La nuova ondata protezionistica dell’amministrazione Trump ha riacceso le tensioni commerciali globali. L’annuncio di nuovi dati su beni provenienti da Cina, Unione Europea, India, Israele e altri partner ha innescato una serie di reazioni a catena da parte dei principali attori economici mondiali. Dalla ritorsione cinese alle contromisure europee, fino agli approcci più prudenti adottati da Londra, Nuova Delhi e Tokyo: i governi tracciano linee diverse per rispondere alla sfida americana.
Cina: Pechino sceglie la linea dura
Il 2 aprile, l’amministrazione Trump ha imposto tariffe del 34% su un ampio paniere di beni cinesi. La risposta di Pechino non si è fatta attendere: dazi speculari del 34% sui prodotti statunitensi e nuove restrizioni per aziende americane coinvolte nella vendita di armi a Taiwan. Il Ministero del Commercio cinese ha bocciato l’iniziativa USA come “bullismo unilaterale”, mentre Zheng Shanjie, presidente della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma, ha avviato un confronto diretto con le imprese private per definire la strategia di reazione. Trump ha ulteriormente alzato il tiro, minacciando dazi aggiuntivi fino al 50% se la Cina non ritirerà le contromisure.

Unione Europea: contro-dazi e apertura al dialogo
L’UE ha adottato un approccio bilanciato: rispondere, ma mantenere aperto il canale diplomatico. Il pacchetto di controllo approvato dalla Commissione prevede dazi fino al 25% su beni americani per un valore di 22 miliardi di euro. Ursula von der Leyen ha sottolineato la compattezza del blocco europeo, ribadendo che l’obiettivo resta una soluzione negoziale, ma senza rinunciare alla fermezza.
Spagna: fondi straordinari a sostegno delle imprese
In prima linea tra i Paesi UE colpiti, la Spagna ha varato un decreto legge per tutelare le imprese esportatrici. Il piano da oltre 14 miliardi di euro — suddiviso tra nuovi finanziamenti (7,4 miliardi) e fondi già esistenti (6,7 miliardi) — punta a sostenere investimenti produttivi, liquidità e diversificazione commerciale. Prevista anche una garanzia statale da 5 miliardi per coprire le esposizioni verso il mercato americano.
Regno Unito: strategia di continuità
Londra ha subito dazi più moderati (10%) rispetto all’UE (20%), ma ha comunque espresso preoccupazione. Il premier Keir Starmer ha preferito evitare toni conflittuali, annunciando la prosecuzione dei negoziati per un nuovo accordo commerciale con Washington. Nessuna ritorsione per ora, solo diplomazia.
India: cautela e riflessione
Con tariffe al 27% imposte da Washington, l‘India adotta una posizione attendista. Il Ministero del Commercio indiano ha dichiarato di voler analizzare attentamente l’impatto delle misure. Le tensioni si inseriscono in un contesto di relazioni personali positive tra Trump e Modi, ma appesantite dal persistente deficit commerciale tra i due Paesi.
Giappone: condanna politica, niente dazi
Anche Tokyo prende tempo. Il primo ministro Shigeru Ishiba ha definito “deplorevoli” le tariffe USA, evidenziando però che il Giappone resta tra i maggiori investitori in America. Al momento non sono previste contromisure commerciali, ma il dialogo resta aperto.
Messico: dialogo sì, dazi forse
Il Messico — fortemente integrato nell’economia statunitense — non esclude l’imposizione di dazi, ma la presidente Claudia Sheinbaum ha chiarito che la via preferita resta il negoziato. L’obiettivo è raggiungere un accordo commerciale ad hoc per ridurre le frizioni.
Israele: diplomazia diretta con Washington
Israele è stato colpito da dazi del 17%, ma ha subito cercato un confronto diretto. Il premier Benjamin Netanyahu è stato il primo leader straniero ad incontrare Trump dopo l’introduzione delle nuove tariffe. Nell’occasione, ha dichiarato l’intenzione di ridurre il deficit commerciale con gli USA e abbattere le barriere doganali. “Israele può essere un modello di commercio libero e giusto”, ha affermato.
Conclusione
Il nuovo ciclo di protezionismo americano sta ridefinendo le dinamiche del commercio globale. Le reazioni dei singoli Paesi — tra ritorsioni, fondi emergenziali e diplomazia — riflettono approcci divergenti ma uniti da un comune denominatore: la necessità di difendere la competitività nazionale in un contesto di crescente incertezza.
Ezio Stellato

Dopo una laurea in Economia e Commercio conseguita presso l’Università Federico II di Napoli, Ezio consegue una laurea magistrale in Scienze Economiche e una laurea magistrale in Giurisprudenza. Ha conseguito un Master di I Livello in Gestione delle Imprese e Società che si aggiunge al Master in Politica, Comunicazione, Public Affairs e Lobbying e ai due master in Diritto Tributario della Scuola di Formazione IPSOA di Napoli. Inizia la carriera professionale come contabile, e presto passa al ramo della consulenza aziendale e tributaria (specialista in tax&tax litigation). Dopo due esperienze presso lo Studio Professionale Fiorentini ed Alenia, diviene Advisor Tributario, con un focus sulle PMI con fatturati tra i 10 ed i 100 milioni di euro. E’ altresì curatore fallimentare ed esperto iscritto all’albo della Crisi d’Impresa e consigliere di OdV sul territorio nazionale di aziende con fatturato da grandi contribuenti. Oggi ricopre cariche di Amministrazione in società private e ruoli strategici nella PA. È in carica come Presidente del c.d.a della Factory Tax società di consulenza con sedi sul territorio nazionale e Presidente Centro Studi Fiscalità Internazionale di Milano. È Advisor e Responsabile del dipartimento Giustizia dell’Istituto Milton Friedman. Ha al suo attivo incarichi accademici presso UniCampania e UniPegaso , professore aggiunto di diritto tributario , autore di pubblicazioni scientifiche, di stampa nazionale e partecipazione in manuali concernenti il diritto tributario, oltre che in numerosi convegni.


