Lombard Odier taglia l’oro e compra azioni. È la sintesi dell’Investment Strategy Monthly di settembre, il documento con cui il team di strategia della banca svizzera aggiorna ogni mese la propria allocazione.
Due mosse in particolare cambiano il quadro rispetto ai mesi scorsi. L’oro passa a sottopeso. Le large cap statunitensi, che erano sottopesate, tornano a neutrale.
L’oro scende a sottopeso
È la decisione che sorprende di più, perché ribalta una posizione che il metallo aveva mantenuto a lungo.
La motivazione indicata riguarda i tassi. L’elevato livello dei rendimenti reali limita il potenziale di rialzo dell’oro rispetto a obbligazioni e azioni.
Il meccanismo è quello che gli operatori conoscono da sempre. Quando il denaro senza rischio rende, un bene che non paga cedole né dividendi parte svantaggiato. Chi lo compra rinuncia a un interesse, e più quell’interesse è alto più la rinuncia pesa.
La banca prevede che i guadagni del metallo diventino più contenuti e ritiene che possa sottoperformare rispetto agli asset più rischiosi, a partire dalle azioni.
Le large cap americane tornano in gioco
Il secondo movimento riguarda Wall Street.
Il sottopeso sulle large cap statunitensi viene chiuso e la posizione torna a neutrale. Non è un sovrappeso, ma è la fine di una diffidenza che durava da tempo.
Tre le ragioni indicate: una crescita economica che non genera inflazione, un ampliamento della crescita degli utili e valutazioni diventate più favorevoli.
Insieme a questa mossa aumenta il sovrappeso complessivo sulle azioni globali. Il portafoglio, in sostanza, si sposta verso il rischio.
Il rally esce dal recinto della tecnologia
Il ragionamento che tiene insieme le due decisioni riguarda l’ampiezza del mercato.
Secondo la banca l’allentamento delle tensioni geopolitiche favorisce un ampliamento dei rialzi azionari oltre il comparto tecnologico statunitense. È il passaggio da un mercato trainato da poche società a un mercato in cui salgono più settori e più aree geografiche.
Sui mercati sviluppati la posizione complessiva resta neutrale. All’interno di quel perimetro la preferenza va al Giappone, mentre il Regno Unito resta il mercato meno favorito.
Confermata anche la preferenza per le small cap statunitensi.
Gli emergenti restano il capitolo preferito
Sui mercati emergenti la banca non cambia idea. Anzi, allarga la lista.
La preferenza poggia su due elementi: la solidità degli utili e valutazioni ritenute interessanti.
Ai mercati preferiti si aggiungono Taiwan e Brasile, che si affiancano a Corea del Sud e Cina. Le prime due restano sostenute dal potenziale di rialzo legato all’intelligenza artificiale.
Il Sudafrica viene invece portato a neutrale, e il motivo è coerente con la decisione sull’oro: quel mercato è fortemente esposto ai metalli preziosi, e se il metallo ha meno spazio di salita anche l’azionario che ne dipende ne risente.
Il sovrappeso sul reddito fisso resta, e passa dalle obbligazioni dei mercati emergenti. Anche sul debito, quindi, la scelta è di andare a cercare rendimento fuori dai mercati sviluppati.
Il dollaro fa due cose diverse
Sulle valute la lettura è a due velocità.
La resilienza della crescita statunitense dovrebbe sostenere il dollaro rispetto alle valute a basso rendimento. Rispetto a quelle a rendimento più elevato, invece, il biglietto verde dovrebbe sottoperformare.
Non è quindi una previsione di dollaro forte o debole in assoluto, ma di comportamento diverso a seconda della controparte.
Il quadro macro alle spalle delle scelte
Tutte queste posizioni poggiano su una lettura dell’economia globale.
Secondo la banca un ampio ciclo di investimenti continua a sostenere la crescita. L’espansione economica resta resiliente nonostante le incertezze geopolitiche e di politica economica, e le pressioni inflazionistiche si stanno attenuando.
È la combinazione che gli operatori chiamano crescita non inflazionistica, e che storicamente favorisce le azioni rispetto alle obbligazioni.
È anche la ragione per cui, in un documento solo, l’oro scende e Wall Street risale.
Avviso. Le informazioni contenute in questo articolo riportano le posizioni di allocazione espresse da Lombard Odier nella propria pubblicazione periodica. Non costituiscono consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri e ogni decisione di investimento va assunta sulla base della propria situazione, se necessario con l’assistenza di un consulente abilitato.






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