Un pieno di benzina costa oggi fino a 5 euro in più rispetto a inizio luglio. Non è più solo un fastidio per chi guida. È un costo che si scarica su famiglie, trasporti e imprese. Proprio nella settimana in cui gli spostamenti estivi degli italiani raggiungono il picco.
Secondo l’Osservatorio prezzi carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, oggi – sabato 11 luglio – il prezzo medio della benzina in modalità self sulla rete stradale nazionale è di 1,877 euro al litro. Ieri era 1,858 euro. Il gasolio self è salito da 1,946 a 1,985 euro al litro. In autostrada i prezzi restano più alti. La benzina self è passata da 1,951 a 1,968 euro. Il gasolio da 2,033 a 2,064 euro.
Cosa dice il Codacons sull’andamento dei prezzi
Il Codacons segnala un trend che va oltre l’aumento giornaliero. Le sue elaborazioni si basano sui dati ministeriali. Secondo l’associazione, negli ultimi otto giorni il prezzo medio della benzina self è salito di 7,4 centesimi al litro. Il gasolio è aumentato di 10,3 centesimi. Si tratta di incrementi superiori al solo effetto delle accise. Lo sconto fiscale di 5 centesimi al litro, pari a 6,1 centesimi con l’Iva inclusa, è scaduto lo scorso 3 luglio.
In termini di spesa, secondo i calcoli del Codacons un pieno di benzina costa oggi 3,7 euro in più rispetto al 3 luglio. Un pieno di diesel è invece rincarato di 5,1 euro nello stesso periodo. Il Codacons sottolinea come questa ondata di rialzi arrivi proprio mentre si intensificano gli spostamenti legati alle vacanze estive. È il periodo in cui i consumi di carburante sono più alti. L’effetto, avverte l’associazione, rischia di aggravare la spesa complessiva delle famiglie per i rifornimenti.
L’altra faccia della medaglia: chi vende il carburante
Per gli automobilisti si tratta di un costo aggiuntivo. Per i gestori dei distributori, però, la situazione non è più semplice. Una ricostruzione territoriale sul Trevigiano mostra prezzi anche superiori ai 2,40 euro al litro per il gasolio. È il caso dei punti vendita autostradali. Nei distributori più convenienti della provincia, in modalità self, si scende invece intorno a 1,80-1,90 euro. Un divario che dipende da posizione, gestione e tipo di servizio.
Sul fronte dei margini, la testimonianza di un rappresentante di categoria del settore, raccolta dalla stampa locale, è netta. Un gestore guadagnerebbe in media circa 3,5 centesimi per ogni litro venduto. Una cifra che non cambia molto al salire del prezzo alla pompa. Buona parte del margine aggiuntivo viene infatti assorbita dalle commissioni sui pagamenti elettronici. Oggi utilizzati per circa il 70% delle transazioni.
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Cosa significa per famiglie e imprese
Per le famiglie, l’aumento si traduce in una spesa aggiuntiva a ogni rifornimento. Accade proprio nel periodo dell’anno in cui gli spostamenti su gomma sono più frequenti. Per le imprese il discorso cambia poco. In particolare per quelle che dipendono dal trasporto merci su strada. I rincari del gasolio rappresentano per loro un costo diretto. Un costo che può riflettersi sui listini logistici. E, potenzialmente, sui prezzi finali di beni e servizi. Anche i piccoli operatori della distribuzione carburanti segnalano margini sempre più compressi. Lo raccontano le testimonianze registrate sul territorio. Nella filiera, il rincaro pagato dal consumatore non coincide sempre con un vantaggio economico per chi vende il prodotto al dettaglio.
Cosa monitorare nei prossimi giorni
Il punto chiave, per famiglie e imprese, resta l’evoluzione dei prezzi nelle prossime settimane. In particolare in vista dei picchi di traffico di metà e fine agosto. Un ulteriore aumento dei prezzi internazionali del greggio potrebbe tradursi in nuovi rialzi alla pompa. Lo stesso vale per una eventuale prosecuzione delle tensioni geopolitiche. Al contrario, una distensione sui mercati energetici potrebbe favorire un allentamento della pressione sui prezzi.
Il nodo della fiscalità sui carburanti
Il tema dello sconto fiscale scaduto il 3 luglio resta centrale nel dibattito. Senza una proroga, il prezzo alla pompa riflette integralmente le oscillazioni del mercato internazionale del petrolio e del cambio euro-dollaro. Per le imprese di trasporto e logistica, questo significa una maggiore esposizione ai rincari nei mesi in cui i volumi di traffico merci restano comunque elevati. Per i consumatori, la fine dello sconto si somma agli aumenti già in corso, rendendo più difficile distinguere quanto della crescita dei prezzi dipenda dalla fiscalità e quanto dalle dinamiche di mercato.






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