Mentre l’intero settore alzava i listini, Apple ha tenuto fermi i prezzi degli iPhone. Una scelta che, come riporta Reuters, sta per produrre la migliore crescita di ricavi in un trimestre aprile-giugno degli ultimi cinque anni. La domanda che si pongono gli investitori è però un’altra: per quanto ancora potrà resistere.
Il rincaro dei chip e la scelta di risparmiare l’iPhone
Il mese scorso il gruppo di Cupertino ha aumentato i prezzi di iPad e MacBook, per assorbire l’incremento dei costi generato dalla carenza di chip di memoria e archiviazione, a sua volta prodotta dalla costruzione massiccia di data center per l’intelligenza artificiale.
L’iPhone, però, è rimasto fuori dall’operazione. Una decisione controcorrente: i concorrenti hanno dovuto scaricare i maggiori costi sui listini, con l’effetto di far scendere le spedizioni globali di smartphone nel trimestre aprile-giugno al livello più basso da tredici anni.
Il risultato: quota di mercato quasi al 20%
La scommessa ha funzionato. Secondo le stime della società di ricerca Counterpoint, le spedizioni di iPhone sono cresciute del 3% e la quota di mercato del gruppo è salita a quasi un quinto del totale.
Questo elemento, unito al fatto di non aver investito centinaia di miliardi di dollari in data center, ha permesso ad Apple di riconquistare da Nvidia il titolo di società più valutata al mondo, dopo due anni, proprio mentre crescono i dubbi sul boom dell’intelligenza artificiale.
Il titolo, in rialzo di quasi il 25% dall’inizio dell’anno, martedì ha portato brevemente la capitalizzazione oltre i 5.000 miliardi di dollari per la prima volta, con una performance nettamente superiore a quella degli altri titoli del gruppo delle “Magnificent Seven”.
“Prima criticata, ora premiata”
Il paradosso non è sfuggito agli operatori. “Apple è stata inizialmente disprezzata da molti investitori per non essersi unita al ciclo di investimenti sull’intelligenza artificiale. Ora, viene di fatto premiata, mentre gli investitori si interrogano sul rapporto tra la spesa (delle Big Tech) e il ritorno sull’investimento”, ha osservato Dan Morgan, portfolio manager di Synovus Trust, società che detiene azioni Apple.
Morgan si attende però un aumento dei prezzi entro la fine dell’anno, mossa che potrebbe raffreddare la domanda e mettere sotto pressione un titolo la cui valutazione elevata non lascia, sono parole sue, “molto margine di errore”.
Quando arriverà l’aumento
Gli analisti collocano il ritocco dei listini in corrispondenza del lancio della prossima serie di iPhone, che di norma avviene a settembre. Nel frattempo il gruppo ha già alzato, all’inizio di questo mese, i prezzi di Apple Music e di Apple One, il pacchetto in abbonamento che riunisce più servizi.
I numeri attesi dal trimestre
Secondo i dati raccolti da LSEG, i ricavi del periodo aprile-giugno, terzo trimestre fiscale per Apple, sono attesi in crescita del 15,5% a quota 108,65 miliardi di dollari. Un ritmo leggermente inferiore a quello dei tre mesi precedenti, ma il migliore per un terzo trimestre dal 2021.
A trainare è proprio l’iPhone, le cui vendite sarebbero salite del 20,8% nel periodo, anche in questo caso il dato più alto per un terzo trimestre dal 2021. Sul fronte degli altri prodotti, la crescita dei ricavi Mac è attesa in miglioramento all’8,7% dal 5,7% del trimestre precedente, nonostante il rincaro, mentre le vendite di iPad dovrebbero rallentare leggermente al 5,2% dall’8% del secondo trimestre.
Perché gli aumenti potrebbero non pesare
Alcuni analisti ritengono che la popolarità dei dispositivi e la solidità dell’ecosistema proteggeranno la domanda anche in caso di rialzo dei listini, con effetti positivi sui margini.
“La domanda dei prodotti principali di Apple è stata in qualche misura anelastica, con l’iPhone come prodotto più anelastico all’interno dell’ecosistema Apple, seguito dal Mac e poi dall’iPad”, hanno scritto gli analisti di Morgan Stanley. E hanno aggiunto: “Questo generalmente significa che i recenti aumenti di prezzo difficilmente disturberanno in modo sostanziale la domanda, soprattutto considerando le difficoltà di approvvigionamento dei concorrenti”.






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