I costi delle superpetroliere in Medio Oriente hanno raggiunto livelli mai registrati prima. A certificarlo sono i dati di mercato e fonti dell’industria marittima, mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran entra in una fase di escalation.
Il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, il passaggio strategico tra Iran e Oman da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale e ingenti volumi di gas naturale liquefatto, è vicino alla paralisi. Diverse imbarcazioni sono state colpite nell’area mentre Teheran reagiva agli attacchi statunitensi e israeliani.
Brent in rialzo e impianti chiusi
Le tensioni hanno già avuto un effetto diretto sui mercati energetici.
I future sul Brent sono saliti di quasi il 10% nell’arco della settimana. Il conflitto ha infatti innescato molteplici chiusure di impianti petroliferi e del gas in Medio Oriente, alimentando il timore di una prolungata interruzione delle forniture.
VLCC, il nolo TD3 tocca un record assoluto
Il dato più clamoroso riguarda le VLCC (Very Large Crude Carriers), le superpetroliere in grado di trasportare fino a 2 milioni di barili di greggio.
Il benchmark TD3, che misura il trasporto dal Medio Oriente alla Cina, ha raggiunto lunedì il livello record di W419 secondo il parametro Worldscale utilizzato per calcolare le tariffe di nolo. In termini monetari equivale a 423.736 dollari al giorno, secondo i dati LSEG.
La tariffa è raddoppiata rispetto a venerdì, estendendo il balzo già registrato la settimana precedente, quando si era toccato un massimo degli ultimi sei anni dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele che ha portato all’uccisione della Guida Suprema iraniana Ayatollah Ali Khamenei.
Teheran minaccia: “Stretto chiuso”
L’Iran ha risposto colpendo Paesi del Golfo, provocando chiusure precauzionali in diversi impianti energetici della regione.
Un alto ufficiale dei Guardiani della Rivoluzione ha dichiarato lunedì che lo Stretto di Hormuz è chiuso e che l’Iran aprirà il fuoco contro qualsiasi nave tenterà di attraversarlo, secondo quanto riportato dai media iraniani.
Gas liquefatto, noli in aumento del 40%
Non solo petrolio. Anche il trasporto di GNL (gas naturale liquefatto) è entrato in una fase di forte tensione.
Le tariffe giornaliere delle metaniere sono salite oltre il 40% lunedì, dopo che il Qatar ha sospeso la produzione.
Secondo Spark Commodities:
- Le rotte atlantiche sono salite a 61.500 dollari al giorno (+43%, pari a +18.750 dollari rispetto a venerdì)
- Le rotte pacifiche hanno raggiunto 41.000 dollari al giorno (+45%, pari a +12.750 dollari)
Fraser Carson, principal analyst per il GNL globale presso Wood Mackenzie, ha dichiarato: “Le tariffe spot giornaliere per il trasporto di GNL potrebbero superare i 100.000 dollari questa settimana a causa della scarsità di offerta”.
Ha aggiunto: “La disponibilità di navi per il resto di marzo è considerata debole, mentre gli operatori cercano di smaltire l’arretrato creato dalle interruzioni meteorologiche di febbraio”.
E ancora: “Ci sarà una competizione molto forte per qualsiasi nave disponibile”.
Finché non sarà garantito un passaggio sicuro nello Stretto di Hormuz, ha spiegato Carson, molte navi resteranno ferme.
Armatori fermi e bunker in rallentamento
Un broker marittimo del settore petrolifero, che ha preferito restare anonimo, ha riferito che è estremamente difficile stimare i noli nel Golfo, poiché diversi armatori hanno sospeso le operazioni a tempo indeterminato.
Nel frattempo, le vendite di bunker a Fujairah, importante hub di rifornimento negli Emirati Arabi Uniti, stanno rallentando. Il conflitto ha interrotto la catena di approvvigionamento del carburante, facendo salire i prezzi e spostando potenzialmente la domanda verso altri porti, tra cui Singapore.
Le reazioni internazionali
La compagnia sudcoreana Hyundai Glovis ha comunicato di stare predisponendo piani di emergenza, inclusa la ricerca di rotte e porti alternativi.
Il ministero marittimo della Corea del Sud ha emesso un avviso alle compagnie di navigazione nazionali con navi in Medio Oriente, invitandole a sospendere le operazioni commerciali nell’area.
Effetti sistemici
Il blocco o anche solo la riduzione dei flussi attraverso Hormuz rappresenta un rischio sistemico per l’economia globale. Un quinto del petrolio mondiale e una quota significativa del GNL transitano in questo stretto corridoio marittimo.
La combinazione di attacchi militari, chiusure impiantistiche e sospensioni operative sta trasformando la crisi geopolitica in uno shock energetico con effetti immediati sui prezzi e sui costi di trasporto.
Fonte: Reuters
Prezzi in rialzo e rischio recessione: l’impatto per l’Italia della crisi energetica nello Stretto di Hormuz
FAQ
Perché lo Stretto di Hormuz è così importante?
Perché vi transita circa il 20% del petrolio mondiale e grandi volumi di GNL.
Quanto sono aumentati i noli delle superpetroliere?
Il benchmark TD3 ha raggiunto un record storico pari a 423.736 dollari al giorno.
Quali sono i rischi per l’Europa?
Prezzi energetici più alti e possibili tensioni sulle forniture di gas.






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