Nuovo errore dell’INPS, questa volta sulle pensioni. In circa 270mila Certificazioni Uniche è rimasta vuota la casella dell’addizionale comunale, una tassa trattenuta ogni mese sull’assegno ma non riportata nel documento fiscale utilizzato per la dichiarazione precompilata. L’errore emerge nel mezzo della stagione del 730, quando i dati della CU sono già stati scaricati da milioni di contribuenti, consegnati a CAF e commercialisti o importati nelle precompilate. Secondo l’Istituto si tratta di un errore informatico. L’INPS ha già aggiornato le certificazioni e l’Agenzia delle Entrate adeguerà la precompilata nei prossimi giorni.

Il problema tecnico e le sue implicazioni fiscali

Il nodo riguarda le addizionali IRPEF locali trattenute sulle pensioni nel corso del 2025 ma non indicate correttamente nella Certificazione Unica 2026. Il risultato è che alcuni pensionati potrebbero trovarsi con dati incompleti o non coerenti rispetto alle trattenute effettivamente subite.

L’INPS ha fatto sapere che gli importi non indicati sarebbero nella maggior parte dei casi molto contenuti, spesso inferiori ai 12 euro, soglia sotto la quale generalmente non scattano richieste aggiuntive. Tuttavia, il problema potrebbe avere conseguenze rilevanti soprattutto per chi utilizza il modello 730 precompilato, perché il sistema potrebbe non considerare correttamente le somme già versate, rischiando di generare differenze nei conteggi fiscali, con possibili richieste di pagamento aggiuntive oppure errori nei rimborsi spettanti.

Una quota significativa dei soggetti coinvolti potrebbe essere composta da pensionati deceduti nel 2025. In questi casi, gli eredi devono gestire la dichiarazione e potrebbero trovarsi di fronte a dati incompleti.

Cosa devono fare i contribuenti coinvolti

L’INPS sta inviando gli elenchi ai CAF che nei prossimi giorni avviseranno i cittadini interessati. La norma prevede che dal 19 maggio si può annullare il 730 una sola volta e ripresentarlo una seconda volta sino al 22 giugno come CAF. Per chi invece avesse già aperto la precompilata con la CU sbagliata e l’avesse individualmente trasmessa all’Agenzia delle Entrate, c’è la possibilità di apportare la modifica col modello Redditi entro ottobre, perdendo i benefici del 730.

I contribuenti dovranno fare riferimento esclusivamente all’ultima Certificazione Unica disponibile. Chi ha già scaricato il documento è quindi invitato a controllare che sia aggiornato. Il canale di verifica è l’area personale MyINPS.

Tre episodi in tre mesi

Non si tratta del primo errore commesso nel 2026 dall’INPS. A inizio maggio erano emerse oltre 2 milioni di Certificazioni Uniche sbagliate, mettendo a rischio la corretta applicazione di bonus e detrazioni per i percettori di NASpI, cassa integrazione e maternità. A fine marzo oltre 20mila pensionati avevano ricevuto assegni maggiorati fino a mille euro per l’applicazione indebita della nuova detrazione fiscale prevista dalla legge di Bilancio, destinata ai soli lavoratori dipendenti tra 20mila e 40mila euro di reddito. Il recupero era partito ad aprile per gli importi fino a 150 euro, con le somme superiori distribuite da maggio a dicembre in rate.

Una sequenza che restituisce l’immagine di una macchina fiscale in fase di assestamento continuo, dove ogni aggiornamento sembra portarsi dietro una nuova correzione.

Il problema strutturale che emerge non è il singolo errore informatico, ma la frequenza: tre interventi correttivi in dodici settimane, ciascuno in una fase diversa della stagione fiscale, ciascuno su una platea diversa di contribuenti. Per i professionisti del settore (CAF, patronati, commercialisti) questa sequenza si traduce in un aumento del carico operativo durante il periodo già più intenso dell’anno: documenti da verificare due volte, clienti da ricontattare, precompilate da riaprire.

Le implicazioni per le aziende e i professionisti

Per le imprese con dipendenti in cassa integrazione o con quote significative di pensionati tra i propri ex dipendenti, la raccomandazione operativa è di verificare sistematicamente che le CU utilizzate per le dichiarazioni in corso siano quelle aggiornate. La versione corretta è disponibile sull’area MyINPS: prima di procedere con qualsiasi dichiarazione che includa dati INPS, è necessario scaricare nuovamente il documento.

Sul piano della governance fiscale, il caso solleva una questione più ampia: la dipendenza dei processi di compliance dal corretto funzionamento dei sistemi di trasmissione dati degli enti previdenziali è ormai strutturale. Quando quei sistemi producono errori seriali, il costo della correzione si scarica sull’intera catena di intermediari fiscali e, alla fine, sui contribuenti.