Salvatore Limuti, patron della società di indagini di mercato Marketing Management e per molti anni presidente del Premio Agorà, è morto a Palermo a 78 anni. I funerali si terranno mercoledì 28 ottobre alle 10 nella chiesa Ecce Homo all’Uditore.

Lo scorso luglio Limuti aveva rilasciato un’intervista a Capitalist. Aveva parlato di reputazione, intelligenza artificiale, gestione del tempo e futuro della Sicilia, partendo da oltre mezzo secolo di esperienza e da passaggi in aziende come Fiat e Amaro Averna. La redazione di Capitalist si unisce al cordoglio della famiglia e ripropone alcune delle sue risposte.

La reputazione come patrimonio misurabile

Per Limuti il valore di un’impresa non si esauriva nei numeri di bilancio. «La reputazione è diventata un patrimonio aziendale e oggi può essere misurata. Ogni impresa dovrebbe dotarsi di un vero e proprio cruscotto capace di monitorarne l’evoluzione negli anni. Purtroppo, è uno strumento ancora poco utilizzato. Spesso si lavora sull’urgenza, sulle esigenze del momento, senza dedicare il tempo necessario a un’attività strategica come la costruzione della reputazione».

Sul Premio Agorà aveva spiegato il ruolo dell’intelligenza artificiale nella valutazione delle campagne: «Conta moltissimo. La comunicazione può rafforzare oppure compromettere la reputazione di un’azienda. Il Premio Agorà è tra i pochi riconoscimenti che adottano sistemi di valutazione molto articolati, nei quali al giudizio della commissione si affiancano strumenti di intelligenza artificiale capaci di ricostruire il valore della comunicazione anche nel medio e nel lungo periodo. Oggi non basta realizzare una buona campagna: bisogna costruire fiducia nel tempo».

Salvatore Limuti a Capitalist: «Oggi è la macchina a dettare i ritmi all’uomo»

Il tempo, la risorsa che manca ai manager

Una delle risposte più personali riguardava il tempo: «Incide tantissimo. Siamo sommersi da call e riunioni continue. Io stesso, pur essendo presidente, cerco di limitarmi a una sola riunione al giorno. Oggi manca il tempo per riflettere: siamo continuamente impegnati a rincorrere gli strumenti digitali invece di utilizzarli come supporto. È la macchina che detta i ritmi e l’uomo finisce per adattarsi ad essa. Dovremmo imparare a gestire meglio il tempo e recuperare spazi per pensare».

La Sicilia, i giovani e la fine dell’isolamento

Sulla Sicilia Limuti partiva dalla propria storia: «Sono favorevole alla mobilità dei giovani. Credo che lasciare temporaneamente la Sicilia per studiare, lavorare e fare esperienza rappresenti una straordinaria opportunità di crescita. È come un ricambio del sangue: si acquisiscono competenze, si conoscono realtà diverse e poi si può scegliere di tornare con maggiore esperienza e nuove energie. Chi resta deve affrontare difficoltà maggiori e serve molta determinazione per superare atteggiamenti culturali che talvolta rallentano lo sviluppo. Io stesso ho lasciato la Sicilia per il marketing e poi sono tornato quando si sono create le condizioni per mettere a disposizione quanto avevo imparato».

E guardava al Mediterraneo senza alibi: «Le distanze oggi si sono notevolmente ridotte grazie alle tecnologie digitali e all’intelligenza artificiale. Questi strumenti stanno offrendo opportunità che fino a pochi anni fa erano impensabili. Non esiste più la giustificazione dell’isolamento geografico: oggi anche dalla Sicilia è possibile competere, creare imprese e sviluppare progetti di livello nazionale e internazionale».

Gli inizi del marketing in Sicilia

Ricordando i primi anni, Limuti misurava il proprio lavoro sui percorsi degli altri: «Quando iniziai a insegnare marketing sembrava quasi una disciplina di nicchia. Oggi esistono professionisti preparatissimi, probabilmente anche migliori di me, ed è un risultato che considero positivo. La soddisfazione più grande è vedere ex collaboratori e studenti costruire percorsi imprenditoriali di successo. Significa che è stato creato valore».

Il consiglio agli imprenditori

L’intervista si chiudeva con un consiglio a chi fa impresa: «Il primo passo è non dare mai per scontato che ciò che è stato fatto in passato sia ancora la soluzione migliore. Occorre avere il coraggio di rimettere continuamente in discussione processi, strategie e modelli organizzativi. Solo osservando la propria realtà con uno sguardo nuovo è possibile individuare le opportunità di rilancio e continuare a crescere».