La Svezia sta rivalutando la sua storica resistenza all’euro, spinta da un contesto geopolitico ed economico mutato, con l’ingresso nella NATO che ha già infranto il tabù della neutralità del Paese. La ministra delle Finanze Elisabeth Svantesson ha aperto a un riesame del tema a margine del Consiglio Ecofin del 17 febbraio 2026 a Bruxelles. 

Il contesto storico

La Svezia, membro UE dal 1995, ha respinto l’euro con un referendum nel 2003: il 56% degli elettori scelse di mantenere la corona svedese, vista come scudo contro shock esterni. Nonostante l’impegno treaty-bound a unirsi all’eurozona una volta soddisfatti i criteri di convergenza (rispettati in gran parte, salvo l’ERM II), Stoccolma ha sinora evitato l’adozione senza forzature da parte di Bruxelles. 

Lo studio: i benefici superano i rischi 

Un recente studio della Swedish Free Enterprise Foundation conclude che i benefici dell’euro – come maggiore interscambio commerciale (oltre il 60% già con l’UE), attrazione di capitali e peso politico accresciuto a Bruxelles – superano i rischi. 

Alcuni economisti tra i quali Lars Calmfors sottolineano come il contesto globale, inclusa la guerra in Ucraina, rafforzi questi argomenti rispetto alla scelta degli svedesi del 2003. 

La posizione del governo

Svantesson ha dichiarato: “Siamo in un mondo nuovo, geopoliticamente ed economicamente, e va verificato se l’euro sia positivo per la Svezia”. Promette una commissione ad hoc post-elezioni di settembre 2026 per analizzare costi e benefici, ma esclude un ingresso nei prossimi due anni, citando la necessità di convincere l’opinione pubblica con una nuova campagna e un possibile referendum. 

L’instabilità USA sotto Trump – con misure tese a “blindare” l’economia – accelera queste riflessioni verso una maggiore integrazione europea. 

La posizione degli svedesi

L’opinione pubblica si è spostata: solo il 47% è contrario all’euro oggi, contro il 58% nel 2022. 

Un passaggio richiederebbe anni di preparazione, inclusa l’adesione all’ERM II (cioè il Meccanismo Europeo di Tassi di Cambio II, un sistema che stabilizza i tassi di cambio tra l’euro e le valute nazionali dei paesi UE non ancora nell’eurozona). 

L’apertura della Svezia all’euro è indice di un allineamento strategico post ingresso nella NATO, in un’Europa che cerca coesione di fronte a turbolenze e minacce globali.

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FAQ 

Perché la Svezia sta riesaminando l’adozione dell’euro?

Il governo svedese ritiene che il nuovo contesto geopolitico, inclusa l’adesione alla NATO, e le tensioni globali richiedano maggiore integrazione con la Unione Europea. Per questo la ministra delle Finanze Elisabeth Svantesson ha annunciato un riesame della posizione del Paese.

La Svezia è obbligata ad adottare l’euro?

Tecnicamente sì: come membro della Svezia, il Paese è tenuto ad adottare l’euro una volta soddisfatti i criteri di convergenza. Tuttavia, non entrando volontariamente nell’ERM II, Stoccolma ha finora rinviato l’adozione.

Cosa dicono gli studi economici più recenti?

La Swedish Free Enterprise Foundation sostiene che i benefici dell’euro superano i rischi, citando aumento degli scambi commerciali e maggiore peso politico nell’UE. Economisti come Lars Calmfors concordano che il contesto globale rende l’euro più conveniente rispetto al passato.

È possibile un nuovo referendum sull’euro in Svezia?

Svantesson non esclude un nuovo referendum, ma solo dopo una campagna informativa e una commissione di studio prevista dopo le elezioni del 2026. L’ingresso nell’eurozona non avverrebbe comunque prima di alcuni anni.

Quanto conta il contesto internazionale nelle decisioni svedesi?

Molto: la crescente instabilità internazionale, inclusa la politica economica degli Stati Uniti sotto Donald Trump, spinge la Svezia verso una maggiore integrazione europea per rafforzare stabilità economica e sicurezza.