Il taglio di 17 centesimi al litro sulle accise del gasolio, disposto dal Governo per contenere il caro carburanti legato alle tensioni internazionali, sta facendo emergere un problema concreto: non tutti i gestori hanno trasferito la riduzione sui prezzi esposti al pubblico.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha reso noto che il Garante per la sorveglianza dei prezzi, Mister Prezzi, su indicazione del ministro Adolfo Urso, sta inviando alla Guardia di Finanza l’elenco degli impianti che non hanno ancora adeguato i listini, corredato dalle anomalie più significative rilevate. Gli esiti degli accertamenti, insieme a un rapporto di analisi, finiranno poi sul tavolo della magistratura.
Quanti distributori non hanno tagliato i prezzi
I dati sono già piuttosto puntuali. Mister Prezzi ha passato al setaccio i tabelloni di oltre 20mila distributori italiani e, nel pomeriggio di mercoledì 29 luglio, cioè due giorni dopo il taglio da 17 centesimi al litro, il bilancio segnala 684 distributori (il 3,4% del totale) con un prezzo più alto rispetto a lunedì, mentre altri 2.484 impianti (il 12,4%) sono rimasti fermi, senza alcuna variazione. Sommando le due categorie, si arriva a poco più di 3.100 impianti, quasi il 16% della rete nazionale, che non hanno recepito la riduzione fiscale nel modo atteso. Sono proprio questi i punti vendita finiti nell’elenco trasmesso alla Guardia di Finanza per l’avvio degli accertamenti.
Sul fronte dei prezzi medi, nella giornata del 29 luglio il prezzo medio dei carburanti in modalità self service risultava pari a 1,986 euro al litro per la benzina e 2,074 euro al litro per il gasolio, un valore che conferma quanto il diesel resti sopra la soglia psicologica dei 2 euro nonostante l’intervento del Governo.
Il decreto anti-speculazione di marzo
Il potere di controllo rafforzato non nasce oggi. La segnalazione alla Guardia di Finanza viene effettuata ai sensi del regime speciale di controllo introdotto dal decreto-legge approvato a marzo dal Consiglio dei ministri, il decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33, varato per la prima emergenza carburanti legata alle tensioni internazionali. Quel provvedimento aveva già istituito un sistema di sorveglianza rafforzata lungo tutta la filiera, imponendo alle compagnie petrolifere e ai distributori di comunicare quotidianamente i prezzi praticati e vietando i rincari infragiornalieri non giustificati. È lo stesso impianto normativo, riattivato ora, a fornire a Mister Prezzi e alla Guardia di Finanza gli strumenti per individuare gli impianti “anomali”.
Cosa rischiano concretamente i distributori “furbetti”
Le conseguenze per chi non adegua i prezzi si muovono su due binari distinti, uno amministrativo e uno penale.
Sul piano amministrativo, il decreto di marzo aveva già previsto sanzioni per la mancata comunicazione dei prezzi al ministero: penalità pari allo 0,1% del fatturato giornaliero per le compagnie inadempienti, oltre alla possibile revoca di eventuali benefici legati alla trasparenza di filiera. È la stessa cornice sanzionatoria richiamata anche dalle associazioni dei consumatori, che però ne segnalano i limiti pratici.
Sul piano penale, la questione si fa più seria quando gli accertamenti della Guardia di Finanza vengono trasmessi all’autorità giudiziaria: in quel caso può configurarsi l’ipotesi di reato di manovre speculative su merci, previsto dall’articolo 501-bis del Codice penale, la norma che punisce chi, in situazioni di crisi o di scarsità di beni di prima necessità, ne provoca artificiosamente il rincaro. È esattamente su questo terreno che si muove anche il Codacons, che ha annunciato l’intenzione di presentare denunce penali per possibile truffa aggravata, una volta ottenuto dal Garante l’elenco completo degli impianti segnalati.
Le associazioni dei consumatori tra azioni legali e scetticismo
Il Codacons ha chiesto formalmente al Garante per la sorveglianza dei prezzi copia delle informazioni fornite alla Guardia di Finanza, con l’obiettivo dichiarato di individuare quanti e quali distributori e compagnie petrolifere stiano ostacolando la riduzione dei listini. Nella nota diffusa dall’associazione si legge che il mancato ribasso “produce danni economici abnormi ai cittadini, in un periodo in cui aumentano i rifornimenti di carburante legati agli spostamenti estivi degli italiani”, e che una volta ottenuta la lista verranno presentate denunce alle Procure competenti per le ipotesi di truffa aggravata e manovre speculative.
Non tutte le associazioni condividono però lo stesso ottimismo sull’efficacia dei controlli. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ha definito il comunicato del Mimit “un film già visto”, ricordando che un’iniziativa identica era stata annunciata il 21 marzo scorso, quando l’elenco dei distributori inadempienti venne trasmesso all’Antitrust, senza che ne seguissero conseguenze rilevanti, se non qualche sanzione amministrativa marginale per la mancata comunicazione dei prezzi. Dona ha inoltre segnalato che l’ultimo esposto presentato dalla sua associazione all’Antitrust è stato archiviato il 9 luglio, e ha chiesto una riforma normativa più incisiva, sostenendo che senza strumenti nuovi l’Antitrust resta di fatto con “le mani legate”.






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