La Cina alza i dazi al 125% contro gli USA, problemi anche per Tesla

Dazi USA - Cina - UE.
La Cina risponde ai dazi USA alzando le tariffe al 125%, mentre Trump congela per 90 giorni le misure globali, escludendo Pechino. Le ultime.

La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina ha raggiunto un nuovo ed ennesimo apice, con Pechino che ha annunciato un aumento delle tariffe sui beni americani dall’84% al 125%, in risposta alle mosse aggressive dell’amministrazione Trump. Nel frattempo, il presidente USA ha deciso di sospendere per 90 giorni i dazi reciproci su oltre 75 partner commerciali, escludendo però proprio la Cina, che ora affronta un’aliquota cumulativa del 145%. Sullo sfondo, Tesla si trova sotto pressione, mentre l’Unione Europea avvia negoziati con Pechino per mitigare l’impatto delle tensioni sul mercato delle auto elettriche. Ecco cosa sta accadendo.

Un’escalation senza precedenti

La Commissione doganale del Consiglio di Stato cinese ha comunicato che, a partire da domani, sabato 12 aprile, i dazi sui prodotti importati dagli Stati Uniti saranno portati al 125%. La decisione è una risposta diretta alle tariffe USA, che hanno raggiunto il 145% includendo un 20% legato al ruolo di Pechino nella produzione di fentanyl, come dichiarato dalla Casa Bianca giovedì. “L’imposizione di dazi abnormi da parte degli Stati Uniti alla Cina viola in modo grave le regole del commercio internazionale, le leggi economiche fondamentali e il buon senso”, ha affermato la Commissione tariffaria cinese in una nota condivisa dal ministero delle Finanze.

Pechino ha denunciato le misure USA come una minaccia al mercato globale, annunciando un nuovo ricorso all’Organizzazione mondiale del commercio (WTO). Tuttavia, l’iniziativa sembra avere un valore più simbolico che pratico, dato che gli Stati Uniti hanno bloccato il meccanismo di risoluzione delle dispute del WTO, impedendo la nomina di nuovi giudici.

Leggi anche: Dazi al 145%: la guerra commerciale USA – Cina sempre più aspra

La mossa di Trump: una pausa strategica?

Mercoledì scorso, 9 aprile, il presidente Donald Trump ha sorpreso i mercati globali annunciando una sospensione di 90 giorni dei dazi reciproci su oltre 75 partner commerciali, riducendo le tariffe al 10% per questo periodo. La decisione, come accennato all’inizio, tuttavia, non si applica alla Cina, che ha visto un ulteriore aumento delle tariffe al 125%. “Basato sul mancato rispetto che la Cina ha mostrato verso i mercati mondiali, sto aumentando le tariffe applicate alla Cina dagli Stati Uniti al 125%, con effetto immediato”, ha dichiarato Trump in un post sul suo Truth Social.

Secondo il segretario al Tesoro Scott Bessent, la mossa è parte di una strategia per spingere i partner commerciali al tavolo delle negoziazioni. “Il presidente Trump ha creato il massimo della leva negoziale per sé stesso”, ha detto Bessent, sottolineando che la pausa mira a favorire accordi bilaterali personalizzati. Tuttavia, la pressione dei mercati, che hanno registrato una volatilità record, sembra aver giocato un ruolo chiave nella decisione. Dopo l’annuncio, l’indice S&P 500 è salito di oltre il 7%, con Tesla che ha guadagnato il 22% in una singola sessione.

Pechino: una vittoria simbolica?

Il Dipartimento del Commercio cinese ha attribuito la sospensione dei dazi USA alle “pressioni” esercitate da Pechino e da altri partner internazionali. “Sotto la pressione della Cina e di altre parti, gli Stati Uniti hanno temporaneamente sospeso l’imposizione di elevate tariffe reciproche su alcuni partner commerciali”, ha dichiarato un portavoce del ministero. Tuttavia, la stessa fonte ha definito il passo “solo un piccolo e simbolico passo”.

La Cina ha ribadito il suo impegno a “salvaguardare i propri interessi legittimi”, mantenendo una posizione di sfida. La decisione di innalzare i dazi al 125% è stata giustificata come una necessità per proteggere il mercato interno, considerato incapace di assorbire i prodotti americani a prezzi così elevati sotto l’attuale regime tariffario.

Tesla sotto pressione: stop agli ordini in California

L’escalation commerciale ha avuto un impatto diretto su Tesla, l’azienda guidata da Elon Musk, che si trova in una posizione delicata. La casa automobilistica ha rimosso dai suoi siti web e social media la possibilità di effettuare nuovi ordini per i modelli Model S e Model X prodotti nello stabilimento di Fremont, in California. Restano invece disponibili i modelli Model 3 e Model Y, assemblati in Cina, segno di una strategia per mitigare l’impatto dei nuovi dazi cinesi.

Nonostante la produzione americana di Tesla la renda meno vulnerabile alle tariffe USA rispetto ad altri costruttori, l’azienda non è immune alle ritorsioni internazionali. In un mercato chiave come la Cina, dove Tesla ha venduto 657.000 veicoli nel 2024, le nuove tariffe potrebbero aumentare i costi e ridurre la competitività. Musk stesso ha riconosciuto che l’impatto delle tariffe su Tesla è “non trascurabile”.

L’Europa cerca una via d’uscita

Nel mezzo della tempesta commerciale, l’Unione Europea ha avviato negoziati con la Cina per affrontare i dazi imposti da Bruxelles sulle importazioni di auto elettriche cinesi. L’obiettivo è sostituire le tariffe con un sistema di prezzi minimi, una mossa che potrebbe ridurre le tensioni e favorire la cooperazione. Il presidente cinese Xi Jinping ha chiesto una maggiore collaborazione europea, mentre Bruxelles cerca di bilanciare gli interessi economici con la necessità di diversificare i partner commerciali in un contesto globale sempre più instabile.

Il prossimo vertice UE-Cina, previsto per il mese di luglio in Cina, celebrerà i 50 anni di relazioni bilaterali. Un portavoce del Consiglio europeo ha sottolineato l’importanza di questo incontro, in un momento in cui l’Europa guarda sempre più a nuove alleanze per ridurre la dipendenza da un alleato americano “imprevedibile”.

Immagine: ChatGPT.

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