C’era stato un tempo in cui Apple e Intel erano soci inseparabili. Poi, nel 2020, la rottura: Cupertino aveva deciso di progettare i propri chip in casa, abbandonando i processori del gigante di Santa Clara a favore dei chip Apple Silicon prodotti da TSMC. Sembrava un addio definitivo. 

Invece, a distanza di sei anni, i due colossi della tecnologia americana si ritrovano. E questa volta il ruolo di Intel non è più quello del fornitore di processori, ma del produttore: la fabbrica che costruisce i chip progettati da Apple.

L’accordo rivelato dal Wall Street Journal

La notizia è arrivata l’8 maggio direttamente dal Wall Street Journal: Intel ha raggiunto un accordo preliminare con Apple per produrre alcuni dei chip che alimentano i dispositivi della società di Cupertino, in una mossa che rappresenta un importante rilancio per i piani di Intel di rivitalizzare la propria attività manifatturiera. Secondo il quotidiano finanziario americano, e le indiscrezioni riportare anche da Il Sole 24Ore, le due aziende erano impegnate in colloqui intensivi da oltre un anno e hanno formalizzato un accordo nei mesi scorsi. Non è ancora chiaro a quali prodotti Apple sarà destinata la produzione Intel — se iPhone, iPad o Mac — ma l’impatto sui mercati è stato immediato: le azioni Apple sono salite di circa il 2%, mentre il titolo Intel ha esteso i guadagni arrivando a segnare un rialzo di circa il 14%.

Perché Apple vuole liberarsi dalla dipendenza da TSMC

Per capire la portata di questa intesa, bisogna fare un passo indietro. Da oltre un decennio Apple progetta internamente i suoi system-on-a-chip, gli stessi che alimentano iPhone, iPad e Mac, affidandone però la produzione quasi esclusivamente a TSMC, leader indiscusso del settore grazie ai suoi nodi produttivi avanzati, oggi arrivati a 3 nanometri.

Un’architettura di fornitura efficientissima, ma con un tallone d’Achille sempre più evidente. La stessa Apple ha recentemente segnalato una limitata flessibilità della supply chain, con vincoli che hanno influito anche sulle vendite di iPhone a causa della disponibilità dei processori. 

A pesare sono due fattori convergenti: l’espansione dei datacenter per l’intelligenza artificiale e la crescente richiesta di dispositivi, come i Mac, in grado di eseguire modelli AI in locale. 

In altri termini, la domanda di chip avanzati è esplosa, e TSMC non riesce più a soddisfarla tutta da sola.

C’è poi il fattore geopolitico, che pesa quanto quello industriale. Una parte rilevante della produzione TSMC resta concentrata a Taiwan, territorio al centro delle tensioni tra Cina e Taiwan. Apple starebbe cercando di ridurre l’esposizione a eventuali problemi geopolitici o interruzioni produttive.

La mano di Washington: Trump e la pressione per il made in USA

Dietro l’accordo non c’è solo logica industriale, ma anche una precisa spinta politica. Il Segretario al Commercio Howard Lutnick ha incontrato ripetutamente nell’ultimo anno alti funzionari di Apple, incluso il CEO Tim Cook, per convincerli a fare affari con Intel. L’amministrazione Trump ha fatto della rilocalizzazione della produzione di semiconduttori negli Stati Uniti una priorità strategica, e un accordo tra i due più celebri marchi tech americani rappresenta esattamente il tipo di risultato che la Casa Bianca vuole poter esibire.

Intel, dal canto suo, ha già incassato un investimento pubblico significativo: il governo degli Stati Uniti ha annunciato un investimento di 8,9 miliardi di dollari in azioni Intel a supporto dell’espansione della produzione americana di semiconduttori, nell’ambito del CHIPS and Science Act. Sbarcare nella supply chain di Apple significherebbe per Intel una svolta industriale e reputazionale di primissimo piano.

Intel come foundry, una sfida ancora aperta

L’intesa con Apple non è però priva di incognite. Il percorso di Intel verso il ruolo di produttore conto terzi — quello che nel settore si chiama foundry — è ancora in corso di maturazione. Bloomberg ha sottolineato che le principali sfide di Apple nella diversificazione si concentrano sulla scala produttiva e sulla consistenza, poiché Intel e Samsung non riescono ancora a offrire affidabilmente il tipo di produzione e scala che ha trasformato TSMC nel produttore a contratto dominante.

Secondo alcune indiscrezioni, Apple starebbe valutando di utilizzare il processo produttivo 18A di Intel per costruire futuri chip della serie M. Si tratta della tecnologia più avanzata nel portfolio di Intel Foundry, quella su cui la società ha scommesso la propria rinascita manifatturiera.

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Cosa cambia per il mercato dei chip

L’accordo, se confermato nella sua portata definitiva, ridisegnerebbe gli equilibri di un settore che negli ultimi anni è stato dominato da TSMC e, sul fronte delle GPU per l’intelligenza artificiale, da Nvidia. Assicurarsi un contratto con Apple darebbe a Intel un flusso costante di domanda da parte di una delle più grandi aziende di elettronica di consumo al mondo, rafforzando sia la reputazione del gruppo sia un’attività manifatturiera che negli ultimi anni è rimasta indietro rispetto a TSMC.

Per Apple, la posta in gioco è altrettanto alta: ridurre la dipendenza da un unico fornitore in un contesto globale sempre più complesso è un elemento chiave della strategia industriale di lungo periodo. Non si tratta di abbandonare TSMC — che resterà il partner principale — ma di costruire una rete di produzione più resiliente, distribuita, meno esposta ai rischi di un mondo che cambia in fretta.

Il ritorno di fiamma tra Apple e Intel, insomma, non è nostalgia. È soprattutto strategia.