Le famiglie italiane hanno aumentato il reddito disponibile dello 0,4% nel secondo trimestre del 2026, ma nello stesso periodo la spesa per consumi è cresciuta dell’1,7%. Con il deflatore implicito dei consumi in aumento dell’1,4%, il risultato è una riduzione dello 0,9% del potere d’acquisto rispetto ai primi tre mesi dell’anno. La propensione al risparmio scende intanto al 6,7%. Sono i dati diffusi dall’Istat il 5 ottobre nei conti trimestrali dei settori istituzionali. Così l’ISTAT.

La distanza tra l’andamento del reddito e quello della spesa ha inciso direttamente sulla quota di risorse accantonate. La propensione al risparmio diminuisce infatti di 1,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,4 punti rispetto al secondo trimestre del 2025.

In valori assoluti destagionalizzati, il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici si attesta a 358,504 miliardi di euro, mentre la spesa per consumi finali raggiunge 336,028 miliardi.

Sommario

Il potere d’acquisto scende anche nel confronto annuale

Il dato congiunturale sul potere d’acquisto si accompagna a una flessione dello 0,4% rispetto al secondo trimestre 2025. Considerando invece complessivamente i primi due trimestri del 2026, l’indicatore risulta superiore dello 0,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

I consumi mostrano una dinamica differente. La spesa aumenta del 4% su base annua e del 3,4% nel confronto tra i primi sei mesi del 2026 e quelli del 2025.

Il reddito disponibile lordo registra invece un incremento tendenziale del 2,5%. Nei primi due trimestri dell’anno la crescita rispetto allo stesso periodo del 2025 è del 2,9%.

Si riducono anche gli investimenti fissi lordi delle famiglie, costituiti dall’acquisto di abitazioni e dalla spesa per la loro manutenzione straordinaria. Nel secondo trimestre ammontano a 20,135 miliardi, con una diminuzione del 6,3% rispetto ai tre mesi precedenti.

Il tasso di investimento delle famiglie scende così al 5,6%, 0,4 punti percentuali in meno rispetto al primo trimestre.

Pressione fiscale al 43,5% nel secondo trimestre

Sul versante dei conti pubblici, nel periodo aprile-giugno la pressione fiscale raggiunge il 43,5%, con un incremento di 0,5 punti percentuali rispetto al 43% registrato nello stesso trimestre del 2025.

L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche è pari al -2% del Pil, contro il -2,1% di un anno prima. Il saldo primario, calcolato al netto degli interessi passivi, è positivo e corrisponde al 3% del Pil, rispetto al 2,2% del secondo trimestre 2025.

Positivo anche il saldo corrente, al 2,9% del Pil, ma in diminuzione rispetto al 3,3% registrato un anno prima.

Le entrate complessive delle Amministrazioni pubbliche ammontano nel trimestre a 279,570 miliardi di euro, in crescita tendenziale del 4,5%. Le uscite raggiungono 290,980 miliardi, con un aumento del 4,2%.

Tra le singole voci, gli interessi passivi passano da 23,941 miliardi del secondo trimestre 2025 a 28,656 miliardi, con un incremento del 19,7%. Gli investimenti fissi lordi delle Amministrazioni pubbliche crescono invece del 7,9%, raggiungendo 24,479 miliardi.

Nei primi sei mesi migliora il rapporto tra deficit e Pil

Guardando all’intero primo semestre, l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche è pari al -5,4% del Pil, rispetto al -5,7% dello stesso periodo del 2025.

Il saldo primario dei primi sei mesi rimane negativo, al -1,1% del Pil, ma migliora rispetto al -1,7% dell’anno precedente. Il saldo corrente si attesta al -0,4%, lo stesso livello registrato nel corrispondente periodo del 2025.

La pressione fiscale calcolata sull’intero semestre raggiunge il 40,2% del Pil, contro il 39,8% dei primi sei mesi dello scorso anno.

Nel secondo trimestre le entrate correnti delle Amministrazioni pubbliche aumentano del 3,5% su base annua, mentre quelle in conto capitale segnano un incremento del 165,4%. Le uscite correnti crescono del 4,4% e quelle in conto capitale del 2,6%.

Imprese, diminuisce la quota di profitto ma aumentano gli investimenti

I dati Istat descrivono una dinamica diversa per le società non finanziarie. La loro quota di profitto scende al 42,1%, con una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,3 punti rispetto allo stesso periodo del 2025.

Alla flessione contribuiscono un risultato lordo di gestione in calo dello 0,3% rispetto ai primi tre mesi dell’anno e un valore aggiunto ai prezzi base in lieve aumento, pari allo 0,1%.

Il risultato lordo di gestione ammonta a 116,457 miliardi di euro, mentre il valore aggiunto raggiunge 276,656 miliardi.

Sul fronte degli investimenti, la direzione cambia. Gli investimenti fissi lordi delle società non finanziarie salgono del 2,9% rispetto al trimestre precedente e del 5,4% su base annua, attestandosi a 73,017 miliardi di euro.

Il tasso di investimento raggiunge così il 26,4%, con un incremento di 0,7 punti percentuali rispetto al primo trimestre e di 0,9 punti rispetto al secondo trimestre del 2025.

Istat rivede le serie dei conti trimestrali

I dati pubblicati il 5 ottobre incorporano la revisione ordinaria dei Conti Economici Nazionali diffusa il 22 settembre. Le serie del conto trimestrale delle Amministrazioni pubbliche e dei settori istituzionali sono state riviste a partire dal primo trimestre del 1999.

Per il primo trimestre 2026, per esempio, la nuova stima porta il rapporto tra indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche e Pil dal precedente -7,8% al -8,9%. La stima della crescita congiunturale del potere d’acquisto delle famiglie viene rivista da +0,8% a +0,4%.

La propensione al risparmio del primo trimestre passa dall’8% al 7,9%, mentre la quota di profitto delle società non finanziarie viene corretta dal 42,8% al 42,3%. Il tasso di investimento delle stesse società passa invece dalla precedente stima del 24,9% al 25,7%.

A partire da questa pubblicazione sono disponibili anche nuove serie destagionalizzate relative al totale delle entrate, al totale delle uscite e al rapporto deficit/Pil delle Amministrazioni pubbliche.