È preoccupante la fotografia scattata da Confcommercio, qualche giorno fa, che mette in luce una deriva silenziosa ma allarmante per il tessuto economico italiano. Negli ultimi anni, la chiusura crescente di negozi e attività su strada ha iniziato a ridisegnare le nostre città, svuotando interi quartieri.

Si rischia la perdita di circa un quinto delle attività commerciali italiane entro il 2035. Questo scenario deriva da un trend di lunga data di calo di negozi e attività ambulanti, con oltre 140mila imprese chiuse negli ultimi dodici anni, e si aggraverà senza interventi mirati.

Cosa sta accadendo e i timori per il futuro 

Confcommercio stima che, senza azioni correttive, oltre 114mila attività commerciali chiuderanno nei prossimi 10 anni, pari a quasi un quinto delle attività di vendita al dettaglio attive in Italia.

Le città medio-grandi del Centro-Nord sono maggiormente a rischio a causa dell’alta densità commerciale e della maggiore pressione delle vendite online. Al contrario, alcune aree del Mezzogiorno sembrano meno esposte, grazie anche alla diminuzione della popolazione residente e al minor ricorso agli acquisti digitali.

L’impatto socio economico 

La scomparsa di un elevato numero di negozi avrebbe conseguenze devastanti per:

  • L’economia urbana: perdita di posti di lavoro e diminuzione del PIL locale.
  • La qualità della vita: riduzione dell’offerta commerciale, con possibili ripercussioni sulla socialità e sull’identità dei quartieri.
  • La coesione sociale: i negozi di vicinato sono spesso punti di aggregazione e socializzazione, e la loro scomparsa può indebolire il tessuto sociale.
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Come si è arrivati al declino attuale?

Le cause sono molteplici. La crescita delle vendite online ha ridotto la domanda di negozi fisici.

Le difficoltà economiche e i mutamenti nelle abitudini di acquisto hanno contribuito alla diminuzione delle attività. L’assenza di interventi strutturali, e di politiche di rigenerazione urbana, ha aggravato il fenomeno, lasciando molti negozi sfitti e i centri storici impoveriti.

Le proposte di Confcommercio 

Per invertire questa tendenza, Confcommercio propone un’Agenda Urbana Nazionale, che coinvolga Governo, Regioni e Comuni. Ecco gli obiettivi principali:

  • Rigenerazione urbana: interventi di riqualificazione dei centri storici e riutilizzo degli edifici sfitti.
  • Valorizzazione delle economie di prossimità: supporto alle imprese locali e alla filiera del commercio di vicinato.
  • Strumenti condivisi contro la desertificazione commerciale: politiche coordinate per sostenere le piccole imprese e incentivare l’apertura di nuovi negozi.
  • Sostenibilità logistica: promozione di sistemi di logistica urbana efficiente ed ecologica, che favorisca la consegna e-commerce e la distribuzione locale.

Il rischio di perdere quasi un quinto delle attività commerciali mette in discussione il modello di vita urbano e il ruolo dei negozi di vicinato come fulcro delle comunità locali. La soluzione passa attraverso politiche integrate e collaborative, capaci di favorire la riqualificazione urbana, l’innovazione e il sostegno alle piccole imprese, promuovendo un equilibrio tra digitalizzazione e presenza fisica.