La Banca Centrale Europea (BCE) ha annunciato il settimo taglio consecutivo dei tassi di interesse, riducendo il tasso sui depositi dal 2,5% al 2,25%, con effetto dal 23 aprile prossimo.
La decisione, presa dal Consiglio direttivo, abbassa anche i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e sulle operazioni di rifinanziamento marginali al 2,65%. “Il processo disinflazionistico è ben avviato. L’andamento dell’inflazione ha continuato a rispecchiare le attese dei nostri esperti; a marzo sono diminuite sia l’inflazione complessiva sia quella di fondo”, comunica la BCE.
Questo intervento, il sesto da giugno 2024, mira a ridurre il costo del denaro, stimolare la crescita economica e alleggerire l’onere dei prestiti per famiglie e imprese in un contesto di crescenti incertezze globali.
Inflazione sotto controllo
La BCE basa la sua decisione su un’inflazione in calo, che si avvicina all’obiettivo del 2% a medio termine. A marzo 2025, l’inflazione complessiva si attesta al 2,3% per il 2025, con proiezioni di 1,9% nel 2026 e 2% nel 2027. L’inflazione di fondo, esclusi energia e alimentari, registra un valore medio del 2,2% nel 2025, scendendo al 2% nel 2026 e all’1,9% nel 2027. “Anche l’inflazione dei servizi ha segnato una marcata attenuazione negli ultimi mesi”, sottolinea la BCE. La moderazione delle retribuzioni e l’assorbimento dei costi salariali da parte dei profitti aziendali contribuiscono a stabilizzare i prezzi, consentendo una politica monetaria più espansiva. Tuttavia, tensioni commerciali globali e incertezze economiche, come i nuovi dazi americani, potrebbero influenzare negativamente le prospettive di crescita dell’area euro, previste allo 0,9% per il 2025.
Inflazione in crescita: a marzo 2025 sale all’1,9%, i dati ISTAT
Mutui più accessibili per le famiglie
Il taglio dei tassi avrà un impatto diretto sul mercato dei mutui, rendendo i finanziamenti più convenienti. Secondo la Federazione Autonoma Bancari Italiani (Fabi), il tasso fisso medio potrebbe scendere al 2,55%, rispetto al 4% di un anno fa. Questo si traduce in risparmi significativi sulle rate mensili, soprattutto per i mutui a lunga durata. Per un mutuo di 100.000 euro a 20 anni, la rata diminuirà di 76 euro al mese, mentre per lo stesso importo a 30 anni il risparmio sarà di 81 euro. Per un finanziamento più elevato, come 250.000 euro a 30 anni, la riduzione mensile raggiunge i 203 euro, pari a oltre 2.400 euro annui. I mutui a tasso variabile, legati all’Euribor, beneficeranno di un calo graduale, con previsioni che indicano un Euribor al 2% entro fine 2025, rendendo le rate più sostenibili.
Una spinta al mercato immobiliare
La riduzione dei tassi favorisce la ripresa del mercato immobiliare, già in crescita nella seconda metà del 2024. Da maggio 2024 a febbraio 2025, i prestiti per la casa sono aumentati di 6,5 miliardi di euro, passando da 420,8 a 427,3 miliardi, con un incremento dell’1,6%. La maggiore accessibilità dei mutui incoraggia le famiglie a investire nell’acquisto di immobili, specialmente tra i giovani sotto i 36 anni e le categorie prioritarie supportate dal Fondo di Garanzia Consap. Le banche promuovono anche mutui green, con tassi agevolati per immobili in classi energetiche A, B o C, in linea con la normativa europea sulle “case green”. Queste iniziative, combinate con tassi più bassi, potrebbero sostenere ulteriormente le compravendite immobiliari nel 2025.
Credito al consumo più conveniente
Anche il credito al consumo beneficia del taglio dei tassi, rendendo gli acquisti a rate più accessibili. La Fabi stima che il tasso medio per il credito al consumo scenderà al 7,65%, rispetto ai picchi del 14% registrati in passato. Questo si traduce in rate più leggere per beni di consumo. Ad esempio, una lavatrice da 700 euro, finanziata in 5 anni, avrà una rata di 14 euro al mese. Uno smartphone da 850 euro, finanziato in 2 anni, costerà 40 euro mensili. Un televisore da 1.200 euro, con un piano di 3 anni, avrà una rata di 39 euro. Per acquisti più significativi, come un’automobile da 20.000 euro finanziata in 6 anni, la rata sarà di 357 euro al mese. Tuttavia, le erogazioni di credito al consumo registrano un calo del 3,4% da metà 2024, passando da 243,5 a 235,2 miliardi, con una riduzione di 8,2 miliardi.
Sfide per il credito al consumo
Nonostante i tassi più bassi, il settore del credito al consumo affronta difficoltà. I prestiti personali, privi di finalità specifica, sono scesi di 6,5 miliardi, passando da 120,5 a 113,9 miliardi, con un calo del 5,4%. Anche il credito al consumo per beni e servizi registra una flessione di 1,7 miliardi, da 123 a 121,2 miliardi. Questi dati riflettono una cautela delle famiglie, influenzata da incertezze economiche globali e da un rallentamento della spesa. La BCE avverte che “la maggiore incertezza riduce la fiducia di famiglie e imprese”, con potenziali impatti sulle condizioni di finanziamento. La volatilità dei mercati, dovuta a tensioni commerciali, potrebbe ulteriormente complicare l’accesso al credito.
Un approccio guidato dai dati
La BCE adotta un approccio flessibile per le future decisioni sui tassi di interesse. “Le decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di interesse saranno basate sulla sua valutazione delle prospettive di inflazione, considerati i nuovi dati economici e finanziari, della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”, precisa la BCE. Questo approccio “guidato dai dati” consente di adattare la politica monetaria alle evoluzioni economiche, preservando la stabilità dei prezzi. La BCE mantiene pronti tutti i suoi strumenti, incluso il Programma di acquisto di attività (PAA) e il Pandemic emergency purchase programme (PEPP), per garantire un’efficace trasmissione della politica monetaria.






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