L’esplosione dell’e-commerce internazionale – e in particolare di piattaforme e venditori asiatici – ha creato nuove forme di concorrenza sleale in Europa. Prezzi molto bassi ottenuti tramite dumping, costi di produzione inferiori, pratiche di elusione fiscale o dazi non applicati e la facilità di vendere prodotti contraffatti o non conformi agli standard europei, mettono sotto pressione le piccole e medie imprese locali. Il risultato è perdita di margini, riduzione dell’occupazione in settori tradizionali e una distorsione del mercato che penalizza chi rispetta regole, qualità e sicurezza.
La tassa sui pacchi extra Ue
La tassa sui pacchi extra Ue in Manovra è una misura che il governo italiano sta considerando di introdurre con l’obiettivo di arginare l’enorme flusso di piccoli pacchi provenienti da paesi extra UE, soprattutto Cina, che attualmente sono esenti da dazi fino a un valore di 150 euro.
L’Unione Europea sta infatti per abolire questa franchigia doganale, con l’Ecofin (il Consiglio di Economia e Finanza dell’Unione Europea) che ha già sancito la fine di questa esenzione per i piccoli pacchi a partire dal 2028, ma con la possibilità concreta di anticipare l’applicazione al 2026 su impulso dell’Italia e di altri Paesi come la Francia.
Nel contesto della tassa sui pacchi asiatici, l’Ecofin ha dato il via libera alla misura che prevede la fine della franchigia doganale sui piccoli pacchi extra UE e l’introduzione di una tassa minima di un euro per pacco sotto i 150 euro di valore, con l’obiettivo di proteggere il mercato interno europeo dalla concorrenza sleale.
La situazione attuale
Il mercato è dominato da spedizioni di basso valore e spesso basso peso (sotto i 2 chili), soprattutto da piattaforme asiatiche, che creano una forte concorrenza sleale nei confronti delle imprese europee e italiane, in particolare nell’industria della moda e nel commercio al dettaglio. L’Italia, con il ministro Giancarlo Giorgetti in prima linea, ha portato questo tema in vari incontri bilaterali e in sede europea, chiedendo regole forti e rapide per tutelare il mercato interno da questa “invasione” di prodotti a basso costo che non rispettano le regole europee.
La misura della Ue, come detto, prevede una tassa di almeno 1 euro per ogni pacco extra UE con un valore inferiore ai 150 euro. In più, il governo italiano valuta di introdurre una specifica tassa sui pacchi leggeri (sotto i 2 kg) di 2 euro ciascuno nella prossima Manovra finanziaria, non solo come fonte di gettito per le casse pubbliche ma anche per limitare l’uso di imballaggi inquinanti nelle piccole spedizioni.
Amazon annuncia il taglio di 30.000 posti di lavoro: la più grande riduzione di sempre
Si spinge per una rapida entrata in vigore della misura
La combinazione di spinta italiana, l’apertura europea e il consenso delle categorie di settore rende quindi molto probabile che questa tassa sui piccoli pacchi extra UE venga introdotta rapidamente, anticipando la regolamentazione europea prevista per il 2028 a partire dal 2026, con l’obiettivo di proteggere i commerci locali, sostenere le filiere produttive italiane e contrastare la concorrenza sleale proveniente dalla Cina e da altri paesi extra UE.
Questa strategia è vista come una mossa chiave sia dal punto di vista economico sia politico per contrastare l’impatto dell’e-commerce asiatico sul mercato europeo.






Commenti