Sta suscitando ampio dibattito, a livello internazionale, un’inchiesta del Financial Times sull’arricchimento di Donald Trump grazie alle criptovalute e alla rete di imprese che operano in tale settore.
Un miliardo di dollari in criptovalute
Secondo il Financial Times, da quando è tornato alla Casa Bianca nel gennaio 2025, Donald Trump avrebbe guadagnato almeno un miliardo di dollari tramite investimenti in criptovalute e token digitali, inclusi bitcoin e memecoin, oltre a fondi esteri. La cifra potrebbe essere sottostimata: Eric Trump, suo figlio, ha dichiarato che il patrimonio effettivo legato al settore cripto potrebbe essere superiore. Questa crescita patrimoniale è stata attribuita sia a investimenti diretti che a operazioni commerciali di aziende vicine al presidente Usa.
Normative e liberalizzazioni a favore del settore crypto
Trump ha promosso normative che facilitano l’ingresso e lo sviluppo delle criptovalute negli USA. Tra le iniziative: introduzione di una riserva nazionale di bitcoin; cambi di leadership nelle principali agenzie di regolamentazione USA, con figure più favorevoli al settore cripto; chiusura di indagini antitrust contro grandi aziende di criptovalute; politiche che aprono agli investimenti pensionistici in criptovalute e all’integrazione con le banche tradizionali.
Nel luglio 2024, Trump a Nashville dichiarò: “Le regole saranno scritte da persone che amano il vostro settore, non che lo odiano”, indicando la svolta politica in questa direzione.
Contrasto con i predecessori
Diversamente dai presidenti precedenti, Trump non ha lasciato la gestione dei propri affari a blind trust. Ha continuato a gestire o affidare a figli e collaboratori i propri patrimoni, creando potenziali conflitti d’interesse. Questo ha permesso una connessione diretta tra il suo incarico pubblico e le sue iniziative imprenditoriali.
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Il repentino cambio di opinione sulle criptovalute
Durante la campagna elettorale del 2024, Trump aveva espresso un giudizio severo sulle criptovalute, definendole una “truffa” e “antiamericane” perché avrebbero minacciato la supremazia del dollaro. Tuttavia, a causa dei contrasti con le banche di Wall Street, ha iniziato a consolidare legami con il settore crypto, ottenendo milioni di dollari di donazioni da aziende come Coinbase, Ripple Labs e Circle.
Alcuni aspetti da considerare
Ma non è tutto: Trump si è impegnato nel lancio di memecoin con la moglie Melania Trump, che hanno generato oltre 427 milioni di dollari in commissioni di vendita e trading. La Trump Media & Technology Group ha cominciato a raccogliere token e lanciare fondi in bitcoin, con una valutazione intorno ai tre miliardi di dollari. Facoltosi investitori e alleati vicini a Trump detengono importanti riserve di criptovalute, tra cui figure politiche e finanziarie statunitensi influenti e non soltanto: MGX di Abu Dhabi, ad esempio, ha investito due miliardi di dollari in una stablecoin sostenuta da Trump.
Il portavoce della Casa Bianca, Kush Desai, ha difeso la posizione di Trump, definendolo un imprenditore che aveva già costruito un impero economico prima della vita politica.
Cosa pensano gli americani (elettori e non) dell’arricchimento di Trump
Gli americani hanno opinioni molto diverse e fortemente polarizzate riguardo all’arricchimento di Donald Trump tramite le criptovalute, riflettendo la divisione tra elettori pro-Trump e chi gli è contrario.
Per i suoi sostenitori, l’accrescimento patrimoniale attraverso il settore crypto viene visto come un segno di successo imprenditoriale e una concreta capacità di rilanciare l’economia americana seguendo nuove tecnologie. Molti apprezzano che Trump abbia saputo “innovare” e adattarsi alle nuove opportunità finanziarie, promuovendo normative favorevoli che secondo loro spianano la strada agli investimenti e alla crescita economica. Il sostegno a Trump come “primo presidente cripto” è visto come una svolta positiva anche per l’adozione delle criptovalute negli USA, con la fiducia che ciò renderà il Paese leader globale nel settore digitale.
I detrattori vedono invece con sospetto e preoccupazione l’arricchimento personale di Trump dalle criptovalute, specie in un quadro di presunti conflitti di interesse non adeguatamente gestiti. Molti ritengono che il suo patrimonio sia cresciuto in modo discutibile, sfruttando il ruolo di presidente per favorire i propri affari privati e una rete di aziende crypto collegate. C’è chi definisce il fenomeno una bolla speculativa finanziata da una politica troppo liberale verso un settore considerato instabile e privo di valore fondamentale. Inoltre, il mutamento di posizione di Trump – da critico delle crypto a loro promotore – è interpretato da molti come opportunismo politico e finanziario.
Le donazioni da parte di grandi aziende crypto e la partecipazione di investitori esteri accentuano la percezione, tra i critici, di una commistione opaca tra politica e finanza.
In sintesi, mentre i sostenitori di Trump vedono il suo arricchimento da criptovalute come un successo e una dimostrazione di leadership innovativa, gli oppositori lo considerano sintomo di conflitti di interesse e di una gestione poco trasparente del potere economico legato alla sua presidenza.






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