Il gruppo LVMH starebbe valutando la cessione di alcuni asset non primari fra le oltre 75 maison in portafoglio, segnando l’avvio di una razionalizzazione senza precedenti nella strategia di crescita del colosso presieduto da Bernard Arnault. L’indiscrezione, riportata dal Financial Times sulla base di fonti vicine alle operazioni, rappresenta un deciso cambio di rotta per un gruppo che ha costruito la propria fortuna sull’acquisizione continua di brand del lusso a livello globale.

Quali marchi finiscono sul banco dei cedibili

Tra le attività messe in vendita figurerebbero il marchio di moda Marc Jacobs, la partecipazione nel brand Fenty Beauty della cantante Rihanna e il produttore di vino statunitense Joseph Phelps Vineyards. Ma il perimetro delle dismissioni potrebbe essere ancora più ampio. Sarebbero in discussione anche Make Up For Ever e Fresh, ritenuti meno in linea con il posizionamento premium dominato da Dior Beauty e Guerlain, mentre tra le divisioni più in difficoltà figura Moët Hennessy, che potrebbe cedere marchi come Eminente oltre allo stesso Joseph Phelps Vineyards.

Per quanto riguarda Fenty Beauty, il ragionamento strategico di LVMH appare già delineato da tempo: il brand, pur rappresentando una pietra miliare culturale, non è integrato nell’architettura del gruppo. La logica è sempre la stessa — non genera leva strategica — e quindi il marchio non viene ceduto perché sottoperforma, ma perché non è più considerato essenziale.

Una svendita o una scelta di campo?

Le potenziali cessioni della griffe del designer americano e della partecipazione nel marchio beauty della cantante potrebbero fruttare alla società diversi miliardi di euro da reinvestire nei business più redditizi. Non si tratta, insomma, di una liquidazione forzata, ma di una scelta consapevole: liberare risorse per concentrarle dove il ritorno è più elevato.

Queste potenziali cessioni si aggiungerebbero alle numerose dismissioni già avvenute di recente: negli ultimi 18 mesi, il gruppo ha ceduto Off-White, il marchio di streetwear di lusso, le attività nella Grande Cina del rivenditore di articoli da viaggio DFS e la partecipazione nel brand della stilista Stella McCartney. Un processo di sfoltimento già avviato, quindi, che ora accelera verso una forma più sistematica.

La Borsa promuove ma il bilancio annuale resta negativo

I mercati hanno accolto positivamente le indiscrezioni. A Parigi il titolo ha reagito aprendo al rialzo, ma il saldo da inizio anno resta pesantemente negativo, attorno al 30%. Un segnale eloquente della pressione a cui è sottoposto il titolo, e della necessità percepita dagli investitori di una svolta strategica credibile.

Vuitton e Dior: i due pilastri su cui si concentra il futuro

Secondo il Financial Times, LVMH starebbe tornando a concentrarsi sui suoi principali driver di redditività, in particolare Louis Vuitton e Dior. Per quest’ultimo, la svolta creativa affidata a Jonathan Anderson sembra già dare i suoi frutti: i primi prodotti Dior disegnati dal nuovo direttore creativo sono arrivati gradualmente nei negozi e hanno riscosso un enorme successo.

Rimane però ancora del lavoro da fare sull’assortimento. Dior ha registrato una presenza prevalentemente focalizzata sul ready-to-wear nei punti vendita, ma il management prevede un progressivo rafforzamento dell’offerta nelle categorie core di pelletteria e calzature nel corso dei prossimi trimestri. Dal punto di vista geografico, il brand ha mostrato una performance relativamente più debole in Giappone ed Europa, a fronte di una dinamica più solida nelle Americhe e in Asia.

Per quanto riguarda Louis Vuitton, gli analisti di Bernstein sono netti: il marchio non ha mai rappresentato un problema e continua a non esserlo, mentre Dior è in fase di rilancio — sebbene più marcato nei mercati occidentali rispetto alla Cina — sotto la nuova direzione creativa di Jonathan Anderson.

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La struttura tiene a livello economico, ma il contesto pesa

Nel primo trimestre il gruppo ha registrato ricavi per 19,1 miliardi di euro, in diminuzione del 6% rispetto ai 20,3 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. Su base organica, però, la variazione resta leggermente positiva, pari all’1%, in linea con le attese del mercato. Si tratta, peraltro, del terzo trimestre consecutivo di crescita organica.

La divisione moda e pelletteria, la più importante per il gruppo, ha segnato un arretramento del 9% a 9,24 miliardi di euro, con un calo organico del 2%, risentendo del conflitto in Medio Oriente. Hanno invece brillato altri comparti: la divisione Orologi e Gioielli ha mantenuto una dinamica robusta con un aumento del 7% delle vendite organiche, trainata dalla trasformazione in corso di Tiffany e dalla forza di Bulgari, mentre i Vini e Spiriti hanno riservato una sorpresa positiva con un aumento del 5% dei ricavi organici.

Uno snellimento necessario in un lusso che rallenta

La ristrutturazione in corso riflette una realtà di mercato sempre più complessa. I piani di dismissione sono una diretta conseguenza del rallentamento costante della domanda di prodotti di lusso, una tendenza in corso da oltre un anno. In questo contesto, LVMH sceglie di non disperdere le energie su un portafoglio ipertrofico, ma di stringere le fila attorno ai marchi capaci di generare desiderio globale e margini solidi. La scommessa di Arnault è chiara: meno è meglio, purché quel “meno” si chiami Vuitton o Dior.