Dal 1° gennaio 2026 scatterà la rivalutazione delle pensioni, calcolata in base all’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), con un aumento stimato tra l’1,4% e l’1,5%, inferiore alla precedente stima dell’1,7%. 

Tale rivalutazione sarà piena per le pensioni fino a quattro volte il minimo INPS (circa 603,40 euro nel 2025), mentre per gli assegni più alti l’aumento sarà ridotto secondo un meccanismo a scaglioni per contenere la spesa pubblica e rendere più progressivo il beneficio.

I dettagli sul meccanismo di rivalutazione

– La rivalutazione dell’1,4-1,5% riflette il rallentamento dell’inflazione nel 2025, basata sull’indice FOI misurato dall’Istat.

– Le pensioni fino a quattro volte il minimo INPS (circa 2.414 euro lordi) riceveranno l’intero aumento.

– Per le pensioni tra 4 e 5 volte il minimo (2.414-3.017 euro) l’aumento sarà ridotto al 90%.

– Per le pensioni oltre 5 volte il minimo (oltre 3.017 euro) l’aumento sarà pari al 70% circa.

– La rivalutazione differenziata mira a tutelare il potere d’acquisto delle pensioni medio-basse e a contenere la spesa pubblica.

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Esempi concreti di aumento

– Pensione minima (603,40 euro) aumenterà di circa 9 euro al mese, arrivando a poco più di 612 euro.

– Pensione di 2.000 euro avrà un incremento di circa 30 euro lordi mensili.

– Assegni molto alti (+3.000 euro) avranno aumenti più contenuti in valore relativo.

Tempistiche e modalità di applicazione

Gli aumenti saranno applicati automaticamente a partire dal cedolino di gennaio 2026.

A febbraio ci sarà un conguaglio per allineare la rivalutazione alla variazione effettiva del tasso d’inflazione 2025 comunicata dall’Istat. L’INPS aggiornerà anche la base di calcolo per le prestazioni assistenziali e per le integrazioni al minimo con lo stesso coefficiente di rivalutazione.

In che modo la rivalutazione incide su integrazioni e assegni sociali

La rivalutazione delle pensioni incide anche sulle integrazioni al minimo e sugli assegni sociali in modo diretto, poiché tali prestazioni assistenziali vengono aggiornate utilizzando lo stesso coefficiente di rivalutazione applicato alle pensioni.

Le integrazioni al minimo, che servono a garantire un reddito minimo ai pensionati con assegni bassi, sono rivalutate con lo stesso tasso di aumento delle pensioni, in questo caso indicativamente tra l’1,4% e l’1,5% per il 2026.

Gli assegni sociali, che sono prestazioni assistenziali erogate a persone in condizioni economiche disagiate (non solo pensionati), vengono anch’essi adeguati annualmente sulla base dell’indice FOI e quindi beneficeranno della stessa percentuale di rivalutazione.

Questo meccanismo permette di mantenere anche per le prestazioni assistenziali la tutela del potere d’acquisto legata all’inflazione e di aggiornare i parametri di accesso e importo.

Il Ministero dell’Economia e il Ministero del Lavoro comunicano ogni anno il tasso di rivalutazione basato sui dati ISTAT. L’INPS applica l’adeguamento annuale sia alle pensioni previdenziali che alle prestazioni assistenziali, aggiornando gli importi e gli eventuali limiti di reddito per l’accesso.

Quindi, gli assegni sociali e le integrazioni al minimo aumenteranno automaticamente insieme alle pensioni, assicurando una coerenza nell’adeguamento.