Unilever, nei giorni scorsi, ha siglato un accordo epocale con McCormick per cedere la sua divisione Foods, valutata complessivamente intorno ai 44,8 miliardi di dollari (circa 38,8 miliardi di euro al cambio attuale). L’operazione prevede un pagamento misto: 13,62 miliardi di euro (15,7 miliardi di dollari) in contanti più azioni ordinarie McCormick, che daranno a Unilever e ai suoi azionisti il 65% del capitale della nuova entità combinata a piena diluizione, per un valore di 25,24 miliardi di euro (29,1 miliardi di dollari). 

Questa mossa crea un gigante globale dei sapori del valore di circa 20 miliardi di dollari in vendite.

Struttura della transazione 

Alla chiusura dell’operazione, prevista entro la fine del 2026 o inizio 2027 (soggetta ad approvazioni regolatorie), gli azionisti di Unilever deterranno il 55,1% del capitale della società combinata, mentre quelli di McCormick ne controlleranno il 35%. Unilever manterrà una quota residua del 9,9%, che si impegna a cedere gradualmente nel tempo per massimizzare il valore. L’intera valutazione implica un multiplo di circa 14 volte l’EBITDA stimato della divisione Foods per il 2025, riflettendo il premium pagato per i suoi asset iconici e la sua scala globale.

Marchi e potenziale della nuova entità 

La fusione unisce portafogli leggendari: da Unilever arrivano Knorr (presente in oltre 90 paesi) e Hellmann’s (in più di 65 paesi), pilastri del food condimenti e brodi. McCormick contribuisce con brand come Frank’s RedHot, French’s, Cholula e Old Bay, leader nei sapori piccanti e condimenti. Nel segmento ristorazione, la nuova società genererà vendite combinate di circa 6 miliardi di dollari, posizionandosi come colosso indiscusso con una presenza capillare nei mercati consumer e professional, pronta a capitalizzare trend come i sapori etnici e la premiumizzazione.

La strategia di Unilever: focus su crescita selettiva

Questa cessione completa il piano di Unilever di dismettere il food per concentrarsi su casa e cura della persona, settori ad alto margine e crescita. L’AD Fernando Fernández ha definito l’operazione come “una separazione guidata dalla crescita che libera valore intrappolato”. Combinando scala e marchi forti, Unilever punta a un portafoglio più focalizzato, con potenziale per ritorni superiori e innovazione in beauty e home care, in linea con le pressioni degli investitori per una struttura più snella.

I vantaggi per McCormick e  le prospettive future

Per McCormick, si tratta di un “salto di scala trasformativo”, come ha dichiarato il CEO Brendan Foley. L’integrazione con Unilever Foods accelera la strategia sul sapore, unendo competenze in R&D, distribuzione globale e innovazione. La nuova entità sarà meglio attrezzata per crescere in categorie ad alto potenziale, come condimenti premium e soluzioni per la ristorazione, con sinergie immediate su costi e marketing. L’operazione rafforza il posizionamento competitivo di McCormick, storicamente ammiratrice della divisione Unilever, aprendo a ulteriori espansioni.

L’accordo riflette, in buona sostanza, le dinamiche attuali del settore food, con consolidamenti per contrastare inflazione e cambiamenti nei consumi.

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