Il governo conferma il taglio delle accise sui carburanti fino a domenica 10 maggio 2026, intervenendo nuovamente per contenere l’impatto dell’aumento dei prezzi energetici. Il provvedimento è stato ufficializzato con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 63, che stabilisce le nuove aliquote applicate dal 2 al 10 maggio.

La misura arriva in un contesto di forte pressione sui mercati internazionali dell’energia, con effetti diretti sui prezzi alla pompa. Il decreto giustifica l’intervento “in considerazione del perdurare dell’incremento dei prezzi dei prodotti energetici”.

Come cambiano le accise sui carburanti

Il decreto ridefinisce in modo puntuale le aliquote su tutti i principali carburanti utilizzati per autotrazione. La benzina scende a 622,90 euro per mille litri, mentre il gasolio si attesta a 472,90 euro per mille litri. Per il GPL il valore fissato è di 242,77 euro per mille chilogrammi, mentre il gas naturale utilizzato come carburante viene azzerato, con un’accisa pari a zero euro per metro cubo.

Il riferimento normativo resta l’Allegato I del testo unico sulle accise, disciplinato dal decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, che regola le imposte sulla produzione e sui consumi e le relative sanzioni.

La durata limitata del provvedimento evidenzia il carattere emergenziale dell’intervento. Lo sconto fiscale ha infatti una validità circoscritta a pochi giorni, senza al momento indicazioni su eventuali proroghe oltre il 10 maggio.

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Prezzi aggiornati: quanto si paga oggi

I dati ufficiali più recenti arrivano dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, attraverso l’Osservatorio prezzi carburanti. Alla data di sabato 2 maggio 2026, il prezzo medio nazionale in modalità self service è pari a 1,817 euro al litro per la benzina e 2,048 euro al litro per il gasolio.

Sulla rete autostradale i valori risultano più elevati: 1,858 euro al litro per la benzina e 2,115 euro al litro per il gasolio. La differenza conferma il gap strutturale tra rete urbana e autostradale, già noto ma amplificato dalla volatilità dei mercati energetici.

Questi numeri fotografano l’effetto immediato del taglio delle accise, che tuttavia non annulla completamente l’impatto dei rincari internazionali. Il costo del carburante resta infatti su livelli sostenuti rispetto alle medie storiche.

Perché il governo è intervenuto

La scelta di ridurre temporaneamente le accise risponde a una dinamica precisa: il continuo aumento dei prezzi delle materie prime energetiche sui mercati globali. Il decreto esplicita chiaramente la motivazione, legata al “protrarsi della crisi dei mercati internazionali”.

Si tratta di un intervento che punta a contenere l’effetto immediato sui consumatori e sulle imprese, in particolare nei settori più esposti come trasporti e logistica. Tuttavia, la natura temporanea della misura non risolve le criticità strutturali legate alla dipendenza energetica e alla volatilità dei prezzi.

Impatto reale su famiglie e imprese

Il beneficio per automobilisti e operatori economici è concreto ma limitato nel tempo. La riduzione delle accise comporta un alleggerimento immediato del prezzo alla pompa, ma la sua efficacia dipende dall’andamento dei mercati internazionali.

Il dato del gasolio sopra i 2 euro al litro evidenzia come il taglio fiscale non sia sufficiente a riportare i prezzi su livelli più contenuti. Per le imprese di trasporto, in particolare, il costo del carburante continua a rappresentare una voce critica nei bilanci.

Allo stesso tempo, il prezzo del gas naturale azzerato nelle accise rappresenta un segnale mirato a incentivare l’utilizzo di alternative meno costose, anche se la diffusione di questa tipologia di carburante resta limitata rispetto a benzina e diesel.