La maggior parte dei dazi globali introdotti dall’ex presidente Donald Trump è illegale. Lo ha stabilito la Corte d’Appello del Circuito Federale degli Stati Uniti, in una decisione che conferma una precedente sentenza del maggio scorso. Entrambe le pronunce puntano il dito contro un’eccessiva estensione dei poteri presidenziali.

Una sentenza che cambia gli equilibri istituzionali

Con sette voti favorevoli e quattro contrari, la Corte ha stabilito che la IEEPA (Legge sui Poteri Economici Internazionali di Emergenza) non concede al presidente un’autorità così ampia da giustificare dazi unilaterali su traffico commerciale e rapporti reciproci.

Il punto centrale della sentenza riguarda proprio l’interpretazione dei poteri presidenziali. Secondo i giudici, la IEEPA – che dovrebbe servire a rispondere a emergenze economiche internazionali – non autorizza l’imposizione di tariffe doganali attraverso ordini esecutivi, come invece è avvenuto sotto l’amministrazione Trump.

“La salute della democrazia dipende dall’equilibrio tra poteri. Questa decisione ne è la prova.” — Ruth Bader Ginsburg, ex giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti.

I dazi restano attivi, per ora

Nonostante il verdetto, i dazi rimarranno in vigore fino al 14 ottobre 2025. Questo per dare tempo al governo statunitense di presentare un’eventuale impugnazione. La procuratrice generale Pam Bondi ha già annunciato che il Dipartimento di Giustizia intende appellarsi, definendo la decisione «sbagliata».

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Trump attacca la Corte: “Partigiana!”

Come prevedibile, Donald Trump ha reagito con veemenza. Dal suo profilo su Truth Social, ha accusato la Corte di essere «altamente partigiana» e ha difeso con forza la sua politica commerciale:

«Se questi dazi venissero eliminati, sarebbe un disastro totale per il nostro Paese» – ha scritto l’ex presidente, ribadendo che le tariffe erano pensate per proteggere produttori e lavoratori americani da pratiche commerciali scorrette, soprattutto da parte di Cina, Messico e Canada.

Cinque ordini esecutivi a rischio

A essere colpiti dalla sentenza potrebbero essere cinque ordini esecutivi emessi durante il mandato Trump, in particolare quelli basati sulla IEEPA. Tra questi figurano:

  • I dazi “reciproci” del cosiddetto “Giorno della Liberazione”.
  • Altre misure contro Cina, Messico e Canada.

Restano invece fuori dal perimetro del verdetto quei dazi coperti da altre leggi, come la Legge di Espansione Commerciale, che protegge misure come la tariffa del 25% su auto, acciaio e alluminio.

Un precedente che ridisegna i confini del potere presidenziale

La sentenza ha implicazioni profonde. Il tribunale sottolinea che, secondo la Costituzione americana, è il Congresso – e non il presidente – ad avere l’ultima parola in materia doganale. Questa interpretazione potrebbe limitare le future ambizioni dei presidenti, non solo per i dazi ma anche per altre misure economiche straordinarie.

Cosa può succedere ora?

Il governo federale ha poche settimane di tempo per decidere il da farsi. Le opzioni sono:

  • Presentare ricorso alla Corte Suprema.
  • Lasciare decadere i dazi, accettando la decisione della Corte.
  • Cercare una nuova base legale per reintrodurre tariffe simili in futuro.

Tutto questo avviene in un clima politico già acceso, con le elezioni presidenziali del 2026 sempre più vicine. Il tema dei dazi potrebbe dunque tornare al centro del dibattito pubblico.

Un tema che tocca anche l’Europa

Anche se riguarda gli Stati Uniti, questa decisione potrebbe avere riflessi globali. Molti Paesi europei, infatti, hanno sofferto le conseguenze delle politiche doganali trumpiane, con aumenti dei costi per aziende e consumatori.

Un passo indietro da parte di Washington su questi temi potrebbe riaprire il dialogo internazionale sul commercio, in particolare con l’Unione Europea, che da anni chiede maggiore stabilità nei rapporti commerciali transatlantici.