È durato appena trentacinque giorni lo sportello del bonus colonnine domestiche per il 2026. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) lo ha chiuso il 27 ottobre, alle 12. Era stato aperto il 22 settembre. Sulla piattaforma di Invitalia sono arrivate oltre 16mila domande che, secondo il ministero, coprono già l’intera dotazione disponibile per quest’anno.

Lo stop arriva con 96 giorni di anticipo sulla scadenza ufficiale. Il decreto direttoriale dell’11 settembre aveva fissato la chiusura alle 12 del 31 gennaio 2027, a meno che i fondi non finissero prima. Quella clausola è scattata in poco più di un mese. Nei fatti lo sportello ha funzionato come un click day, come avevano previsto diversi osservatori già all’apertura.

Sommario

Quanto vale il bonus e chi poteva chiederlo

Il contributo copre l’80% delle spese per acquistare e installare infrastrutture di ricarica per auto elettriche, come colonnine e wall box. Il tetto è di 1.500 euro per le persone fisiche e di 8.000 euro per gli impianti installati sulle parti comuni dei condomini.

Potevano fare domanda le persone fisiche residenti in Italia e i condomini. Per il 2026 sono ammessi gli impianti la cui installazione è stata completata tra il 26 giugno e il 31 dicembre 2026. Le colonnine devono essere nuove, conformi al decreto ministeriale 37/2008, installate in Italia e destinate solo a uso privato o condominiale. I condomini devono avere una delibera assembleare che autorizzi i lavori e la ripartizione delle spese. Le spese vanno pagate con strumenti tracciabili, non possono essere finanziate e non sono cumulabili con altri incentivi per lo stesso intervento.

Una dotazione di 15 milioni, quasi tutta di residui

Per il 2026 la dotazione è di 15 milioni di euro. Di questi, 10 milioni sono residui del 2025 e solo 5 milioni sono stanziamenti nuovi. La misura fa parte del programma pluriennale per l’automotive previsto dal Dpcm di giugno, che destina in tutto 68 milioni di euro agli incentivi, distribuiti ogni anno tra il 2026 e il 2030.

Il dato più interessante emerge facendo due conti. Con 15 milioni e oltre 16mila domande, la media disponibile è inferiore a 940 euro per richiesta. Se ogni privato chiedesse il massimo di 1.500 euro, le risorse basterebbero per circa 10mila beneficiari. Il numero reale dipenderà dalle spese effettivamente sostenute e dalle domande dei condomini, che possono arrivare a 8.000 euro. È però probabile che una parte dei richiedenti non riceva il contributo.

Cosa succede adesso a chi ha fatto domanda

Il Mimit ha chiarito che le domande saranno esaminate in ordine cronologico di presentazione. Ogni richiedente può verificare lo stato della propria pratica nell’area riservata della piattaforma. Se si liberassero nuove risorse, per esempio per domande respinte o rinunce, una possibile riapertura dello sportello per il 2026 sarà comunicata con un avviso apposito.

Sui tempi, le regole prevedono che il decreto di concessione sia adottato entro 90 giorni dalla chiusura dello sportello. Il contributo viene poi accreditato sul conto del beneficiario in un’unica soluzione. Con la chiusura anticipata, il calendario dovrebbe accorciarsi rispetto alle previsioni iniziali, che indicavano i pagamenti tra maggio e giugno 2027.

Per chi non è rientrato nei fondi, la strada più probabile è aspettare la tranche del 2027, sempre nell’ambito del programma fino al 2030. Le regole del nuovo sportello, però, saranno stabilite da un nuovo decreto.

Una domanda in crescita ma l’incentivo resta piccolo

Il risultato racconta un cambiamento nel mercato. In passato il bonus era stato usato poco: per le installazioni del 2023 il ministero aveva dovuto riaprire i termini perché erano rimaste risorse disponibili, e lo stesso avanzo di 10 milioni del 2025 conferma una domanda tiepida. Quest’anno invece i fondi sono finiti in cinque settimane.

Il motivo va cercato nella crescita delle auto elettriche. Nel 2025 le immatricolazioni sono aumentate del 46% e la quota di mercato è salita al 6,2%. Nel 2026 la crescita è continuata: ad aprile le vendite sono quasi raddoppiate rispetto all’anno prima. C’è anche una novità importante: i privati rappresentano ormai oltre il 64% degli acquirenti di auto elettriche, mentre fino al 2024 compravano soprattutto aziende e società di noleggio. Chi ha un garage o un posto auto privato, infatti, ricarica soprattutto a casa.

Anche la rete pubblica sta crescendo. Secondo Motus-E, al 30 giugno 2026 l’Italia contava 84.564 punti di ricarica a uso pubblico, 17.003 in più in un anno. Il confronto con l’Europa resta però sfavorevole. Nel primo trimestre del 2026 le auto elettriche erano l’8% delle immatricolazioni in Italia, contro una media europea del 20%.

Il rovescio della medaglia

Il successo dello sportello mette in luce anche un limite. Una dotazione di 15 milioni, quasi tutta fatta di fondi non spesi l’anno prima, è sproporzionata rispetto a una domanda che ormai riguarda decine di migliaia di famiglie. Per chi ha installato la wall box e non riceverà il contributo, la chiusura anticipata significa sostenere da solo tutta la spesa o sperare in una riapertura.

Il dibattito si sposta quindi sulle prossime annualità. Con circa 53 milioni ancora disponibili fino al 2030, cioè 15 milioni l’anno fino al 2029 e 8 nel 2030, la dotazione rischia di esaurirsi ogni volta in poche settimane. Per molti operatori del settore serve una misura più stabile e meglio finanziata, coerente con l’obiettivo di diffondere la ricarica domestica in un Paese che sull’elettrico è ancora indietro.