La Casa Bianca ha annunciato che i dazi sulle importazioni cinesi hanno raggiunto il 145%, un livello mai visto, frutto di una politica aggressiva voluta dal presidente Donald Trump per contrastare Pechino, accusata di alimentare il traffico di fentanyl e di pratiche commerciali scorrette. Ma mentre i mercati crollano, il dollaro scivola e l’oro vola a nuovi record, quali sono le conseguenze di questa strategia?
Un balzo tariffario senza precedenti
La nuova ondata di dazi contro la Cina segna un punto di svolta nella politica commerciale americana. La Casa Bianca ha chiarito che le tariffe “reciproche” del 125% annunciate da Trump si sommano al 20% già in vigore, portando il totale al 145% su una vasta gamma di prodotti cinesi. L’obiettivo? Punire Pechino per il suo presunto ruolo nel traffico di fentanyl e riequilibrare una bilancia commerciale percepita come ingiusta. “Stiamo cercando di farci trattare equamente dal mondo”, ha dichiarato Trump durante una riunione del suo gabinetto, secondo quanto riportato dalla CNN.
Ma non è tutto. Dal 2 maggio entrerà in vigore un’aliquota del 120% sui pacchi di valore fino a 800 dollari provenienti dalla Cina, precedentemente esenti da dazi. Questo provvedimento, che sostituisce un piano iniziale del 90%, colpisce in particolare le spedizioni delle piattaforme di e-commerce come Temu e Shein. Inoltre, le tasse postali per gli articoli in arrivo saliranno: 100 dollari a pezzo tra il 2 maggio e il 1° giugno, per poi passare a 200 dollari dal 1° giugno, contro i 75 e 150 dollari previsti in origine. Una mossa che mira a disincentivare l’importazione di beni a basso costo e a proteggere i produttori americani.

Il panorama dei dazi trumpiani
I dazi alla Cina non sono un caso isolato, ma parte di una strategia più ampia. Ecco il quadro delle tariffe attualmente in vigore sotto l’amministrazione Trump:
- 145% su tutte le importazioni dalla Cina;
- 25% su auto, alluminio, acciaio e prodotti da Messico e Canada non inclusi nell’USMCA;
- 10% sulla maggior parte delle importazioni dagli altri partner commerciali.
Questa politica protezionistica, definita da Trump “una transizione” necessaria, sta però generando onde d’urto. “La transizione avrà un costo e porrà dei problemi, ma alla fine andrà bene”, ha assicurato il presidente, elogiando il suo gabinetto per il lavoro svolto. “Pensiamo di essere in ottima forma”, ha aggiunto, sottolineando come i negoziati con la Cina siano al centro di una guerra commerciale sempre più aspra.
Mercati in tilt: Wall Street crolla, l’oro vola
L’annuncio dei nuovi dazi ha scatenato il caos sui mercati finanziari. Dopo una breve ripresa, Wall Street è tornata a precipitare: il Dow Jones ha perso oltre il 4%, l’S&P 500 è crollato del 4,87% e il Nasdaq ha ceduto il 5,67% in una sola seduta. Gli investitori, spaventati dalle incertezze economiche, si sono riversati sui beni rifugio: l’oro ha toccato un nuovo record a 3.170 dollari l’oncia, mentre il dollaro è sceso ai minimi dall’ottobre 2024, con un cambio euro-dollaro a 1,1190 e un calo del 2%.
I dati sull’inflazione USA, scesa sotto le attese a marzo, hanno alimentato i timori di una recessione. Nonostante una pausa di 90 giorni sui dazi verso altri Paesi, la tregua non include la Cina, dove le misure si sono invece inasprite. “Un giorno importante ieri”, ha commentato Trump, definendo il momento “il più importante della storia per i mercati”. Ma l’alta tensione sull’azionario statunitense racconta una storia diversa.
Verso un futuro incerto
Cosa riserva il futuro? La Casa Bianca insiste che i dazi porteranno benefici a lungo termine, ma i mercati e i dati economici suggeriscono una fase di instabilità. Con il dollaro indebolito, l’inflazione in bilico e Wall Street in caduta libera, il 2025 già si prospetta come un anno cruciale per testare la tenuta della strategia trumpiana. La Cina, dal canto suo, non mostra segni di cedimento, e la guerra commerciale potrebbe evolvere in un confronto ancora più ampio, con ripercussioni globali.
Immagine: ChatGPT.


