Guerra, dazi e trasporti bloccati: il vino italiano entra nella fase più difficile

Export di vino in calo
Export del vino italiano in rallentamento nel 2025: -12% a valore secondo Nomisma Wine Monitor. Guerra, dazi e logistica mettono a rischio la vendemmia 2026 con possibili eccedenze record.

Il mercato mondiale del vino mostra un rallentamento marcato nel 2025, con una contrazione di quasi il 12% a valore e un volume complessivo che si attesta intorno ai 5,5 miliardi di euro. Il dato emerge dall’analisi del Nomisma Wine Monitor e arriva mentre il settore vitivinicolo italiano affronta contemporaneamente dazi commerciali, tensioni geopolitiche e crescenti difficoltà logistiche.

L’impatto per i produttori è concreto. Se l’export continua a rallentare e i trasporti internazionali restano instabili, la vendemmia prevista tra fine agosto e settembre 2026 potrebbe generare un surplus di vino difficile da collocare sui mercati.

A sottolinearlo è Diego Cusumano, vignaiolo siciliano noto a livello internazionale e titolare dell’azienda Cusumano insieme al fratello Alberto.

“L’analisi Nomisma Wine Monitor appena pubblicata mostra come comprensibilmente, con tutto quello che è successo e sta succedendo nel mondo, il mercato globale del vino nel 2025 abbia dato forti segnali di rallentamento con una flessione di quasi il 12% a valore e un mercato che si è attestato intorno ai 5,5 miliardi di euro”.

Stati Uniti, Cina e Regno Unito frenano le vendite

Secondo il report, il calo dell’export riguarda diversi mercati strategici per il vino italiano.

Gli Stati Uniti, primo mercato extraeuropeo per il settore, registrano una contrazione legata anche alle tensioni commerciali e ai dazi:

  • -2,6% nei volumi
  • -6,2% nel valore

Guardando all’Asia, la situazione non appare più favorevole.

La Cina registra una riduzione superiore al 15% a valore per il vino italiano, mentre il Giappone riduce gli acquisti con:

  • -2,2% nei volumi
  • -1,7% nel valore

Anche in Europa emergono segnali di rallentamento.

Il Regno Unito, secondo mercato per il vino italiano, mostra una flessione di circa il 6% sia a volume che a valore nelle importazioni complessive. Un calo simile si registra in Svizzera, dove le esportazioni italiane diminuiscono di circa il 6% a valore.

Esistono però alcuni mercati in controtendenza.
Il Brasile cresce del 3,5% nei volumi e dell’1,9% nel valore, mentre la Corea del Sud registra un incremento delle importazioni pari al 5,3%.

La guerra e la logistica riducono i corridoi commerciali

Alla frenata della domanda si aggiungono problemi più strutturali legati alla logistica internazionale.

Secondo Cusumano il conflitto che coinvolge il Medio Oriente e le tensioni geopolitiche globali stanno riducendo drasticamente i corridoi commerciali.

“Questa nuova guerra, che si estende a tutto il Medio Oriente e oltre, rappresenta un’ulteriore aggravante non solo per l’export del vino ma per il made in Italy in generale”.

Il vignaiolo descrive una situazione in cui le rotte commerciali diventano sempre meno accessibili.

“Se dazi e aumento dei prezzi hanno determinato un significativo rallentamento ora la minaccia è l’interruzione delle catene di fornitura, nello specifico in termini di logistica e trasporti. I corridoi internazionali, a causa della guerra, si stanno decisamente restringendo, con una disponibilità di carriers (trasportatori, ndr) operativi, drammaticamente alla reale, anche minima, esigenza, il che si tradurrà in costi di trasposto, ove possibile, molto più cari e perciò antieconomici”.

Il problema non riguarda solo la domanda. Anche quando esiste un mercato disposto ad acquistare vino italiano, spedire le bottiglie diventa sempre più complicato.

Il nodo della vendemmia 2026 e il rischio eccedenze

L’aspetto che più preoccupa i produttori riguarda la prossima vendemmia.

“D’altro canto domandiamoci anche cosa dovremmo fare, già in questo 2026, con la vendemmia di fatto alle porte (fine agosto), con le probabili eccedenze dovute alla forte frenata non tanto della domanda estera, che permane, ma della possibilità di soddisfarla logisticamente”.

Cusumano sottolinea che alcune tipologie di vino possono essere destinate all’invecchiamento. Tuttavia questa possibilità non riguarda tutto il comparto.

“E se noi vignaioli, per certe tipologie di vino, siamo leggermente fortunati dacchè andrà in invecchiamento, mi domando quale sarà l’impatto su tutto il comparto enofood italiano”.

Export vino italiano nei principali mercati

MercatoVariazione volumiVariazione valore
Stati Uniti-2,6%-6,2%
Cina—oltre -15%
Giappone-2,2%-1,7%
Regno Unito-6%-6%
Svizzera—-6%
Brasile+3,5%+1,9%
Corea del Sud+5,3%—

Il quadro evidenzia una riduzione diffusa nei mercati storici e una crescita limitata ad alcune economie emergenti.

I timori dell’industria del vino

Le preoccupazioni del settore non riguardano solo l’export ma l’intero sistema agroalimentare italiano.

A condividere questa lettura è anche Matteo Lunelli, amministratore delegato del Gruppo Lunelli e presidente di Ferrari Trento.

“La guerra – sostiene il produttore – avrà ripercussioni sicuramente anche sull’economia: porterà problemi nei trasporti perché compromette rotte strategiche, intacca la fiducia dei consumatori, si alzano i costi dell’energia e viene coinvolta anche la zona del Middle East, degli Emirati, che è un mercato in forte crescita e anche rilevante in generale per il vino italiano e il made in Italy”.

Il Medio Oriente rappresenta infatti uno dei mercati più dinamici per i prodotti premium italiani.

Il dato che preoccupa: 90 milioni di ettolitri disponibili

L’allarme sulle eccedenze era stato lanciato già nei mesi scorsi da Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini.

“Abbiamo oltre 40 milioni di ettolitri di vino in giacenza e se la prossima vendemmia – ovvero quella entrante, spiegava il presidente UIV – sarà nella media con circa 50 milioni di ettolitri, avremo a fine anno una disponibilità di prodotto per circa 90 milioni di ettolitri. Un’offerta monstre che rischia di deprimere i prezzi. Non c’è proprio nulla da esultare”.

Un volume di questa dimensione potrebbe esercitare una pressione significativa sui prezzi di mercato e sulla redditività delle aziende vitivinicole.

FAQ

Perché l’export del vino italiano sta rallentando?
Il rallentamento deriva da diversi fattori: dazi commerciali, tensioni geopolitiche, costi energetici elevati e difficoltà nei trasporti internazionali.

Qual è il calo registrato nel 2025?
Il mercato globale del vino registra una contrazione di circa il 12% a valore, con un giro d’affari intorno ai 5,5 miliardi di euro.

Quali mercati stanno riducendo gli acquisti?
Gli Stati Uniti, la Cina, il Regno Unito, il Giappone e la Svizzera mostrano cali nelle importazioni di vino italiano.

Perché si parla di eccedenze?
Le giacenze attuali superano i 40 milioni di ettolitri e con una vendemmia media da circa 50 milioni si potrebbe arrivare a una disponibilità totale di circa 90 milioni di ettolitri.

Condividi il post:

Sei su Whatsapp? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Sei su Telegram? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Leggi anche