Dazi, il Segretario al Tesoro Bessent pronto a mollare Trump?

Scott Bessent
Scott Bessent, Segretario al Tesoro USA, potrebbe dimettersi dopo il crollo dei mercati causato dai dazi di Trump. Si parla di una fuga verso la Fed: cosa sta succedendo nell’amministrazione americana?

Il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, potrebbe essere sul punto di abbandonare l’amministrazione di Donald Trump. La notizia, riportata da Stephanie Ruhle durante il programma Morning Joe di MSNBC, scuote Washington e i mercati finanziari.

Secondo Ruhle, collaboratrice di lunga data di Bessent, il Segretario starebbe cercando una “via di fuga” per approdare alla Federal Reserve, spinto dalla pressione crescente dopo il disastroso impatto dei dazi reciproci annunciati da Trump all’inizio della settimana. “Le mie fonti dicono che Scott Bessent è un po’ l’uomo strano qui e, nella cerchia ristretta di Trump, il presidente non è nemmeno vicino a Scott Bessent o lo ascolta”, ha dichiarato Ruhle, evidenziando così una frattura interna al governo.

La crisi dei dazi e il crollo dei mercati

L’annuncio dei dazi, avvenuto il 2 aprile scorso, ha scatenato un’ondata di vendite sui mercati globali, con il Dow Jones e il Nasdaq che hanno registrato le peggiori sessioni dal 2020, anno della pandemia. La politica commerciale di Trump, definita da lui stesso una “vendetta economica” contro i Paesi accusati di sfruttare gli Stati Uniti, ha messo Bessent in una posizione scomoda. Le tariffe, concepite come strumento di pressione su partner commerciali come Canada, Messico e Cina, hanno invece alimentato timori di inflazione e recessione. Il Segretario, ex hedge fund manager con una fortuna stimata in 521 milioni di dollari, avrebbe tentato di moderare l’approccio, ma senza successo. “Sta cercando una via d’uscita per provare ad arrivare alla Fed, perché negli ultimi giorni sta davvero danneggiando la sua credibilità e la sua storia sui mercati”, ha aggiunto Ruhle.

Bessent contro Trump: una divergenza insanabile

Le tensioni tra Bessent e Trump non sono una novità. Nominato a novembre 2024 come Segretario al Tesoro, Bessent si è presentato come una figura rassicurante per Wall Street, con un passato di successi finanziari e una visione più cauta rispetto alle politiche radicali del presidente. Durante la campagna elettorale, aveva difeso i dazi come “strumento negoziale”, ma le sue dichiarazioni recenti mostrano un disagio crescente. Il 2 aprile, poche ore dopo l’annuncio delle tariffe, Bessent è intervenuto alla CNN con un appello ai Paesi stranieri: “Fate un bel respiro e non reagite immediatamente: vediamo come va, perché se rispondete ci sarà un’escalation”. Un messaggio che sembra in contrasto con la linea dura di Trump, che continua a spingere per un’escalation commerciale senza compromessi.

Il peso della credibilità perduta

La credibilità di Bessent, costruita in 35 anni di carriera nei mercati finanziari, è ora a rischio. Stephanie Ruhle, ex dirigente di Wall Street, ha sottolineato come il Segretario non riesca a “digerire la matematica assurda dei dazi” di Trump, criticati da alcuni come una “comprensione da asilo nido” del commercio internazionale. La debacle dei mercati ha messo in discussione il suo ruolo di garante economico dell’amministrazione. “Scott Bessent è più impegnato che mai nel suo ruolo di Segretario al Tesoro”, ha ribattuto un alto funzionario dell’amministrazione a Ruhle, cercando di smentire le voci di dimissioni. Tuttavia, le indiscrezioni riportate da The New Republic dipingono un quadro diverso: un uomo isolato, lontano dalla cerchia ristretta di Trump, e pronto a un cambio di rotta.

La Fed come ancora di salvezza

L’ipotesi di un passaggio alla Federal Reserve non è casuale. Bessent, con la sua esperienza finanziaria e la sua rete di contatti, potrebbe vedere nella banca centrale un rifugio per ricostruire la propria reputazione. La Fed, guidata da Jerome Powell, è stata spesso nel mirino di Trump, che ne ha criticato le politiche monetarie. Un approdo di Bessent alla Fed rappresenterebbe una svolta clamorosa, ma anche una sfida: riuscirebbe a mantenere l’indipendenza dell’istituzione sotto la pressione del presidente? Per ora, si tratta di speculazioni, ma l’idea ha già acceso il dibattito tra analisti e investitori.

Le reazioni internazionali e il rischio escalation

L’appello di Bessent alle nazioni straniere ha avuto scarso effetto. La Cina ha già annunciato una tariffa reciproca del 34% su tutte le importazioni dagli Stati Uniti, mentre Canada e Messico, inizialmente esentati da alcune misure, stanno valutando contromosse. L’escalation temuta dal Segretario sembra inevitabile, con conseguenze imprevedibili per l’economia globale. I mercati, già nervosi, guardano con apprensione agli sviluppi, mentre le aziende americane temono un aumento dei costi e una riduzione della competitività.

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