L’Italia si ammala sempre di più, almeno sulla carta. I dati dell’Osservatorio statistico sul Polo unico di tutela della malattia parlano chiaro: nella seconda metà del 2025 l’INPS ha ricevuto ben 14 milioni di certificati di malattia, con un incremento del 2,8% rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente. Un trend in crescita costante che ha convinto il legislatore ad intervenire con la Legge di bilancio, introducendo una serie di misure destinate a rendere i controlli più stringenti ed efficaci a partire da quest’anno.
Quasi 400mila visite domiciliari, ma non basta
A fronte dell’aumento delle certificazioni, l’INPS ha intensificato anche le ispezioni: nel 2025 le visite domiciliari hanno sfiorato quota 400mila, segnando un +3,7% rispetto all’anno precedente. Numeri in crescita, certo, ma insufficienti a tenere il ritmo dei certificati prodotti. Il problema si concentra soprattutto nel settore privato, dove si origina oltre il 78% di tutte le comunicazioni di malattia. È lì che il sistema di verifica mostra i suoi limiti più evidenti, e lì che le nuove regole intendono incidere con maggiore decisione.
Più medici sul campo per controlli capillari
Per colmare il divario tra domanda di controllo e capacità ispettiva, la manovra prevede un ampliamento del corpo medico abilitato ad effettuare le visite domiciliari per conto dell’ente previdenziale. L’obiettivo dichiarato è ridurre le assenze ingiustificate attraverso verifiche più frequenti e distribuite sul territorio. Più medici in campo significa, in teoria, una maggiore probabilità che chi dichiara di stare male venga effettivamente trovato a casa.
Arriva il portale digitale per i datori di lavoro
La stretta non è solo umana, ma anche tecnologica. Da quest’anno diventa operativo un nuovo portale telematico integrato nella Piattaforma digitale nazionale dati (PDND), che consentirà ai datori di lavoro di richiedere le visite ispettive in modo più rapido e diretto, senza dover passare per procedure burocratiche macchinose. Uno strumento che avvicina le aziende al meccanismo di controllo, rendendole protagoniste attive nella gestione delle assenze dei propri dipendenti.
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Orari unici per tutti: addio alle disparità
Forse la novità più rilevante sul piano pratico riguarda gli orari delle visite domiciliari, che d’ora in poi saranno uniformi per tutti i lavoratori, indipendentemente dal fatto che operino nel settore pubblico o privato. La modifica recepisce la sentenza numero 16305 del TAR del Lazio, che aveva censurato la precedente disparità di trattamento. Il lavoratore in malattia è ora obbligato a rendersi reperibile a casa tra le 10 e le 12 e tra le 17 e le 19, sette giorni su sette, festivi inclusi.
Quando è lecito uscire di casa
La reperibilità non significa però prigionia domestica. Anche negli orari soggetti a controllo, il lavoratore può legittimamente allontanarsi dal domicilio per motivi legati al percorso di cura: visite specialistiche, esami clinici, terapie e altri appuntamenti medici sono tutti casi riconosciuti dalla normativa. La differenza rispetto all’assenza ingiustificata sta tutta in un dettaglio fondamentale: la documentazione scritta. Senza una prova scritta che attesti la validità dello spostamento, l’assenza rischia di essere trattata come ingiustificata.
Chi è esonerato dai controlli
Non tutti i lavoratori in malattia sono soggetti all’obbligo di reperibilità. La legge prevede categorie esonerate, tra cui i dipendenti affetti da patologie gravi che necessitano di terapie salvavita, chi presenta un grado di invalidità pari o superiore al 67%, e chi si assenta per malattie riconducibili a infortuni sul lavoro o a malattie professionali. Anche in questi casi, però, l’INPS si riserva il diritto di effettuare controlli documentali o accertamenti medici.
La procedura di certificazione resta invariata
Sul fronte burocratico, invece, nulla cambia. Entro il giorno successivo all’inizio dell’assenza, il medico curante è tenuto a trasmettere telematicamente l’attestato di malattia all’INPS. Il lavoratore deve poi comunicare al datore di lavoro il numero di protocollo entro 48 ore, consentendo così all’azienda di verificare lo stato di indisposizione direttamente sul portale previdenziale. Una procedura consolidata che il legislatore ha scelto di non toccare.
Cosa rischia chi non si fa trovare a casa
Le conseguenze per chi non rispetta l’obbligo di reperibilità possono essere immediate e significative. In caso di visita ispettiva — disposta dall’INPS o richiesta dal datore — con esito negativo, scattano le sanzioni: dalla perdita dell’indennità di malattia per i primi giorni di assenza alla decurtazione del trattamento economico, con aggravamenti progressivi in caso di recidiva. Non si tratta di mere formalità: la contestazione apre un procedimento che può avere ricadute disciplinari concrete sul rapporto di lavoro.
Un’arma in più per le aziende
Al di là dell’aspetto sanitario, le nuove norme rafforzano uno strumento di gestione già in uso nelle aziende più strutturate. La visita ispettiva INPS rappresenta un valido deterrente contro le cosiddette assenze strategiche: quelle brevi, ricorrenti, spesso concentrate in prossimità di ponti e festività, che pesano sull’organizzazione interna e generano costi di sostituzione difficili da sostenere. Con un sistema di controllo più accessibile e capillare, per i datori di lavoro diventa più semplice tutelare la produttività aziendale nel rispetto delle regole.






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