In appena due giorni, e nonostante sconti e price cap annunciati dalle compagnie petrolifere, il pieno di gasolio costa in media un euro in più su strade e autostrade italiane. A certificarlo è il Codacons, che monitora quotidianamente i listini. Rispetto al 5 ottobre, ultimo giorno di applicazione dello sconto sulle accise da 6,1 centesimi, il prezzo medio di un litro di gasolio sale oggi di 1,9 centesimi sulla rete ordinaria e di 2,1 centesimi in autostrada. Opposto l’andamento della benzina, che nello stesso periodo scende di 0,8 centesimi sulle strade e di 1,1 centesimi in autostrada.
Secondo l’associazione, a pesare sono «gli effetti negativi dello stop al taglio delle accise e della mancata applicazione delle accise mobili, meccanismo che, nonostante le promesse del governo, non ha visto la luce», con la conseguenza che «16,6 milioni di italiani proprietari di vetture a gasolio sono oggi costretti a pagare di più per i rifornimenti alla pompa».
Sommario
- I prezzi di oggi alla pompa
- La retromarcia di Eni
- Il caso accise mobili
- Unc: “Voltafaccia della premier”
- L’effetto sull’inflazione
- Cosa succede adesso
I prezzi di oggi alla pompa
I dati dell’Osservatorio del Mimit confermano la tendenza. Stamattina la media self service sulla rete stradale nazionale è di 2,040 euro al litro per la benzina, in calo di 3 millesimi, e di 2,261 euro per il gasolio, in aumento di 17 millesimi. Sul servito i divari tra marchi restano ampi: Eni arriva a 2,443 euro al litro per il diesel, IP a 2,402, Q8 a 2,340 e Tamoil a 2,277.
Le compagnie si sono mosse in ordine sparso. IP e Q8 hanno alzato i listini di 5 centesimi al litro, 6 con l’Iva, mentre Eni ha fatto marcia indietro tagliando di 4 centesimi il prezzo consigliato del diesel. Sul fronte della benzina il quadro è più disteso: dalla rilevazione di ieri risultavano 11.018 distributori con la verde sotto i 2 euro al litro, su oltre 21mila impianti.
La retromarcia di Eni
Il cane a sei zampe abbassa il prezzo consigliato del gasolio ai distributori del proprio marchio portandolo a 2,21 euro al litro. Secondo i dati elaborati da Staffetta Quotidiana, il calo arriverebbe «probabilmente anche sulla scia del nuovo tonfo delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati»: una scelta quindi di natura commerciale. Solo ieri Eni aveva alzato il price cap sul diesel da 2,19 a 2,25 euro, per effetto del venir meno del beneficio fiscale.
Il tetto ai prezzi era stato introdotto dalla compagnia a fine settembre, in concomitanza con la prima riduzione dello sconto statale. Il 26 settembre il taglio delle accise era stato dimezzato, da 12,2 a 6,1 centesimi, e quel giorno il diesel era risalito a 2,357 euro al litro, 2,439 in autostrada.
Il caso accise mobili
Al centro della polemica c’è il meccanismo che avrebbe dovuto evitare il rincaro. Le accise mobili, cioè sconti fiscali sui carburanti finanziati senza pesare sui bilanci pubblici, sarebbero dovute scattare martedì 6 ottobre. Così non è stato. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha spiegato che il ministero dell’Economia sta lavorando all’accisa mobile per restituire ai consumatori l’extragettito dell’Iva, annunciando anche di aver convocato per giovedì tutte le raffinerie italiane, perché la capacità produttiva rappresenta, a suo dire, “il nodo più debole della filiera dei carburanti”.
Unc: “Voltafaccia della premier”
Durissimo il commento di Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, sui dati Mimit: «Il gasolio decolla oggi in autostrada di 2 cent al litro. In appena un giorno un pieno di 50 litri costa esattamente 1 euro in più. Ancora peggio in Friuli Venezia Giulia dove in 24 ore un rifornimento si paga 1,25 euro, in Liguria 1,20 euro, nel Lazio, medaglia di bronzo, 1 euro e 15 cent».
Dona allarga lo sguardo agli ultimi due giorni: «In autostrada, in 2 giorni, un pieno costa 1 euro e 5 cent in più a fronte di un calo della benzina di 55 cent, un andamento opposto, un divario di 1 euro e 60 cent che dimostra la responsabilità del Governo nel determinare questa pericolosa inversione di rotta a fronte di un gasolio che ha ancora prezzi lunari e che oggi si paga 2,287 euro al litro in autostrada, oltre 46 cent in più rispetto al 27 febbraio, pari a oltre 23 euro a rifornimento».
Poi l’affondo politico: «È incredibile il voltafaccia della Premier Meloni che il 16 settembre, nella conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo il Consiglio dei ministri, aveva dichiarato “il 5 ottobre non si va a zero perché interviene il sistema delle accise mobili”».
L’effetto sull’inflazione
Per il presidente dell’Unc, il nodo non riguarda solo gli automobilisti. «Il fatto più grave che non si vuole capire, parlando a vanvera dell’equità del taglio delle accise, è che il caro carburante incide sull’inflazione che è, come diceva Einaudi, la più iniqua delle tasse dato che colpisce soprattutto i ceti meno abbienti», sottolinea Dona, che rilancia la proposta di un prelievo sulle compagnie: «Tassare gli extraprofitti delle compagnie energetiche avrebbe consentito un taglio delle bollette di luce e gas aggirando qualunque vincolo di bilancio europeo».
Cosa succede adesso
Gli occhi sono puntati sul tavolo con le raffinerie di giovedì e sulle prossime mosse del Mef, mentre la partita si intreccia con la costruzione della manovra 2027. Sullo sfondo resta il quadro internazionale: il greggio a New York, contratto di novembre, è tornato a 89,5 dollari al barile, con le tensioni tra Arabia Saudita e Houthi nel Mar Rosso a tenere alta la volatilità dei prezzi energetici.






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