Apple ha portato OpenAI in tribunale, accusandola di aver orchestrato una campagna sistematica per sottrarre segreti industriali utili allo sviluppo dei suoi futuri prodotti hardware di consumo. 

La causa è stata depositata presso il tribunale federale del Distretto Nord della California, e segna una rottura clamorosa tra due aziende che fino a poco tempo fa collaboravano a stretto contatto.

L’accusa: “Sottrazione a ogni livello dell’azienda”

Negli atti legali, lunghi 41 pagine, gli avvocati di Cupertino sostengono che il furto di informazioni riservate abbia coinvolto l’intera catena gerarchica di OpenAI, dal personale tecnico fino al responsabile hardware, sempre in coordinamento con partner commerciali esterni. 

Al centro dell’inchiesta c’è la figura di Tang Tan, oggi a capo della divisione hardware di OpenAI, che in precedenza aveva trascorso quasi 25 anni in Apple, arrivando a dirigere il design di iPhone e Apple Watch prima di lasciare l’azienda nel febbraio 2024.

Secondo la ricostruzione di Apple, Tan avrebbe chiesto ai candidati ancora dipendenti di Cupertino, ma già in colloquio con OpenAI, di presentarsi ai colloqui portando con sé componenti reali – batterie, schede logiche, moduli – per sessioni descritte come “show and tell”, funzionali a estrarre ulteriori dettagli riservati. L’azienda sostiene inoltre che il dirigente avrebbe utilizzato i nomi in codice di progetti Apple non ancora annunciati per chiedere direttamente ai candidati quali fossero i piani di sviluppo.

Un secondo denunciato: l’ingegnere Chang Liu

Oltre a Tan, tra i soggetti citati nella denuncia compare anche Chang Liu, ingegnere elettrico che ha lavorato per otto anni in Apple prima di trasferirsi a OpenAI nel gennaio 2026. Apple lo accusa di non aver restituito il proprio computer aziendale al momento delle dimissioni e di aver sfruttato una falla nei sistemi di autenticazione per continuare ad accedere a cartelle di rete condivise dell’azienda anche dopo l’uscita.

Le carte processuali contengono un ulteriore dettaglio: secondo Apple, tra i nuovi assunti di OpenAI avrebbe circolato un documento interno intitolato “Need to Know”, contenente le procedure di sicurezza applicate ai dipendenti Apple in uscita, utilizzato per istruire il personale su come aggirare i controlli previsti al momento delle dimissioni. Cupertino sostiene infine che OpenAI avrebbe chiesto ad alcuni fornitori hardware di applicare una tecnica di finitura dei metalli sviluppata internamente da Apple, facendo credere ai partner di avere l’autorizzazione a utilizzarla.

Le richieste di Apple in tribunale

“La nascente divisione hardware di OpenAI poggia su fondamenta estremamente precarie, con il suo fulcro corrotto dall’illecito ricorso a segreti commerciali sottratti indebitamente”, si legge nella denuncia. Cupertino chiede un processo con giuria e un’ingiunzione che obblighi OpenAI a interrompere immediatamente l’utilizzo delle informazioni sottratte, a restituire tutto il materiale ottenuto illecitamente e a riprogettare i prodotti di prossima uscita in modo che non includano alcuna tecnologia proveniente da Apple. Alla causa si aggiungono accuse di violazione contrattuale nei confronti di Tan e Liu, entrambi vincolati da accordi di riservatezza firmati con Apple. Secondo quanto riportato dai media internazionali, Cupertino avrebbe già inviato una lettera a OpenAI lo scorso febbraio per segnalare i propri sospetti, senza ricevere risposta.

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La replica di OpenAI

Dal canto suo, un portavoce di OpenAI ha dichiarato che l’azienda non ha alcun interesse in merito ai segreti commerciali di altre società e che resta concentrata sullo sviluppo di tecnologie innovative capaci di dare potere alle persone in tutto il mondo. Una linea difensiva minimalista, che non entra nel merito dei singoli episodi contestati da Apple.

Una partnership già logorata da tempo

La causa segna una svolta sorprendente nei rapporti tra le due aziende, che dal 2024 collaborano con l’integrazione di ChatGPT nel sistema operativo dell’iPhone, dopo un annuncio congiunto che aveva visto Sam Altman visitare di persona il quartier generale di Cupertino. Le tensioni si sono però intensificate nell’ultimo anno, da quando OpenAI ha deciso di entrare nel settore dell’elettronica di consumo acquisendo, nel maggio dello scorso anno, la startup io Products fondata da Jony Ive – storico responsabile del design Apple – per una cifra stimata attorno ai 6,5 miliardi di dollari, con l’obiettivo dichiarato di costruire “una famiglia di prodotti per l’era dell’intelligenza generativa”. Ive è solo il volto più noto di un fenomeno più ampio: secondo quanto emerso, sarebbero oltre 400 gli ex dipendenti Apple oggi al lavoro per OpenAI.

Non è tutto: a peggiorare il quadro dei rapporti tra Apple e il mondo OpenAI, la nuova versione di Siri in arrivo in autunno si baserà sui modelli Gemini di Google anziché sulla tecnologia di Sam Altman, segno di un progressivo allontanamento tecnologico tra le due aziende, parallelo allo scontro giudiziario.

Le implicazioni per la quotazione di OpenAI

Per la società guidata da Altman la causa arriva in un momento particolarmente delicato, con la quotazione a Wall Street attesa entro l’anno. La vicenda si somma alle controversie legali già aperte contro OpenAI da parte di Elon Musk, che in tribunale era uscito sconfitto solo per ragioni procedurali. Apple, per il momento, non ha chiarito se l’azione legale avrà ripercussioni sulla partnership in essere con OpenAI per l’integrazione di ChatGPT in Apple Intelligence.