della tecnologia.
Tre settimane di processo, due ore per decidere
Dopo tre settimane di processo in un tribunale federale di Oakland, la giuria consultiva ha concluso che le accuse relative alla gestione impropria delle risorse dell’organizzazione no-profit erano ormai prescritte. Anche le richieste di restituzione e l’accusa contro Microsoft di aver favorito tali violazioni sono quindi decadute. La giudice federale Yvonne Gonzalez Rogers, che aveva chiesto alla giuria di esprimersi sulla questione preliminare della tempestività dell’azione legale, ha accettato e fatto proprio il verdetto. Il tribunale non ha stabilito se OpenAI abbia effettivamente tradito la propria missione fondativa, se Altman e Brockman si siano arricchiti ingiustamente, o se Microsoft abbia contribuito. Il merito della questione, insomma, resta senza risposta.
38 milioni di dollari e una missione tradita (secondo Musk)
Al centro della disputa c’era una storia di ideali, denaro e ambizioni divergenti. Musk aveva citato in giudizio OpenAI per la sua trasformazione da piccola organizzazione no-profit al colosso da 850 miliardi di dollari che oggi sta dietro a ChatGPT, sostenendo che Altman e Brockman avessero utilizzato impropriamente i circa 38 milioni di dollari che lui aveva donato per sostenere un laboratorio di ricerca dedicato all’intelligenza artificiale a beneficio dell’umanità. Il suo team legale chiedeva al tribunale di obbligare OpenAI e Microsoft a restituire fino a 134 miliardi di dollari di “guadagni illeciti”, a rimuovere Altman e Brockman dalla leadership e ad annullare la ristrutturazione aziendale del 2025.
Il processo che ha messo a nudo tutti
Il dibattimento ha riservato più di una sorpresa per entrambe le parti. Musk è stato contraddetto dai propri tweet sotto giuramento: ha ammesso che xAI ha distillato i modelli di OpenAI e ha dichiarato di aver investito 100 milioni di dollari quando i documenti ne mostrano solo 38. Ma anche OpenAI non ne è uscita immacolata. La difesa di Altman ha mostrato che Musk voleva controllare la società for-profit con la maggioranza delle quote già nel 2017, e che mentre sedeva nel consiglio cercava di assumere i dipendenti di OpenAI per Tesla e Neuralink. I legali di Altman e OpenAI hanno inoltre dimostrato che le donazioni di Musk non erano soggette a restrizioni e che la ristrutturazione aziendale era necessaria per competere contro Google. Come hanno osservato molti commentatori, entrambe le parti escono dal processo meno credibili di quando vi sono entrate.
La risposta di Musk: “Farò appello, è una questione di principio”
Sconfitto, il miliardario non ha tardato a reagire. Musk ha annunciato che presenterà ricorso presso il Nono Circuito, sottolineando su X che “il giudice e la giuria non si sono pronunciati sul merito del caso, ma su un tecnicismo”.
Ha aggiunto: “Creare un precedente che consenta di saccheggiare gli enti di beneficenza è deleterio per la filantropia”. Nel sistema federale statunitense, la prima opzione è il ricorso in appello: Musk potrebbe chiedere alla Corte d’Appello del Nono Circuito di rivedere la decisione sostenendo, ad esempio, che il giudice abbia interpretato male alcuni aspetti procedurali o giuridici. Tuttavia, le corti d’appello non rifanno il processo da zero, e difficilmente ribaltano un verdetto unanime di giuria se non emergono errori giuridici concreti.
Cosa cambia per le big tech e quali sono gli scenari futuri
Il verdetto non è solo una questione tra due miliardari in lite: ha implicazioni concrete per l’intero ecosistema tecnologico. Per la startup di Altman la vittoria rappresenta una schiarita in vista dell’initial public offering, sulla quale Musk pesava come un macigno. La causa aveva minacciato di complicare i piani societari a lungo termine di OpenAI, e la sentenza rappresenta una vittoria significativa anche per Microsoft, citata come parte convenuta nel caso.
Sul fronte opposto, Musk si sta preparando per una potenziale IPO che coinvolgerebbe SpaceX, dopo che la società si è fusa con xAI, con una valutazione stimata attorno a 1.250 miliardi di dollari. Nel più ampio scenario della corsa globale all’intelligenza artificiale, il verdetto consolida la traiettoria di OpenAI come attore for-profit — con Microsoft, Amazon e SoftBank tra i principali investitori — e rafforza implicitamente il modello secondo cui le grandi aziende AI non possono essere vincolate per sempre a strutture filantropiche originarie quando operano in un settore che richiede capitali enormi. Il processo ha comunque fatto emergere email, documenti e testimonianze che continueranno ad alimentare il dibattito sulla trasformazione di OpenAI, senza però chiudere davvero la questione di fondo: se una società nata per il bene dell’umanità possa legittimamente diventare uno strumento di profitto miliardario. Una domanda alla quale i tribunali, questa volta, hanno deciso di non rispondere.






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